Michelangelo Buonarroti: genio in anticipo sui tempi

18 agosto, 2020
Michelangelo Buonarroti non è noto solo per il suo grande talento artistico, ma anche per il suo forte carattere, di cui le sue opere sono il riflesso.
 

Michelangelo Buonarroti è stato uno dei più grandi geni del Rinascimento. Possedeva quattro delle principali virtù dell’artista del suo tempo: architetto, pittore, scultore e poeta. Ma se vi era qualcosa in cui eccelleva, era la capacità di esprimere al massimo il suo talento. L’arte non aveva mai visto un tale realismo estetico.

Buona parte dell’intensità emotiva tipica di ogni suo dipinto e scultura proveniva probabilmente dal suo forte carattere. Non era un uomo affatto facile; la sua personalità, dura come la pietra che scolpiva, oscillava sovente tra la rabbia, l’orgoglio e il desiderio di solitudine. Era un uomo ricco, ma non volle mai godere dei propri beni.

Da sempre ammirato dai suoi contemporanei, l’élite ecclesiastica lo adorava, i Papi reclamavano la sua arte e le sue mani per dar vita alle loro basiliche, luce alle pareti e corpo alle figure bibliche più importanti. La Pietà o il David sono due esempi illustri ed eccezionali del suo carisma e genio, paragonabile solo a quello di Leonardo Da Vinci.

Michelangelo Buonarroti è stato una figura di spicco del Rinascimento, a sua volta segnato da un’epoca in crisi. Intorno a sé echeggiavano i primi suoni dei tumulti religiosi, l’ombra della Controriforma e l’arrivo di un altro stile artistico: il manierismo.

«La vera opera d’arte non è che un’ombra della perfezione divina.»

-Michelangelo Buonarroti-

Michelangelo Buonarroti, biografia di un genio del Rinascimento

Nacque nel 1475 a Caprese, in Toscana. La sua famiglia ricopriva posizioni di rilievo nella Firenze dell’epoca. Già da bambino mostrava spiccate abilità per le discipline artistiche. Il padre Ludovico di Leonardo, tuttavia, non riteneva che fosse la giusta strada per il secondo dei suoi cinque figli.

 
Incisione di Michelangelo Buonarroti.

Michelangelo avrebbe dovuto prendersi cura del patrimonio familiare. Sarebbe quindi stato instradato verso altre aree della conoscenza. Per tale ragione, il padre decise di mandarlo a Firenze a studiare grammatica con l’umanista Francesco da Urbino. Ma il giovane Buonarroti aveva già un carattere determinato. Sapeva molto bene quale sarebbe stata la sua strada, racchiusa nelle sue mani desiderose di creare.

Approfittò del soggiorno fiorentino per entrare in contatto con l’ambiente artistico della città. In breve tempo divenne apprendista in una bottega appartenente ai Medici. In seguito, stupirà lo stesso Lorenzo il Magnifico (considerato dagli storici come il padre del Rinascimento) con le sue prime opere d’arte.

La maestria di Michelangelo Buonarroti stava germogliando. E questo primo passo gli consentì, tra l’altro, di farsi carico della famiglia dopo il fallimento del padre.

Le opere titaniche di uno scultore dal forte carattere

Nell’Accademia medicea, Michelangelo Buonarroti entrò in contatto con le teorie di Platone che gli serviranno da modello per dare forma alle sue opere letterarie e plastiche. Con la morte di Lorenzo de Medici nel 1492 la sua vita subì un forte cambiamento. Abbandonò temporaneamente la corte e iniziò a realizzare diversi lavori tra Bologna e Roma, dove lasciò impressa la sua impronta artistica.

 

Scolpì un crocifisso in legno policromo per il priore della chiesa fiorentina del Santo Spirito. Nel 1493 acquistò un enorme blocco di marmo e scolpì una gigantesca statua di Ercole; la più grande mai vista sino ad allora. A 21 anni si trasferì a Roma per realizzare un’opera commissionata dal cardinale Raffaele Riario; un’altra statua titanica, questa volta del dio Bacco.

