L’effetto della mente sulla salute fisica

23 febbraio 2015 in Psicologia 37 Condivisi

Secondo Ippocrate di Coo, padre della medicina, il corpo aveva la capacità intrinseca di curarsi da solo e il lavoro del medico aveva lo scopo di facilitare questo processo naturale. La malattia, inoltre, era frutto di uno squilibrio, di un’alterazione in cui la mente e il carattere giocavano un ruolo importante.

Con l’avvento della modernità e del modello scientifico positivista, si aprì la strada ad un modo nuovo di vedere e di concepire il corpo umano. Cartesio impose la sua visione metafisica secondo cui corpo e mente sono realtà separate e a volte opposte tra loro. La medicina convenzionale, così come la conosciamo oggi, si è sviluppata su questa base. Con la diffusione delle scienze umane, la mente è ritornata ad avere un certo peso, ma sempre come fattore marginale, di incidenza poco rilevante per la salute.

Freud, famoso neurologo austriaco, si è occupato delle contraddizioni tra mente e corpo nei primi anni della sua formazione. I pazienti che attirarono la sua attenzione erano affetti da paralisi, cecità e altri disturbi che la medicina non riusciva a spiegare. Grazie ad un’intensa disciplina di ricerca ed il ferreo spirito sperimentale, Freud arrivò a scoprire l’inconscio, la realtà che permetteva finalmente di capire e di curare quegli strani mali.

Il corpo: un discorso

Con lo sviluppo della psicoanalisi, il corpo cessò di essere un organismo che funziona bene o male per ragioni strettamente fisiche. Le nuove ricerche permisero di arrivare alla conclusione che il corpo è anche uno spazio dove si esprime l’inconscio. Molte delle malattie che non trovavano spazio o cure all’interno della medicina tradizionale acquisirono un senso alla luce di questi nuovi concetti.

Con Jacques Lacan queste idee vennero approfondite e si definì il corpo come un libro in cui la mente scrive i suoi significati.

Questi contributi non hanno avuto seguito nell’attività medica quotidiana. Di fatto, si guarda ancora all’inconscio e ai suoi misteri con un sorrisetto di diffidenza.

La mente continua ad essere vista come una fattore di minore importanza e non viene tenuta in considerazione. I medici cercano la tranquillità e la buona disposizione d’animo dei pazienti perché chiaramente questo aiuta loro a guarire. In generale, però, si attengono più ai risultati dei test di laboratorio che ai racconti del paziente. Se una persona è depressa o ansiosa durante il trattamento, ci sono le pillole per risolvere il problema. Non si pensa ad altre alternative.

Nuovi paradigmi

Mentre la medicina e l’industria farmaceutica hanno fatto grandi passi avanti, si sono diffuse anche delle alternative che difendono una nuova prospettiva. È il caso dell’omeopatia, la etnomedicina, l’analisi bioenergetica e altri tipi di medicina alternativa che resistono, a volte nell’ombra, alle accuse e alle critiche dello scientismo radicale.

Ci sono anche orientamenti più psicoanalitici, come la biopatografia, erede dei postulati di Viktor Von Weizsaecker, medico tedesco considerato come il padre della Medicina Antropologica. Secondo questa prospettiva, la malattia va intesa come un’alterazione associata all’inconscio e non può essere curata senza prima ripercorrere in dettaglio la storia del paziente. In Argentina c’è un’importante istituzione medica fondata nel 1967 che ha condotto numerosi studi e ricerche che confermano la validità di questa prospettiva. Si tratta della Fundación Luis Chiozza, cliccate qui per visitare la pagina web.

Senza ombra di dubbio, la medicina convenzionale ha dato e continua a dare importanti contributi per curare le malattie e alleviare il dolore. Gli sviluppi in questo ambito sfidano l’immaginazione e fanno la differenza tra la vita e la morte. Tuttavia, la medicina alternativa ha anch’essa un ruolo importante, perché, quindi, viene considerata un’invitata di serie B alla festa della medicina?

Corpo e mente sono un’unità indivisibile. Ippocrate di Coo l’aveva intuito a suo tempo e dopo un lungo percorso storico, si è giunti a formulare pensieri simili. Forse non è una cattiva idea ascoltare quello che ci dice il corpo quando ci ammaliamo oppure leggere tra le righe di ogni malessere. Se invece di chiederci dov’è la pillola, ci chiedessimo il “motivo” della malattia, forse potremmo capire anche lo “scopo” per cui il nostro corpo ha deciso di ammalarsi.

Foto per gentile concessione di Dani Sardá i Lizaran – Flickr.

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