Mi conosci benissimo, ma capirai chi sono solo alla fine

· 17 settembre 2017

Mi conosci benissimo. Sono qui per te, ho solo una possibilità per riaverti indietro e solo alla fine ti rivelerò la mia vera identità. Rispondimi sinceramente: da quanto tempo non guardi le stelle? Il led del tuo telefono è meglio dei puntini da cui scivola la luce del cielo?

Vorrei solo arrivare a te in qualche modo, a te che hai già una certa esperienza nella vita e che te la cavi tra le complessità di questa società piena di spaventapasseri con lo smartphone. A te, che stai perdendo la capacità di sorprenderti, scrivo perché in fondo mi conosci.

Voglio che mi dedichi attenzione

Ora che ti credi in possesso di un’unica verità, la tua, e che la falsa stabilità ti tappa gli occhi con una pubblicità di occhiali polarizzati, ora puoi ascoltarmi. Ma… Perché mai dovresti ascoltarmi? Tu, che hai già viaggiato per mezzo mondo e ti difendi con quell’inglese, mai buono come vorresti.

Però hai letto Il gioco del mondo, Una banda di idioti e anche Cent’anni di solitudine, e visto i cento migliori film cult che hai trovato in una lista confezionata da un tipo che diceva di aver visto più film di te e di avere criteri così validi da potersi considerare universali. Come posso permettermi di dirti qualcosa, a te che sei innamorato e hai fatto un master in salti nel vuoto?


Sei rimasto senza fiato tante volte… I tuoi piedi hanno camminato veloci sulla sabbia ardente di un’infinità di spiagge, a te che conservi le scarpe rotte con cui hai ballato tanto nei migliori festival del tuo paese. Quelle che sono passate da bianche a nere nell’ultimo concerto del Primo Maggio. A te che custodisci già un bel po’ di cicatrici che mostri con orgoglio davanti agli amici, quelle che mettono in mostra i tuoi difetti confessabili o serviranno come prova del tuo coraggio davanti al giudizio della gente.

Nonostante tutto, mi permetto di scriverti, mi permetto di dirti le cose in faccia perché mi conosci bene, perché io sono te. Sì, nel punto in cui fa male a te, fa male anche a me, quelle cicatrici sono anche mie. In questo senso, io sono la persona che sei stato, il bambino che arde al tuo interno e che è intrappolato dentro un ammasso di ossa e carne, paure e illusioni. Rattrappito per le regole inventate da un antenato ubriaco di potere.

Voglio che torni a entusiasmarti

Voglio, ti propongo, che guardi il cielo stellato. Voglio, mi piacerebbe, che le cose siano solo cose e che le persone abbiano l’importanza che meritano. Ho bisogno che torni a entusiasmarti per i piccoli dettagli, che salti nelle pozzanghere e che sia capace di correre dietro ai piccioni come quel ragazzino del parco. Che non ti ripari dalla pioggia e riesca a infradiciarti senza paura.


Vivi oggi, perché domani potrebbe essere tardi, dedicati del tempo. Condividilo con le persone che se lo meritano, quelle che ti confortano, che non ti contaminano. Perché la vita è questo, la vita è condividere. Fallo solo o in compagnia, ma sii fedele ai tuoi sentimenti, non deludere te stesso. Sii coerente.

Ti saluto dicendoti che ti voglio bene, e chi più di me? Per questo ti sprono, dall’affetto che ci unisce, ti propongo di iniziare da qualcosa di semplice. Può essere una guerra di gavettoni, sfidare la gravità pattinando sul ghiaccio o un momento passato a preoccuparti solo ed esclusivamente di calciare una palla… E dà a quel bambino un’altra possibilità.

Pensa che il mondo è pieno di persone che ti hanno deluso, ma ce ne sono altre che non lo faranno mai… E le prime non saranno mai un buon esempio delle seconde.

Ti dedico questa canzone sull’amor proprio. Una canzone di Daniele Groff che ti raccomando. Sono sicuro che ti farà sorridere.