Musica e Alzheimer: risvegliare le emozioni

· 13 marzo 2018

Musica e Alzheimer hanno una strana relazione, potente e affascinante. I pazienti in uno stato avanzato della malattia sperimentano subito un risveglio stupefacente quando ascoltano una canzone della loro giovinezza; questa musica piena di ritmo che, quasi senza sapere come, sblocca ricordi e capacità cognitive fino a immergerli in un oceano di emozioni meravigliose…

Vi è chi sostiene che avvenga come per mistero. I neurologi affermano che è il nostro cervello che, per qualche ragione ancora sconosciuta, preserva in modo intatto le aree vincolate alla memoria musicale a lungo termine. Gli psicologi, da parte loro, così come i terapisti e i familiari che accudiscono quotidianamente i loro cari, sanno che la musica è, prima di tutto, una consolazione per queste persone afflitte da una malattia devastante come l’Alzheimer.

Ascoltare la musica o cantare può apportare molti benefici a livello emotivo e comportamentale alle persone affette da Alzheimer e da altri tipi di demenze.

Forse per moltiil è familiare il nome di Glen Campbell. È stato una delle icone della musica country negli Stati Uniti nel corso degli anni ’60 e ’70. È venuto a mancare da non molto, a seguito di una dura convivenza con l’Alzheimer. La sua potrebbe essere una storia qualsiasi, come quella di molti altri che, pur avendo avuto una vita stupenda, piena di successi, difficoltà e momenti indimenticabili, devono far fronte a una malattia che cancella o offusca i loro ricordi.

Bene, il caso di Glen Campbell è stato uno dei più significativi da un punto di vista clinico per una ragione precisa: non ha mai smesso di cantare, né di suonare la sua chitarra. Inoltre, quando lo faceva, recuperava parte della sua lucidità, fino al punto di poter realizzare diverse tournée dove, in alcuni momenti, parlava col suo pubblico, dicendo che, curiosamente, era riuscito a liberarsi dell’alcol ma non di quella “detestabile” malattia.

Un caso senza dubbio affascinante, una storia che ci invita a chiederci cosa si celi dietro la relazione fra musica e Alzheimer.

Glen Campbell

Musica e Alzheimer: un mistero che inizia a risolversi

Si sa ormai da diverso tempo. Gli scienziati hanno sempre avuto ben chiaro in mente che esiste un vincolo singolare fra musica e Alzheimer, un muro di contenimento grazie al quale si raggiunge uno strano accordo: la degenerazione progressiva del cervello non condiziona le strutture relazionate alla memoria musicale a lungo termine. Dunque, è stato solo di recente, grazie alle nuove tecniche di neuroimaging, che si è osservato qualcosa di tanto interessante quanto rivelatore.

Secondo uno studio condotto presso l’Istituto Max Planck per le scienze cognitive e cerebrali umane di Lipsia, è stato possibile individuare per la prima volta le aree relazionate alla memoria musicale, scoprendo, proprio come speravano gli stessi ricercatori, che erano (quasi) intatte.

Il dottor Jörn-Henrik Jacobsen, responsabile di questo lavoro, ha sottolineato che fino a non molto tempo fa sussisteva ancora l’idea che le nostre capacità mentali fossero collocate nei lobi temporali. Tuttavia, i test diagnostici hanno mostrato con chiarezza un’altra cosa: la memoria musicale è localizzata nella corteccia cerebrale motoria supplementare. A quest’area privilegiata, a questo angolino magico del nostro cervello, l’Alzheimer e la sua ombra distruttiva non arrivano con un forte impatto. La perdita dei neuroni è minore e il serbatoio della proteina amiloide non viene intaccato. In altre parole, la funzionalità di questa area resta attiva, continua a lavorare.

Cervello

Un altro aspetto interessante che si è potuto osservare è il seguente: a mano a mano che la malattia procede logorando i processi cognitivi, compaiono delle nuove connessioni nella circonvoluzione gengivale. È come se il cervello cercasse di preservare, quasi per disperazione, una parte dell’essenza della sua persona, attivando le aree relazionate alla musica e alle emozioni.

È lì dove resta un’impronta del nostro “soffio vitale”, lì in silenzio ad aspettare che la musica ci risvegli per un attimo, un meraviglioso frammento di tempo dove tornare a essere (quasi e solo quasi) noi stessi…

Benefici della musica nei pazienti affetti da Alzheimer

Qualcosa che sappiamo della relazione fra musica e Alzheimer è che la prima interviene sul nostro registro autobiografico. Vi sono momenti del nostro ciclo vitale che restano vincolati a una canzone, a una melodia, a un determinato contesto, alle persone che ne facevano parte e alle emozioni che abbiamo provato.

Quindi, quando una persona affetta da Alzheimer ascolta una melodia per lei significativa, relazionata alla sua persona e al suo passato, ciò che si ottiene è quanto segue:

  • Ridurre l’ansia e l’angoscia.
  • Diminuire l’agitazione.
  • Migliorare il suo stato d’animo e far sì che la persona si connetta di nuovo a ciò che la circonda. A questo punto occorre dire che l’aspetto più affascinante è che si tratta di una connessione emotiva, è come se si risvegliassero i sentimenti, le emozioni e un piacere che fino a pochi secondi prima erano in letargo.

Come aiutare attraverso la musica i nostri cari affetti da Alzheimer?

Arrivati a questo punto, e sapendo che vi è una relazione diretta molto positiva fra musica e Alzheimer, è molto probabile che molti dei nostri lettori con un familiare affetto da questa malattia desiderino godersi un attimo di connessione con lui. Ciò che vogliamo prima di tutto è vedere un sorriso distendergli il volto.

Prendiamo dunque nota di questi precetti che dobbiamo mettere in atto per farlo bene, nel modo migliore:

  • Pensate alle preferenze musicali del vostro familiare, quelle canzoni, quelle melodie, ballate o concerti che fanno parte della sua vita.
  • Scegliete il momento più adatto, un momento della giornata in cui è tranquillo.
  • Create un contesto favorevole, senza stimoli esterni: una stanza calma e comoda.
  • Mettete al vostro familiare degli auricolari. L’esperienza musicale sarà più significativa, la concentrazione più intensa e l’effetto si manterrà per un periodo più prolungato nel cervello.
  • Spronatelo a muoversi, aiutatelo a seguire il ritmo, a battere le mani, a fare dei movimenti coi piedi o provate persino a ballare con lui. L’esperienza sarà più gratificante.
Anziana con fiori in testa musica e Alzheimer

Come ultima cosa, ricordate di fare attenzione alla sua reazione. È probabile che alcune melodie non gli piacciano o che ve ne siano altre che lo invitano a reagire in modo più positivo. Ad ogni modo, la cosa più importante è che siate presenti, che lo sentiate come parte di voi e che vi godiate questo istante in cui torna a emergere la sua essenza, il suo essere autentico…