Neuroscienza della felicità: cervello ed emozioni positive

· 11 Febbraio 2019
Quando si parla di neuroscienza della felicità, si intende la capacità di raggiungere questa dimensione attraverso un uso positivo del cervello

Negli ultimi anni sono emersi numerosi studi relativi alla cosiddetta neuroscienza della felicità. Da relativamente pochi anni, neuroscienziati e psicologi hanno iniziato a studiare gli stati mentali associati alle componenti della felicità. E a considerare la loro relazione con il benessere.

Per anni, la ricerca ha dimostrato che le nostre esperienze nel tempo rimodellano il cervello e possono cambiare il sistema nervoso. Questo, ovviamente, vale sia in positivo che in negativo. Attualmente, i ricercatori nel campo della neuroscienza della felicità si stanno concentrando su come sfruttare questa plasticità mentale per coltivare, e mantenere, le emozioni positive.

Emozioni positive, la chiave del benessere psicologico

La capacità di mantenere un’emozione positiva è una componente chiave del benessere psicologico. I benefici delle emozioni positive sono ben documentati. Ad esempio, è stato dimostrato che le emozioni positive migliorano la salute fisica, alimentano la fiducia e la compassione e compensano e/o attenuano i sintomi depressivi.

È stato anche scoperto che aiutano a guarire dallo stress e possono persino contrastare gli effetti degli stati d’animo negativi. Inoltre, le emozioni positive promuovono una migliore connessione sociale.

L’incapacità di mantenerle nel tempo è un segno distintivo della depressione e di altre psicopatologie. I meccanismi che supportano la capacità di sostenere risposte emotive positive sono stati compresi solo poco tempo fa.

Ragazza che sorride su un campo di margherite

 

Uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience nel luglio 2015 ha rilevato che l’attivazione prolungata di un’area del cervello chiamata striato ventrale è direttamente correlata al mantenimento di emozioni e ricompense positive.

La buona notizia è che possiamo controllare l’attivazione dello striato ventrale. Il che significa che godere delle emozioni più positive è nelle nostre mani.

La neuroscienza della felicità

Secondo questo studio, le persone con livelli di attività più sostenuti nello striato ventrale godono di maggiore benessere psicologico e presentano bassi livelli di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress.

Grazie a ricerche precedenti allo studio in questione, si era scoperto che godere di momenti positivi, come un bellissimo tramonto, può migliorare il benessere. Per questo nuovo studio, i ricercatori hanno cercato di identificare come e perché alcune persone sono in grado di mantenere vivi questi sentimenti positivi.

Aver individuato una specifica area cerebrale legata al mantenimento delle emozioni positive ci porta a parlare di  un “interruttore” delle emozioni positive. In altre parole, sarebbe possibile attivare questa regione in modo consapevole.

I ricercatori hanno studiato la neuroscienza della felicità applicandola al mondo reale attraverso due esperimenti. Il primo consisteva in un monitoraggio tramite risonanza magnetica funzionale delle risposte di ricompensa. Il secondo in un campionamento dell’esperienza che misura le risposte emotive in base alla ricompensa ottenuta.

Esaminare queste dinamiche può facilitare la comprensione delle associazioni comportamentali alla base delle emozioni positive e negative. A questo proposito, va notato che, secondo gli autori, è importante considerare non solo l’emozione provata, ma anche il tempo in cui viene mantenuta.

L’esatto meccanismo che consente di prolungare o meno un determinato stato d’animo rimane ancora un mistero. I risultati ottenuti, tuttavia, suggeriscono che la durata dell’attività in specifici circuiti cerebrali, anche in periodi relativamente brevi, può predire la persistenza delle emozioni positive anche minuti e ore dopo.

 

Ragazza felice sotto il sole

Attivazione dello striato ventrale

I risultati dello studio garantiscono una migliore comprensione di come si manifestano nel cervello alcuni disturbi mentali, come la depressione. L’esperimento spiega anche perché alcune persone sono più ciniche di altre, perché alcune tendono a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto.

È stato dimostrato che pratiche come la gentilezza e la compassione verso gli altri possono aumentare la durata delle emozioni positive provate.

D’altra parte, le innovazioni metodologiche mostrate in questo studio possono essere applicate per determinare se l’impatto di semplici forme di meditazione può migliorare le emozioni positive del mondo reale. Così come l’attivazione prolungata dello striato ventrale tramite tecnologia di neuroimaging funzionale.

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