Non sono le apparenze ad ingannare, bensì le aspettative

29 giugno 2017 in Psicologia 0 Condivisi

Le aspettative elevate si rivelano spesso tristi disinganni. Questo ci capita con frequenza quando si tratta di persone nelle quali riponiamo desideri e speranze che svaniscono giorno dopo giorno. Perché a volte, ad ingannare non sono le apparenze, ma le aspettative.      

Probabilmente molti di voi pensano che nella vita sia necessario e motivante mantenere le aspettative alte, la fiducia in se stessi e la sensazione di meritare sempre il meglio. Si sa che quando si affronta un determinato compito le aspettative elevate generano una maggiore attività cerebrale e ampliano la nostra gamma di risposte.

Ebbene, il vero problema non è la motivazione generata dalle aspettative, ma ciò che attribuiamo ad esse e la perizia con cui mascheriamo il rischio che, nel profondo, nascondono. Le aspettative di troppe persone sono al di sopra della loro realtà. È una pratica comune e tutti noi conosciamo una persona che vive eternamente disillusa poiché nessuno soddisfa le sue elevatissime aspettative.

Vivere nel desiderio di un’esistenza perfetta, di una relazione affettiva ideale o di un concetto di amicizia devoto e abnegato non fa altro che generare sconsolatezza. Significa cadere nell’eterna trappola del “merito il meglio” senza sapere che il meglio non è necessariamente ciò che è “perfetto o ideale”, ma ciò per cui vale la pena lavorare giorno dopo giorno, in comune, per ottenere una felicità reale, sincera e soddisfacente.

La trappola della aspettative, una ragnatela del quale si rimane prigionieri

Spesso si dice che il concetto che abbiamo di noi stessi si è tessuto a causa delle aspettative che gli altri hanno riposto in noi durante la nostra vita. I nostri genitori, maestri, professori, amici, colleghi di lavoro hanno tessuto questo manto sottile in cui spesso è racchiusa l’immagine che abbiamo di noi stessi. Se a questo aggiungiamo le aspettative che ogni individuo ripone nelle persone che lo circondano, ci renderemo conto della strana ragnatela nella quale ci muoviamo tutti i giorni.

Pensiamo per un attimo a questa strana ironia: molti sono come gli altri si aspettano che siano, ma quando non lo sono, ci disperiamo, siamo infelici.

Questa è una realtà che emerge spesso dalle relazioni di coppia, perché è frequente riporre negli altri aspettative troppo elevate o rigide, come un copione auto-imposto che speriamo l’altra persona rispetti per renderci felici.

Barry Schwartz, professore di psicologia presso l’Università di Swarthmore e autore di libri come “The paradox of choice” (Il paradosso della scelta) ci spiega che, in materia di relazioni affettive, dovremmo “economizzare” in aspettative o limitarle, focalizzandole su noi stessi.           

La frase “non aspettarti niente dagli altri, ma riponi le tue aspettative in te stesso” nasconde un fondo di verità. Dovremmo essere capaci di investire prima di tutto sulla nostra crescita personale così da smettere di cercare le persone teoricamente perfette e ideali.

L’effetto Michelangelo

Buona parte dei libri di auto-aiuto ci ricorda che “il meglio deve ancora venire”, che “ciò che meritiamo è dietro l’angolo”. Gli approcci di questo tipo ci riempiono di illusioni e di speranza, spingendoci alla continua ricerca di opportunità sempre migliori. Tuttavia, dobbiamo procedere con cautela in questo senso, per un motivo preciso: pensare che c’è sempre qualcosa di meglio rispetto a ciò che già abbiamo può portarci ad una ricerca eterna e senza risultati, un’attesa infinita nella speranza di qualcosa di intangibile ed illusorio.

In relazione a questa idea, è bene riflettere sull’effetto Michelangelo. Quando Michelangelo, il meraviglioso pittore, architetto e scultore rinascimentale vedeva un blocco di marmo, immaginava un essere addormentato che meritava di essere risvegliato. La magia era lì, nascosta e latente. Non doveva fare altro che prendere i suoi strumenti da lavoro e, colpo dopo colpo, dar vita ad una bellissima opera, con pazienza, originalità, ingegno e passione.

Le aspettative, dunque, sono positive finché sono realiste e agiscono come motore per la motivazione. Tuttavia, non bisogna mai dimenticare che le migliori relazioni sono quelle sulle quali si lavora giorno dopo giorno, perché è così che nasce la perfezione del vincolo. È così che nasce la magia di una relazione ideale, in quell’impegno quotidiano in cui si limitano gli angoli, in cui si scolpiscono gli spazi comuni, in cui si definiscono le rotondità che rendono speciale una coppia, i punti in cui riposare e i rilievi che definiscono un’amicizia unica o un amore speciale.

Perché oltre all’apparenza e alle aspettative elevate, risiede senza dubbio l’umile bellezza di ogni persona, che merita di essere scoperta con delicata pazienza e tramite un deciso compromesso, istante dopo istante.

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