L’invenzione di Morel: preziosa riflessione sull’immortalità

· 27 marzo 2018

La paura della morte è tra i timori più antichi dell’essere umano; i desideri della vita eterna e dell’amore sono da sempre tra i più desiderati dall’umanità. L’invenzione di Morel, dello scrittore argentino Adolfo Bioy Casares, combina queste paure e questi desideri, li interroga, riflette su di essi e propone nuovi modi per affrontarli.

L’invenzione di Morel, inoltre, ha ispirato film, opere teatrali e serie. Ne sono un esempio il film del 1961 L’anno scorso a Marienbad, la serie Lost o il film argentino del 1986 Hombre mirando al sudeste (Uomo che guarda a Sud-Est). Il romanzo, pubblicato nel 1940, aprì la strada al genere della fantascienza in America latina.

Bioy Casares ottenne grande riconoscimento nel suo paese natale, l’Argentina. Amico di Borges e legato alle sorelle Ocampo, essendo sposato con una di loro, si circondò degli scrittori più straordinari dell’epoca in un periodo in cui Buenos Aires era teatro di numerosi movimenti letterari. L’amicizia con Borges era tale che scrisse il prologo de L’invenzione di Morel.

La finzione e la vita quotidiana ne L’invenzione di Morel

Potremmo dire che Bioy Casares era un precursore, perché sapeva mescolare elementi quotidiani con la fantascienza. Nei suoi romanzi apprezziamo personaggi molto realistici in un ambiente non così realistico.

Ne L’invenzione di Morel abbiamo un personaggio principale, il fuggiasco, che vive su un’isola remota in fuga dalla legge. Non conosciamo il suo nome o quello che ha fatto per essere costretto a scappare dalla legge, ma lo identifichiamo come un personaggio quotidiano, le cui emozioni sono molto reali.

L’isola in cui vive è abbandonata ormai da anni, gli edifici sono vecchi e in rovina. Presto si rende conto che vi accadono cose strane, entrano in scena alcuni intrusi che ripetono le loro azioni e per i quali lui sembra essere invisibile.

Copertina de L'invenzione di Morel

Tra gli intrusi c’è Faustine, una giovane donna di cui il fuggitivo si innamora, in numerose occasioni prova a parlarle, ma lei sembra non vederlo, è come se non esistesse. Dall’altro lato abbiamo Morel, uno scienziato che sembra anche lui innamorato della giovane Faustine e che il fuggiasco detesta.

Presto ci renderemo conto che questi intrusi non sono altro che immagini di un passato che allude a persone che una volta erano sull’isola. Morel ha ideato una macchina in grado di registrare tutti questi movimenti e tutte queste persone, è stato in grado di salvare la loro essenza, i loro desideri, i loro pensieri… Tutto il loro essere. In questo modo avrebbero vissuto eternamente in un ricordo felice che non avrebbero ricordato, qualcosa come l’eterno ritorno di Nietzsche, ma rivivendo una settimana della loro vita per l’eternità.

“Non sono più morto, sono innamorato”

-Fuggitivo, L’invenzione di Morel

La paura della morte e l’immortalità nella finzione

La morte è parte di noi da quando nasciamo, ogni giorno, ogni minuto e ogni secondo della nostra vita ci avvicina un po’ di più a essa. Il problema arriva quando ciò si trasforma in paura e si hanno delle difficoltà ad accettarla. Per superare questa paura, alcune religioni e correnti filosofiche ci propongono l’idea di “l’altra vita”: una promessa di una vita migliore dopo la morte.

La convinzione che l’uomo sia l’unione del corpo e dell’anima dice che, per liberare l’anima immortale, dobbiamo agire occupandoci di determinate questioni ed essere persone per bene. In questo modo la nostra parte immortale, dopo che saremo morti sul piano fisico, sarà in grado di vivere in pace per l’eternità.

Altre religioni, come il buddismo, propongono un’immortalità basata sulla reincarnazione. Ciò che dimostrano queste storie collegate con la fede è che, fin dall’antichità, l’umanità ha cercato dei modi per superare la morte, per spiegare perché moriamo e, in questo modo, per provare ad accettarla nella speranza di una vita spirituale dissociata dalle vicende fisiche.

