Moralità sociale: come contribuisce a normalizzare la violenza?

· 14 aprile 2018

La moralità sociale è data dal grado in cui le persone accettano i precetti della morale stabilita a livello sociale. La morale è l’insieme di norme e valori che le persone devono seguire. In altre parole, nella nostra vita quotidiana ci troviamo ad assecondare diverse regole che consideriamo adeguate per convivere con gli altri.

Quando si parla di moralità sociale rapportata alla violenza, le norme comunemente intese dalla società sono volte a evitare tale violenza. Se ci fermiamo a osservare a quali elementi o agenti viene attribuita la colpa che scatena un atto di violenza, è possibile ottenere una visione più o meno precisa sulle considerazioni morali proprie di una società.

Ipotesi del mondo giusto: moralità sociale e violenza

Questa teoria è un ottimo indicatore del grado di moralità sociale rispetto alla violenza. Parte dall’idea generale che le persone vogliono vivere in un mondo giusto. In altre parole, per trovare la tranquillità psicologica, l’uomo ha bisogno di credere che tutto succede per un motivo.

Se diamo per vero che i delitti sono un prodotto del caso, della sfortuna, vuol dire che accettiamo che noi stessi ne possiamo essere vittime. Un’idea inquietante che ci produce malessere. Al contrario, se la colpa viene attribuita agli altri (Es. è stato derubato perché transitava per una zona pericolosa), siamo portati a pensare che avremo meno possibilità di subire un atto violento (se noi non passeremo per quella zona, non ci succederà niente).

Ragazza con ombrello

Questa percezione si basa su una distorsione cognitiva che presuppone una rielaborazione simbolica delle cognizioni sociali. Le premesse sulle quali si basa sono:

  • La vittima è goffa o poco attenta: svalutazione e ricostruzione negativa della persona stessa. Si fanno inferenze su aspetti e caratteristiche della persona, come la sua personalità. È come dire che è normale che la vittima abbia subito il delitto perché era fatta in quel modo.
  • La vittima si comporta male: si attribuisce la colpa alla vittima per i suoi comportamenti puntuali. Per esempio, se derubano un portafoglio per le strade di Roma, non sarebbe raro sentir dire “è Roma, bisogna stare più attenti…”.

Tecniche di giustificazione

Come già anticipato a inizio articolo, nella società esistono valori accettati o ben visti. Tuttavia, esistono anche altri valori “sotterranei”. Perché vengono chiamati così? Ebbene, il concetto è semplice: si tratta dei valori che molte persone seguono, ma che non vengono esternati per paura di entrare in conflitto con quelli più comunemente accettati.

Quest’idea in origine fu avanzata da Skyes e Matza e plasmata nella loro teoria di neutralizzazione. Di norma sono proprio i delinquenti che applicano tali norme sotterranee per attenuare le conseguenze delle loro azioni. Tuttavia, esistono anche persone che utilizzano alcune di queste tecniche per dare la propria opinione sui fatti, legittimando o giustificando così il carnefice (colui che ha commesso l’atto delittuoso).

Queste tecniche sono:

  • Negazione del delitto: “erano solo pochi soldi, non si può considerare furto”; “le strade a quell’ora sono vuote, è normale andare più veloce”.
  • Negazione dell’esistenza delle vittime: “non ha fatto male a nessuno”.
  • Condanna a chi condanna: “i politici rubano molto più dei cittadini”.
  • Appello a qualcosa di superiore: “l’ho fatto per…”.
  • Necessità della condotta: “non avevo altra soluzione”.
  • Difesa di un valore: “non era una persona di cui fidarsi”.
  • Negazione della giustizia: “ci sarà sempre qualcuno che verrà incolpato”.
  • Fanno tutti così.
  • Avevo diritto di farlo: “mi aveva provocato”; “l’ho uccisa perché era mia”.
Uomo con mani sullo specchio

Calcolo della moralità sociale

Quanto spiegato trova riscontro in numerosi esempi reali nei quali si incolpa e si attribuisce la responsabilità alla persona che ha subito il delitto. Così, esistono piani di prevenzione delle aggressioni sessuali che stabiliscono le regole da seguire per non diventare potenziali vittime. Tramite esse, si condiziona lo stile di vita della persona e in maniera indiretta si insinua che la causa di un’aggressione sia dovuta al suo modo di vivere o alle sue scelte.

Allo stesso modo, capita di sentire commenti da parte di persone appartenenti a diverse classi sociali che attribuiscono l’avvenimento di atti violenti e antisociali al modo in cui era vestita la vittima o a come si è comportata. La società spesso considera, almeno da un punto di vista morale, come delitto il comportamento della persona che ha subito la violenza. Se il modo in cui ha agito la vittima è considerato sbagliato, si giustifica l’atto del violento, che viene visto come una conseguenza logica – quando moralmente non lo è.

La moralità della società è basata sulle buone azioni delle persone: regole, norme e modelli di condotta che si devono seguire. Se i comportamenti di una persona non sono considerati adeguati a quanto stabilito dalla società, vengono facilmente additati come causa della violenza generata. In definitiva, sono molteplici i casi in cui gli atti di violenza vengono visti come una conseguenza inevitabile.