Miti sul cervello che ci confondono da anni

21 gennaio 2018 in Psicologia 59 Condivisi
Miti sul cervello

Quando un pensiero si stabilisce nell’ideologia collettiva, è difficile eliminarlo dal cervello se formiamo parte di detta ideologia. Ebbene sì, proprio quest’organo è ricoperto da miti. False voci e miti sul cervello vengono condivisi costantemente sui social network o in serate tra amici, dove vogliamo dimostrare la nostra… saggezza?

La filosofa Elena Pasquinelli ha dedicato un intero libro sui neuromiti, o miti sul cervello. Nonostante la diffusione della scienza (oggi abbiamo a disposizione l’informazione scritta per il grande pubblico quasi su tutti i temi), la Pasquanelli crede che l’incontro di essa con la società continui a essere sbagliato: pieno di sospetti e diffidenza a volte, e di completa convinzione di ciò che si dice in altre. In qualsiasi caso,  il cervello sembra essere sempre il protagonista dei giochi*.

Senza perderci in ulteriori preamboli, vediamo cinque miti sul cervello.

5 miti sul cervello

Usiamo solo il 10% del cervello

È vero che a volte gli esseri umani si comportano come se non ne azzeccassero una, ma quest’affermazione è uno dei miti sul cervello più diffusi, longevi e misteriosi. Prima di tutto per la sua origine.

Le attuali tecniche di neuroimaging ci mostrano che utilizziamo tutto il cervello, che tutte le sue parti vengono attivate, quantomeno con molti dei processi più comuni che mettiamo in atto. È vero che impieghiamo il nostro cervello in modi diversi e che alcune capacità cognitive sono più forti in alcune persone piuttosto che in altre; ad ogni modo, il mito non ha senso.

Usiamo un solo emisfero

Questo è uno dei miti sul cervello più conosciuti, illustrato da curiosi schemi. Di fatto, questo mito ha oltrepassato la società e, in qualche modo, ha sommerso buona parte delle menti più credulone. È forse il mito sul quale è stata pubblicata la quantità maggiore di letteratura, pur se di per sé non ha senso: per capirlo, è sufficiente dedicare un po’ di tempo a vedere come si attiva il cervello in compiti che inizialmente sono caratteristici di un lato.

Emisferi cerebrali colorati

Nonostante sia vero che alcune funzioni siano tipiche di determinate strutture di un emisfero, le connessioni fra le due “parti” del cervello sono molteplici e talmente potenti che non possono funzionare in modo autonomo e distinto. L’uso di un emisfero, dunque, non definisce stili di apprendimento o personalità, dato che non ne usiamo mai uno solo.

Il cervello di uomini e donne è diverso

Il cervello di entrambi i sessi presenta delle differenze anatomiche, come accade mediamente per gli altri organi o caratteristiche personali, come le dimensioni per esempio. Uno studio recente e molto discusso ha fatto luce sui seguenti risultati: per riassumere, gli uomini sembrano avere un maggiore legame fra più parti di un emisfero, mentre le donne presentano maggiori connessioni fra i due emisferi.

Questi risultati utilizzano metodi statistici nei quali si tende a distorcere l’interpretazione dei risultati allo scopo di ottenere un titolo d’impatto, contribuendo, in questo modo, alla diffusione di miti sul cervello. Le differenze in questo studio non dimostrano che gli uomini e le donne hanno cervelli diversi, ma che stabiliscono in media connessioni diverse. Come vengano stabilite tali connessioni dipenderà dalle attività svolte dalla persona, prima che dal suo sesso.

Grazie alla plasticità neuronale, tutto è possibile

Il nostro cervello è plastico, dinamico e molto sensibile alle attività a cui dedichiamo più tempo. Ad esempio, si è visto che il cervello dei tassisti londinesi si modifica con il passare dei mesi dall’inizio della professione, connettendo di più e aumentando di dimensioni nelle zone responsabili dell’orientamento spaziale.

Cervello che fa ginnastica

Tuttavia, questa plasticità ha anche dei limiti, ai quali ci avvicineremo a mano a mano che la nostra pratica in una specializzazione incrementa. Che si lavori come tassisti in una città grande o che si svolga un’altra professione. Quindi, la plasticità può far sì che determinate zone del nostro cervello acquisiscano un ruolo da protagoniste e che altre risultino più relegate e limitate.

Questo dipenderà dalla nostra attività, ma anche dalle circostanze, dagli stimoli, dallo stato fisico e cognitivo generale della persona, ecc. Il cervello di ogni persona finisce per avere una propria architettura, associata a chi è e a cosa fa; tuttavia, questa stessa architettura ci impone anche dei limiti con i quali dobbiamo convivere.

Allenare il cervello con il “brain training”

Qui dobbiamo davvero andare con i piedi di piombo. In generale, qualsiasi esercizio per la memoria, per la rapidità di calcolo o per migliorare l’attenzione ha un effetto positivo immediato. Dunque, ammettendo che vi sia un effetto, la domanda da un milione di dollari ha a che vedere con la causa. Questo miglioramento è davvero prodotto dall’esercizio o si verifica un effetto placebo associato a qualsiasi intervento?

La domanda si fa sempre più interessante se teniamo in considerazione che l’effetto di questo allenamento non è solito prolungarsi nel tempo dopo che il processo è stato finalizzato. La pratica ci rende più abili, è vero, ma migliorano le nostre capacità o lo fanno le nostre strategie?

Per esempio, se giochiamo per un po’ a scacchi, la cosa più comune è che la nostra strategia in questo gioco migliori: avremo una certa esperienza alle spalle che ci dirà quali strategie sono vincenti rispetto ad altre. Tuttavia, se la nostra memoria ha più contenuti relazionati agli scacchi, possiamo dire che questo processo psicologico basilare sia migliorato?

Detto questo, l’allenamento cognitivo ha effettivi risultati nel rallentare la degenerazione naturale del cervello con l’età o nell’individuare patologie degenerative, come la demenza. Sembra anche che l’allenamento faccia bene per recuperare un livello base di una capacità, dopo un certo periodo in cui non si è allenata.

In questo articolo abbiamo enumerato alcuni dei miti sul cervello più diffusi. Tuttavia, ve ne sono molti altri che non abbiamo affrontato o che ancora non abbiamo scoperto, perché la scienza non ha ancora trovato un modo per approfondirli. Ad ogni modo, lo studio del nostro cervello è un tema appassionante poiché è la tecnologia più stupefacente e perfetta che a oggi conosciamo.

*Se capite il francese, potete ritrovare tutto questo in “Mon cerveau, ces héros, mythes et ráealité”, della casa editrice Le Pommier. Sempre disposta a rinfrescarci con letture semplici nella loro composizione e utili nel loro contenuto.

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