“La paura lo rende superstizioso”

-Adolfo Bioy Casares-

Quando abbiamo l’opportunità di fare un ritratto dell’immortalità nel mondo della finzione, immaginiamo esseri immortali come gli elfi del Signore degli Anelli o esseri mitologici, cioè divinità. In questo modo vediamo che il prezzo da pagare per l’immortalità o per cercare di emularla è sempre alto. Ne L’invenzione di Morel, lo scienziato Morel ha creato una macchina in grado di darci l’immortalità dell’anima, ma ciò avrà un costo molto alto per il nostro corpo mortale.

Attraverso il cinema e le nuove tecnologie dell’epoca, Bioy Casares solleva molte riflessioni e anticipa persino quello che oggi conosciamo come realtà virtuale. Ci presenta altre vie verso l’immortalità. L’immortalità nell’opera L’invenzione di Morel è ricercata dal protagonista sin dall’inizio, ma in modo indiretto e inconscio.

“L’eternità è una delle rare virtù della letteratura”

-Adolfo Bioy Casares-

La letteratura è, in un certo senso, immortale, riviviamo un autore ogni volta che leggiamo le sue opere, la letteratura rimarrà per i posteri e, in questo modo, sarà immortale. È un’altra forma di immortalità. Il protagonista narra i fatti in una sorta di diario con la speranza che qualcuno lo troverà in futuro, per registrarlo per iscritto; possiamo dire che è in cerca di tale immortalità.

Bioy Caseras, autore de L'invenzione di Morel

Amore e immortalità ne L’invenzione di Morel

Quando gli intrusi non riescono a vedere il fuggiasco, quando ignorano la sua esistenza, egli si rifiuta di credere che non l’abbiano visto, preferisce pensare che sia un piano per catturarlo e consegnarlo. In altre parole, si rifiuta di non esistere.

Gli intrusi non possono vederlo perché sono immagini, ricordi, ma il fuggiasco non può accettare quell’invisibilità, e in realtà nessun essere umano accetterebbe una cosa del genere. Non esistere, essere invisibili a tutti, è una specie di morte per l’individuo, una cosa inaccettabile perché è una morte nella vita.

Il romanzo esplora anche l’amore, la sua idealizzazione e come mantiene vivo il fuggiasco: è la sua unica via di fuga, il suo unico desiderio. Di fatto l’amore è tanto naturale e umano come la morte, come la paura della solitudine espressa dal protagonista.

Nonostante le conseguenze che deriverebbero dall’essere scoperto, il fuggiasco immagina piani malefici nei suoi confronti, pensa che stiano cospirando per tradirlo e, alla fine, questa idea non gli dispiace nemmeno troppo. Questo perché teme la solitudine e questi pensieri sono una caratteristica tipicamente umana. Allo stesso modo, anche la gelosia è presente in lui. Si accorge dell’illogicità dei suoi pensieri, ma trova difficoltà a contenerli, come chiunque che sia esposto a una situazione simile.

In questo caso l’amore è legato alle idee platoniche dello stesso e anche al tema letterario religio amoris, in cui l’amata viene mostrata come irraggiungibile, superiore e divina. Inoltre, l’amore nel romanzo conduce all’immortalità; sarà il fattore scatenante di tutto, risveglierà in Morel il desiderio di diventare immortale assieme a Faustine e farà emergere lo stesso desiderio anche nel fuggiasco.

Bioy Casares, grazie alla sua passione per il cinema e alla sua grande abilità di narratore, ci regala un’opera quasi visiva, degna di una sceneggiatura cinematografica, ci presenta personaggio che perde la ragione in diverse occasioni, che scrive per lasciare traccia di tutto quello che vive sull’isola, ma è un personaggio molto umano e, sicuramente, chiunque agirebbe in modo simile in una situazione del genere. È un’opera che vale senz’altro la pena di leggere, che invita alla riflessione.

“La morte è una vita vissuta. La vita è una morte che viene ”

-Jorge Luis Borges-