Mercedes Sosa, una voce prodigiosa

29 marzo, 2020
Mercedes Sosa è stata una donna dalla voce prodigiosa che iniziò la sua carriera a 15 anni e che non smise mai di collezionare importanti successi. Fu anche una persona molto impegnata nella causa dei diritti umani e della giustizia, che non tradì mai le sue convinzioni.

Mercedes Sosa in due concerti riuscì a stento a trattenere l’emozione. Il primo ebbe luogo a Barcellona, nel 1972, in occasione della sua prima esibizione in Spagna. Il Paese si trovava sotto la dittatura di Francisco Franco e fu vietata qualunque forma di promozione dello spettacolo. Nonostante ciò, la gente si presentò in massa per cantare in coro le sue canzoni e “La Negra” concluse l’esibizione in un vortice di commozione.

Il secondo di questi indimenticabili concerti si svolse a febbraio, a dieci anni di distanza, quando tornò in patria dopo un amaro esilio. Gli argentini cantavano in coro le sue canzoni e Mercedes confessò di essersi auto-costretta a non guardare il pubblico per evitare di scoppiare in lacrime.

Si narra che dopo quel concerto l’ammiraglio Carlos Alberto Lacoste domandò: “Chi ha autorizzato Mercedes Sosa a entrare nel mio Paese?”

La cosa peggiore che può succedere a una persona è non credere in nulla. Chi non crede in niente diventa straniero della vita.

-Mercedes Sosa-

Ecco chi era Mercedes Sosa, “la Voce dell’America Latina”, una donna dalle umili origini che non scese mai a compromessi con i poteri forti e che dovette pagare personalmente il suo principio di coerenza. Inoltre, e soprattutto, fu una voce prodigiosa, che riuscì a fare del canto un mezzo per raccontare la realtà latinoamericana ovunque nel mondo.

Foto di Mercedes Sosa

Mercedes Sosa, una bambina umile

Il suo nome d’origine era Haydée Mercedes Sosa, anche se i genitori erano d’accordo nel chiamarla Marta Mercedes. Fu il padre a registrarla all’anagrafe e a decidere di cambiare i piani all’ultimo minuto. Eppure, per tutta la vita la sua famiglia la chiamò “la Marta”. Nacque il 9 luglio del 1935 a San Miguel de Tucumán, in Argentina.

C’è un dato curioso per quanto riguarda la data della sua nascita e quella della sua morte. Mercedes nacque lo stesso giorno in cui si celebra l’Indipendenza dell’Argentina, firmata esattamente nella sua città natia, Tucumán. Circa 74 anni dopo, la Negra morì il 4 ottobre, stessa data di nascita di Violeta Parra, donna a cui Mercedes diede fama mondiale.

Sosa era figlia di un umile operaio dalla mente raffinata e di una donna che si guadagnava da vivere facendo il bucato alle famiglie benestanti. I suoi genitori erano peronisti convinti e il 17 ottobre 1950 si diressero a Buenos Aires per festeggiare la Giornata della lealtà peronista. Quello stesso giorno la maestra di canto di Mercedes non si presentò a scuola e lei venne incaricata di cantare l’Inno Nazionale d’Argentina. Ecco che quella divenne la sua prima esibizione in pubblico.

L’inizio di una carriera di successo

Alcune compagne di scuola la convinsero a presentarsi a un’emittente locale che in quel momento stava promuovendo un concorso di canto. Mercedes si fece convincere e, concluso il suo provino di ammissione, il capo dell’emittente annunciò che il concorso si era concluso, perché c’era una vincitrice.

Da quel momento Mercedes iniziò a cantare regolarmente in radio. Nel 1957 sposò Oscar Matus, un musicista folk, e i due si trasferirono a Mendoza, una provincia argentina a cui la donna si legò profondamente.

Tempo dopo sarebbe nato suo figlio, Fabian Matus. Insieme al marito e al poeta Armando Tejada Gómez, fondò il movimento del Nuevo Cancionero latinoamericano.

Il matrimonio durò solo otto anni, perché il marito la abbandonò per andarsene con un’altra donna. Mercedes si trasferì a Buenos Aires e quello stesso anno accade un evento quasi magico. Durante il Festival Folk di Cosquín -il più importante in Argentina per questo genere- il musicista Jorge Cafrune la invitò a cantare sul palco. Il pubblico ne rimase subito affascinato.

Esibizione musicale di Mercedes Sosa

La Voce dell’America Latina

A partire da quel momento il successo di Mercedes Sosa fu inarrestabile. All’inizio conquistò il suo Paese, poi l’intera America Latina e quindi il mondo intero.

Incontrò un nuovo compagno, “Poncho” Mazzitelli, un rappresentante di talenti musicali che non la lasciò mai. Fu un periodo felice per lei, e non esitò a descrivere il suo secondo marito come “il grande amore” della sua vita.

A seguito del colpo di stato in Argentina, per lei arrivarono momenti difficili. Prima i suoi brani vennero vietati e lei fu inserita nella lista nera del regime dittatoriale.

Nel 1978, durante un concerto a La Plata, una delle sue esibizioni venne interrotta dai militari, che la picchiarono in pubblico e arrestarono lei e tutti i presenti. Quell’evento la spinse all’esilio, prima a Parigi e poi a Madrid.

L’esilio fu per lei un’esperienza amara, soprattutto perché coincise con la morte del suo compagno. Ammise poi che ci vollero nove anni per farle accettare quella perdita. Nonostante tutto, l’amore, e persino la venerazione del pubblico e il canto, riuscirono a restituirle la gioia di vivere.

Arrivarono nuovi concerti, nuovi esperimenti musicali, incluso il rock. E poi giunse la morte, avvenuta il 4 ottobre del 2009 in un ospedale di Buenos Aires all’età di 74 anni, con una carriera più che consolidata e una voce assolutamente intramontabile.

Braceli, R. E. (2003). Mercedes Sosa: la negra. Sudamericana.