Non siamo più gli stessi

· 28 gennaio 2016

Come sarebbe un incontro improvviso tra due persone che hanno avuto una relazione, anni dopo la loro rottura? Immaginiamo una storia, una storia qualunque…

Ci incontriamo di nuovo, all’improvviso. Forse sembra poetico, ma giriamo l’angolo e ci incontriamo faccia a faccia. Senza via d’uscita.

Non ci vedevamo da tre anni e le nostre vite scorrevano lungo vie parallele. Ognuno con il proprio treno o magari su vagoni diversi e con bagagli diversi. Che tutto finisse dopo quattro anni, ci ha fatto male…

Negli ultimi mesi, i problemi tra di noi ci facevano vagare per la vita guardando sempre per terra, perché il peso della tristezza e della rabbia era insopportabile, oppure guardando in cielo, ricordando ciò che avevamo avuto e che avremmo voluto riavere.

“Sono andato avanti e ho distrutto ogni ricordo concreto, perché non voglio più trovarti dietro i miei angoli, tanto meno nei miei sogni, ed è per questo che ormai sei dove non ti cerco più e ora cerco la felicità”

-Julio Cortázar-

coppia parco temporale

Lasciare che accada

Lasciare che accada significa accettare, in parte, una rottura con noi stessi. Una parte di noi, che non ci rappresenta più, continua a desiderare che torni l’entusiasmo, e per questo motivo lasciarla andare è una rottura, a volte, davvero necessaria.

Sembrerebbe che, spesso, continuiamo a essere innamorati di quel tempo passato che abbiamo vissuto insieme. Innamorati di quel riflesso che non fa più parte della nostra realtà, ma che, pur di non accettare quella discrepanza, accettiamo di vivere come un ricordo, come un’ombra.

È ovvio che le relazioni cambiano e che possono essere come una montagna russa, compresi i giri della morte. Ed è ovvio che l’innamoramento sfuma e che l’amore può mantenere unite due persone che accettano il fatto che i cambiamenti sono semplicemente quello, cambiamenti.

E ovviamente questa strada non solo non danneggia le relazioni, ma finisce per renderle più grandiose, più mature, più forti, quasi immortali.

Quando finisce

Tuttavia, questa non è una storia di lotta, è una storia di fughe, che è a sua volta una battaglia. Questa è la storia di un crollo, di problemi che vanno oltre le emozioni o una fase momentanea.

È stato difficile accettare che, per quanto ci abbiamo provato, non riuscivamo a renderci felici. Anzi, al contrario, l’infelicità aumentava a ogni intento fallito.

Quella prima fase dell’essere innamorati faceva ormai parte del passato e l’amore non poteva più crescere, o almeno non in modo naturale e sincero. Così abbiamo deciso di continuare a volerci bene a distanza, in un modo diverso.

Abbiamo pianto la nostra perdita, il nostro “lasciare che accadesse” e ci siamo voluti bene come non mai. Da lontano. Così codardi e allo stesso tempo così coraggiosi.

Certo che c’erano sfumature di rancore, domande che non riceveranno mai una risposta e una scomodità nel nostro orgoglio. Ferite che, alla fine, sono diventate cicatrici quando ci siamo guardati dietro a quell’angolo, quando ci siamo incontrati di nuovo, faccia a faccia, e senza un preavviso, con i nostri specchi.

coppia che si guarda negli occhi

Non siamo più gli stessi. Siamo ciò che eravamo stati, ma non ci riconosciamo più in quel modo.

Spero solo che, quel giorno, quando ci siamo ridetti addio, tu abbia sorriso e abbia tolto qualche peso dal suo bagaglio. Come a confermare ancora una volta che ormai non siamo più quel riflesso e che, semplicemente, ormai non ci fa più male.

Desidero con tutto me stesso che il tempo ci abbia messo ognuno al posto giusto: felici, proprio come lo eravamo quando ci siamo conosciuti.

“Ho riunito i difetti che avevo abbandonato
per stare insieme a te.
Ho convocato la vendetta,
il rancore,
l’orgoglio.

Ho ridato alle mie mani i pugnali,
la crudeltà alla mia bocca
e l’egoismo al mio cuore.

Pur di toglierti le armi
con le quali mi uccidevi,
sono fuggito dalla purezza
e dalla sincerità.

E ho affogato nel mio stesso sangue
l’innocente che non sapeva
che, darti tutto,
lo avrebbe trasformato in un uomo senza niente.
Vuoto per te.

Ho sentito la tua mancanza,
solo il tempo in cui ancora ricordavo
il sapore delle tue labbra.
O il modo in cui il mare della tua figura nuda
s’infrangeva contro la tua pelle.

Tuttavia, oggi sono salvo
dai tuoi occhi.
I corpi delle altre
ormai hanno dimenticato il tuo.

E tra tutti i miei desideri
tu non manchi più.

Ho riunito l’egoismo
il rancore,
l’orgoglio.
Come può sbagliarsi chi ottiene,
in cambio di ciò che voleva,
la ricompensa della sua libertà.”

-Benjamín Prado-