Marcel Proust: lo scrittore della nostalgia

Marcel Proust si isolò dal mondo a 37 anni. Asmatico e debilitato, cercò rifugio nella sua stanza per scrivere ed evocare ogni momento vivido del suo passato che riportò nella sua opera "Alla ricerca del tempo perduto".
Marcel Proust: lo scrittore della nostalgia

Ultimo aggiornamento: 08 dicembre, 2020

Marcel Proust fu lo scrittore della nostalgia. Per gli amanti della letteratura, Alla ricerca del tempo perduto è un’opera d’arte perfetta. Nessuno ha mai raggiunto la sua delicata maestria nel rivolgere lo sguardo al passato e riportarlo nel presente. Pochi autori riuscirono a camuffare da romanzo un’autobiografia come fece lui, diventando, insieme a Joyce o Kafka, precursore del romanzo contemporaneo.

L’opera di Proust è un viaggio tra il movimento modernista e quello avanguardista, e presenta anche tratti del pensiero esistenzialista. Ci permette non solo di apprezzare le sue capacità come scrittore, ma anche di scoprire la sua profondità psicologica. Ci parla delle disgrazie del passato, della frustrazione e della brevità dell’illusione.

Lo scrittore analizza il tessuto che ricopre la sua vita, dipanando come nessuno prima il ritratto di una società e una cronaca singolare che distribuisce in sette libri. Tutti ricordiamo, ad esempio, il momento in cui Proust inzuppa una madeleine nel tè di tiglio e subito ritorna alla sua infanzia. Il ricordo era, dopo tutto, l’unico modo di rimanere connesso alla vita.

Marcel Proust era un uomo dalla salute cagionevole che si isolò dal mondo a 37 anni. Si ritirò a tessere la sua crisalide in una camera rivestita di sughero e inumidita con essenze profumate per calmare l’asma. Coperto da cappotti e sciarpe, scrisse pagina dopo pagina l’opera giunta fino ai giorni nostri.

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi.

-M. Proust-

Proust da bambino.

Marcel Proust: lo scrittore del soggettivismo e dei ricordi

Marcel Proust nacque ad Auteuil (Parigi) nel 1871. Era figlio di Adrien Proust e Jeanne Weil, una famiglia ricca e facoltosa. Il  loro patrimonio proveniva dal lavoro del padre, un eminente e riconosciuto epidemiologo. Questo, però, non impedì a Marcel di vivere un vita limitata dall’asma a partire dai nove anni.

Crebbe sotto l’attenzione e l’affetto costante della madre. Studiò presso il liceo Condorcet, dove si fece notare nell’ambito delle lettere e della filosofia. A 17 anni era conosciuto come un giovane snob che frequentava i saloni parigini. Lì, si muoveva con grande abilità tra l’alta borghesia, gli scrittori, i pittori e anche tra le dame grazie alla sua abilità oratoria e al suo ingegno.

A differenza dei fratelli, decise di non seguire la tradizione di famiglia studiando medicina. Per un po’, lavorò nella Biblioteca Mazarin di Parigi, poi si dedicò alla scrittura. Questo compito era facilitato dalla sua effervescente vita sociale. Raccontava l’alta società e l’aristocrazia e frequentava quasi ogni festa, nascondendo una doppia vita e frequentando spesso anche bordelli maschili.

La morte della madre e il ritiro dalla società

Nel 1906 la madre di Proust morì. L’evento lo segnò profondamente, dato l’attaccamento e la costante dipendenza che si era creata. Dopo questo fatto, si recò a Versailles, dove conobbe Robert de Montesquiou, poeta omosessuale che lo introdusse negli eleganti saloni dell’epoca; conobbe così figure come la contessa Greffuhle o la principessa di Wagram che segnarono le sue opere successive.

Nel 1913, presentò la sua opera Dalla parte di Swann (il primo volume dell’opera Alla ricerca del tempo perduto), ma nessun editore si mostrò interessato. Fu costretto a pubblicarlo da solo. In seguito, arriverà la seconda parte, All’ombra delle fanciulle in fiore (1918), con cui vincerà il premio Goncourt.

In quel periodo, Marcel Proust usava uno stile molto particolare, che chiamava memoria automatica. Riportava il passato alla presenza fisica, con tutte le emozioni, le sfumature, le sensazioni e le sensibilità a esso connesse. Ciò dava forma a una scrittura molto dettagliata e quasi labirintica.

Marcel Proust malato.

All’età di 37 anni, però, Marcel Proust decise di abbandonare la vita pubblica. Si chiuse in una camera rivestita di sughero e inumidita con essenze profumate per poter convivere con l’asma. Si coprì con cappotti e sciarpe per trasferire sulla carta tutte le esperienze vissute fino ad allora.

Nel 1922, venne pubblicata Sodoma e Gomorra, la sua ultima opera. Il 10 ottobre uscì per strada e morì una settimana dopo aver ricevuto la diagnosi di polmonite.

L’opera maestra di Marcel Proust: Alla ricerca del tempo perduto

Marcel Proust scrisse Alla ricerca del tempo perduto tra il 1908 e il 1922. Sette volumi in cui l’autore evoca i suoi ricordi dell’universo di vizi e fantasie che costituiva gran parte della sua vita parigina. Inizialmente l’opera e la sua pubblicazione furono rifiutate da André Gide, consigliere di Gallimard.

Nonostante le avversità, Marcel Proust non si arrese. Asmatico e gravemente malato, lottò contro il tempo per tirare fuori dalla sua mente ogni dettaglio, ogni immagine ed esperienza vissuta per scrivere un romanzo che, di fatto, era un’autobiografia. L’argomento, quindi, non poteva essere più semplice e più complicato al tempo stesso: è la storia di un bambino, e poi di un adulto, e della sua scoperta della vita e del mondo.

È il ritratto di un’epoca e di un narratore un po’ viziato che adora partecipare ai saloni della classe alta di Parigi. Le descrizioni e la scrittura audace e dettagliata non lasciano indifferente nessuno. All’improvviso, un rumore, un sapore o un profumo riporta quell’Io del passato per trasportarci a un momento in particolare. La sua penetrazione nella psicologia dell’essere umano è meravigliosa e ricercata.

La vita può essere un’opera d’arte

Con la sua opera Alla ricerca del tempo perduto, Marcel Proust ci insegna che la vita è un’opera d’arte. Lui stesso si ritrova immerso in questo processo di scrittura lottando contro la morte, cercando di rubarle giorni, di allontanare di qualche mese un finale annunciato per poter trasportare in parole tutti i suoi ricordi.

Quest’alchimia, che diede forma a una collezione di sette volumi, creò una magica combinazione di infinite riflessioni sull’amore, la sofferenza, la gelosia, la filosofia di Bergson, l’impressionismo, la musica di Debussy… Un’opera colma di sensibilità e nostalgia che trasporta il lettore nella vita che fece lo stesso Proust. Con le sue oscurità e contraddizioni, ma sempre bellissima e affascinante. Poche opere hanno segnato così tanto la storia della letteratura.

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  • Painter, D. George (1992) Marcel Proust: biografía. Lumen