Nodi emotivi che generano dolore, come scioglierli?

17 maggio 2018 in Emozioni 0 Condivisi
Donna sorretta da uccelli nodi emotivi

I nodi emotivi ci tolgono energia, libertà, capacità di crescita. Sono dei blocchi creati a seguito di delusioni, ferite, vuoti, per restare attaccati a relazioni dolorose e cicli ancora aperti. Liberarci da queste matasse mentali richiede un accurato lavoro psicologico, con il quale permetterci di avanzare senza dolore, senza paura.

Con il tempo, può darsi che una persona finisca per rendersi conto che una parte del proprio bagaglio esistenziale l’abbia scalfita. Alcuni eventi irrisolti del passato possono essersi cristallizzati sotto forma di nodi emotivi. Questa realtà è comune quando, per esempio, ci siamo lasciati alla spalle una relazione affettiva complicata, una perdita personale o persino quando vive in noi la ferita di un’infanzia traumatica.

L’analogia dei nodi non potrebbe essere più azzeccata. In qualche modo, questi stati psicologici esercitano una pressione dolorosa sulla mente, tormentano il cuore e tolgono l’aria, non facendo staccare gli occhi dallo specchietto retrovisore, che resta orientato verso il passato. Ci lasciano in uno stato precario, di instabilità, dove perdiamo la nostra capacità di goderci il presente, di continuare a realizzarci in quanto esseri umani.

Corda con nodo

Nodi emotivi: ferite che non si risolvono da sole

I nodi emotivi non si slegano da soli. A volte non basta tirare da un lato per sciogliere questo laccio o questa corda. La maggior parte di questi nodi crea in realtà delle matasse complesse, conti in sospeso e persino doppi nodi nei quali restano accumulati i pensieri, le paure e le ansie, esercitando su di noi una pressione e una sofferenza sempre più grandi.

Per gestire tali situazioni di solito si fa uso della psicologia della Gestalt. Secondo questo approccio, se la persona ha affrontato le avversità, ma non è ancora riuscita a superarne gli effetti, resta qualcosa in sospeso. Il dolore che persiste, il fastidio che si rifiuta di scomparire è la prova che vi è qualcosa che deve essere ancora risolto. È un debito emotivo con se stessi.

Allo stesso modo, e non meno importante, dobbiamo ricordare che le emozioni hanno un grande impatto sul recipiente che le contiene: il corpo. Un nodo emotivo, dunque, ci compromette in molti modi: ci paralizza o ci spinge a fuggire. Ci attanaglia, pesa sui muscoli, sull’apparato digerente e sul sistema cardiovascolare… Questa pressione, inoltre, si intensifica con l’inattività. Il “dolce” fare niente, aspettare che questo nodo si sciolga da solo lo rende più complesso, crea doppi nodi, più giri e rovesci…

Bambino con primo piano del volto sovrapposto a sagoma

Imparare a sciogliere i nodi emotivi

A tutti sarà capitato qualche volta, quasi senza sapere come, che i lacci delle scarpe o il filo degli auricolari si siano ingarbugliati in un nodo talmente complesso che, per un attimo, abbiamo persino perso la pazienza. Tuttavia, per sciogliere il più complesso dei nodi, non c’è niente di meglio che osservarlo.

Così, poco per volta e con meticolosità, tiriamo un’estremità fino a liberare ogni aggrovigliamento, togliendo tensione, ammorbidendo e rimettendo a posto il laccio o il filo, proprio come era all’inizio. Per quanto possa risultarci curioso, accade lo stesso con i nodi emotivi. Certo, occorre dire che non torneremo come prima. Questi labirinti emotivi ci cambiano. Alla fine, generano in noi un approccio psicologico più forte.

Vediamo a seguire come possiamo sciogliere queste matasse emotive.

Dolore e sofferenza non sono sinonimi: possiamo smettere di soffrire

Lo diceva già Buddha: “Il dolore è inevitabile ma la sofferenza è facoltativa”. Cosa significa questo? La psicologia della Gestalt ci dice che spesso ci muoviamo nel mondo con due tipi di frecce conficcate nel cuore.

  • La prima è quella che non possiamo evitare. È la ferita originale, è il dolore per la perdita, per una delusione, per una rottura…
  • La seconda è la sofferenza, quella che a volte ci conficchiamo da soli aggrappandoci alla nostra ferita ma senza accettarla del tutto. Lungi dal chiuderla, la alimentiamo quotidianamente con il suo ricordo.

I nodi emotivi fanno male, ma possiamo smettere di soffrire se accettiamo questa lesione interna, cercando a sua volta di risolvere detta realtà personale.

Le emozioni presenti e l’importanza di focalizzarci sul qui e ora

I nodi emotivi sono il risultato di alcuni eventi passati. Tuttavia, è necessario accettare una cosa: non possiamo cambiare ciò che è stato. Possiamo cambiare, però, il modo in cui ci sentiamo adesso. Dobbiamo trasformare la sofferenza in calma, la paura in sicurezza, l’inquietudine in serenità.

Dobbiamo imparare a riconoscere le nostre emozioni presenti. Stabilire che cosa ci fa male, dare un nome a ciò che genera questo nodo emotivo: paura, preoccupazione, nostalgia, tristezza…

Riconoscendo le emozioni e gestendole, ci daremo l’opportunità di chiudere un ciclo. Di liberarci di questo nodo.

Donna con farfalle celesti

Sentirsi responsabili della propria vita: siamo le nostre emozioni, i nostri pensieri e le nostre azioni

La psicologia della Gestalt si concentra sul senso di totalità e invita il paziente a comprendere i suoi problemi in senso globale. Per questo, ci spinge a sviluppare una presa di coscienza su tutto quello che accade dentro di noi, stimolando a sua volta un autentico senso di responsabilità nei nostri confronti.

Una cosa del genere implica la necessità di ascoltare le nostre emozioni in qualsiasi momento. Perché un nodo emotivo è la conseguenza di qualcosa che abbiamo tralasciato, di qualcosa di cui non ci siamo presi la responsabilità e che è diventato una zavorra, un debito con il nostro percorso di crescita, un peso che si fa sentire tutti i giorni.

Qualsiasi fastidio, preoccupazione, inquietudine o timore deve essere gestito nel qui e ora. Impariamo, dunque, a essere più consapevoli del nostro universo emotivo, impariamo a non fuggire da quello che ci fa male o paura. Al contrario, tutto si insedierà dentro di noi, si cristallizzerà fino a creare un laccio e questo laccio, prima o poi, creerà un nodo. Evitiamolo, siamo in tempo.

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