Nel 1505 lo stesso papa Giulio II commissionò a Michelangelo Buonarroti un’opera dalle dimensioni epiche. Si trattava di un monumento funebre, un’opera che doveva contenere 40 figure. A un certo punto, però, il pontefice spostò la sua attenzione sull’intervento del Bramante impegnato nel progetto della Basilica di San Pietro. Michelangelo, disgustato dal gesto, abbandona Roma lasciando il suo lavoro a metà.

Rischiò persino la scomunica poiché si rifiutò di tornare. Alla fine, tuttavia, cedette e fu così che iniziò la fama legata al suo carattere orgoglioso. Ebbe inizio il suo rapporto tanto complesso quanto fecondo con il papa Giulio II. Da quell’incontro nacquero importanti opere come il Mosè e la Cappella Sistina. Per la realizzazione di quest’ultima, Michelangelo chiese al pontefice la piena libertà di espressione. E così fu.

Gli amori di Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti era estremamente affascinato dal corpo umano. Le sue opere titaniche conservano la bellezza e il vigore ispirati dai numerosi giovani che frequentavano quotidianamente la sua bottega. Nomi come Cecchino dei Bracci o Tommaso Cavalieri, suoi allievi, facevano parte della vita affettiva dell’artista.

 
Schizzo del corpo umano.

Anche il suo legame con una nobildonna è ben documentato: Vittoria Colonna. Li univa la passione per la poesia, la religione e l’opera di Dante. L’aristocratica vedova, di fatto, era per Michelangelo la perfetta Beatrice della Divina Commedia.

Fu fonte di ispirazione per Buonarroti nella vita e nella morte, giacché morì precocemente immergendo l’artista in uno stato di profonda tristezza.

Gli ultimi anni, La Pietà Rondanini

Michelangelo Buonarroti inizia la Pietà Rondanini nel 1556, a ottant’anni. Non riuscirà tuttavia a portarla a termine. Non godeva di buone condizioni di salute, si sentiva solo, assediato dai funzionari e turbato dai cambiamenti che stavano avvenendo in campo artistico. Il Concilio di Trento aveva vietato la rappresentazione del nudo nell’arte religiosa, un affronto per il maestro Buonarroti.

Papa Pio IV aveva commissionato a Daniele da Volterra di occultare le nudità di gran parte delle opere realizzate dal grande maestro. Michelangelo era esausto, frustrato e tremendamente affranto per quanto stava accadendo. La Pietà Rondanini è un fulgido esempio dello stato d’animo del geniale scultore, grande maestro del Rinascimento.

 
Pietà Rondanini di Michelangelo.

L’opera si compone di due figure spettrali, quasi prive di tratti somatici; volti allungati che simboleggiano un grido silenzioso avvolto nel dolore. È l’ultimo addio, quasi una premonizione, di un artista capace di donare la vita al marmo, di far fremere le sue sculture con lo scalpello, di dare splendore alla Chiesa con le sue opere titaniche… Le stesse che hanno subito la profanazione della censura.

Michelangelo morì nel 1564 e venne sepolto a Firenze circondato dai suoi amici. Il suo nome fa parte di quello splendido Rinascimento che iniziava già il suo declino per dirigersi verso il manierismo. È stato l’artista della passione e dell’emozione estrema. La sua eredità ha avuto la stessa forza della sua opera in vita, e ancora oggi ci lascia senza respiro.

 
  • Condivi, A. (2007). Vida de Miguel Ángel Buonarroti (Vol. 23). Ediciones AKAL.
  • De Feo, Francesco (1978). Miguel Ángel: Nota biográfica. Barcelona: Teide.
  • Tolnay, Charles de (1978) Personalidad histórica y artística de Miguel Ángel. Barcelona: Teide