L'eccellenza: cos'è esattamente?

30 agosto, 2020
Aspirate alla perfezione in ogni ambito delle vostre vite? Se la risposta è sì, dovete sapere che siete destinati a frustrazione e sofferenza. La cosa migliore da fare è lavorare sull'eccellenza, sul superamento di se stessi, senza confrontarsi con gli altri.

L’eccellenza non indica la capacità di raggiungere l’apice del successo, né diventare qualcuno che non sbaglia mai. Come si dice nel campo dello sviluppo personale, se ci impegniamo a eccellere, non perderemo mai la motivazione, ma se volgiamo lo sguardo verso la conquista della perfezione, allora otterremmo solo sofferenza.

Facciamo questa piccola precisazione perché sono molte le scuole, i corsi di formazione o le aree di formazione aziendale che puntano al raggiungimento di un’eccellenza impeccabile. La nostra società supporta quasi sempre l’idea (e il bisogno) di aspirare a essere i migliori in qualunque disciplina.

Ed ecco che nel tentativo far diventare un bambino il nuovo Stephen Hawking o la nuova Marie Curie, in realtà spingiamo i più piccoli a intraprendere un duro cammino fatto di ansia, disillusione e frustrazioni. Perché chi aspira alla perfezione soffre per il minimo sbaglio, si blocca per un errore e si punisce per un fallimento.

Al contrario, chi lavora sull’eccellenza fa della motivazione il proprio trampolino di lancio e della crescita personale il proprio marchio di fabbrica. Proprio allora una persona capisce che dagli errori si può imparare e che sono un’opportunità di crescita.

Ragazza che salta durante l'alba.

Cosa si intende per eccellenza e come lavorarci su?

Negli ultimi anni sta emergendo una disciplina molto interessante: la psicologia dell’eccellenza. Quest’area della conoscenza ambisce ad approfondire i processi che consentono alle persone di raggiungere la felicità e la massima realizzazione nel proprio settore professionale.

Ci sono tanti bambini e adolescenti con grandi talenti che però abbandonano in età adulta. Musicisti, ginnasti, artisti, ballerini… Per quale motivo persone con un così grande potenziale, maestria e abilità finiscono per accantonare quello che “le rendeva uniche”?

La risposta è semplice: ci concentriamo spesso sul talento senza lavorare sull’eccellenza. Vale a dire che pensiamo che una persona sia brava in un determinato settore perché è fortunata; perché o si ha il talento o non si va da nessuna parte.

In realtà, invece, per essere davvero bravi in un settore sono necessarie molte più dimensioni, che vanno oltre il talento naturale; quelle che ci ricordano cos’è davvero l’eccellenza: un’abitudine, il senso di un impegno e della crescita; la capacità di sforzarci, di motivarci verso un obiettivo.

Raramente i bambini prodigio diventano adulti di successo o persone felici, perché tendiamo a trascurare aspetti quali l’autostima, la gestione emotiva o la tolleranza alla frustrazione. La psicologia dell’eccellenza aspira ad avvicinarci a una serie di dimensioni che possono aiutarci a sentirci realizzati e soddisfatti una volta raggiunto tutto il nostro potenziale.

Si raggiunge l’eccellenza con impegno

L’eccellenza perde di significato se non prendiamo un impegno con noi stessi nel raggiungere una meta. Questo significa sommare la perseveranza, il coraggio di uscire dalla zona di comfort e le nostre responsabilità, consapevoli che potranno presentarsi degli ostacoli. Questo significa che nessuno potrà sforzarsi al posto nostro né spianarci la strada.

Resilienza

Lo sappiamo, il termine “resilienza” va di moda. Tuttavia è anche quell’abilità che ci permette di rialzarci più volte dopo ogni errore, dopo ogni fallimento. Grazie a questa dimensione, potrete mettere da parte ogni errore  o incidente di percorso per affrontare nuove sfide.

Fare pratica, pratica e ancora pratica per raggiungere l’eccellenza

Fare, rifare e rifare ancora. Chi vuole acquisire sicurezza in una disciplina ha solo una scelta: lavorare duramente e concentrarsi sulla propria crescita. In fondo, nessuno arriva a questo mondo con l’etichetta di migliore in qualcosa. È tutta questione di pratica e di concentrazione.

Abilità di riflessione

Un fattore nutre e stimola l’eccellenza: la capacità di riflettere sulle proprie performance. Se non siamo in grado di monitorare l’evoluzione del nostro percorso non otteniamo niente, non percepiamo errori e non ci accorgiamo di dover cambiare strategia.

Le persone che ascoltano, riflettono e assumono uno sguardo critico crescono e vanno avanti.

Fiducia in se stessi per raggiungere l’eccellenza

Le persone con talento e con una predisposizione naturale verso una particolare area di interesse tendono a soffrire della cosiddetta sindrome dell’impostore. Si considerano inaffidabili e smettono di avere fiducia nelle proprie abilità. Diciamocelo chiaramente: senza fiducia in se stessi non si ha successo e non si colgono le opportunità che possono offrire la felicità.

Questa dimensione è associata all’autostima, a quel muscolo favoloso che ci aiuta a essere ottimisti, resistenti, perché abbiamo fiducia in noi stessi.

Raggiungere la eccellenza è possibile con la pianificazione.

L’importanza della trascendenza nell’eccellenza

Secondo la teoria di Martin Seligman sui punti di forza umani c’è una virtù indispensabile affinché l’essere umano possa costruire la propria felicità: la trascendenza. Ma cosa significa esattamente questo termine?

Indica la capacità di trovare un senso a quello che siamo a che facciamo, quindi a guardare oltre. Significa sapere che la nostra crescita, le nostre occasioni di miglioramento non si esauriscono mai: c’è sempre qualcosa da raggiungere, qualcosa che ci motiva a nutrire le nostre ambizioni e le nostre speranze.

Trascendere significa andare al di là dell’ordinario per raggiungere lo straordinario e poterci sentire finalmente bene con noi stessi, senza doverci confrontare con gli altri. A prescindere dallo scopo della nostra vita, dalle nostre passioni o dai nostri desideri, a quell’universo emotivo aggiungeremo l’ingrediente più importante di tutti: l’eccellenza.