Occhio per occhio e il mondo diventa cieco

· 25 marzo 2016

Sarete d’accordo sul fatto che gli esseri umani, in quanto tali, sbagliano. Tutti commettiamo degli errori e tutti ci siamo trovati almeno una volta in una situazione dalla quale sembrava quasi impossibile uscire. Non solo: tutti, almeno in un’occasione, abbiamo voluto agire secondo la regola dell’occhio per occhio.

Chi non ha mai fatto del male a nessuno? Il dettaglio che ci rende persone migliori sta nell’atteggiamento che assumiamo rispetto a questo fatto.

“Non è mai troppo tardi per chiedere scusa.

Non è mai troppo tardi per ricominciare.

Non è mai troppo tardi per ammettere di essersi sbagliati”.

(Anonimo)

Tra le parole più famose di Gandhi, ci sono quelle che fanno da titolo a quest’articolo, le quali ci tornano utili per parlare di rancore, di vendetta o di perdono, ad esempio. Tali parole ci toccano direttamente e si riferiscono al contatto con le persone che ci circondano; per questo, ci spingono a riflettere costantemente.

ragazza estrae dall'acqua ala di uccello

L’errore non è vostro, ma potrebbe esserlo

Sbagliare è umano. Il mondo in cui viviamo ha bisogno di essere all’altezza delle relazioni che richiedono continuamente la nostra attenzione, per questo è sempre più difficile mantenerle e conservarle.

Di conseguenza, ci capita spesso di trovarci in situazioni in cui non siamo all’altezza delle circostanze o in cui falliamo fragorosamente. In particolare, ne siamo consapevoli quando le persone a cui facciamo riferimento sono familiari, amici o il nostro partner.

L’errore, innato nell’uomo, può essere visto da diversi punti di vista: possiamo sbagliare con noi stessi, con gli altri, oppure può darsi che siano gli altri a sbagliare. Ad ogni modo, è bene ricordare le parole con cui abbiamo iniziato l’articolo: “occhio per occhio e il mondo diventa cieco”.

Il rancore e la vendetta hanno un unico effetto

Quando gli altri ci deludono o ci tradiscono, sentiamo un grande vuoto dentro di noi e siamo naturalmente portati a cercare un rimedio. È proprio in questo momento, prima di prendere una decisione, dovremmo chiederci: “Fino a che punto la vendetta e il rancore possono essere la scelta giusta? Potrebbe capitarmi di trovarmi nella situazione opposta a quella in cui sono ora?”

La conseguenza di un atteggiamento negativo è che questo si trasforma in un “autogol”: la violenza genera violenza e la vendetta genera vendetta.

“Non usare mai un’arma come la vendetta per alleviare il tuo dolore. Aspetta e basta. Coloro che feriscono o percuotono finiscono per auto-distruggersi”.

(Anonimo)

Un atteggiamento di rancore e odio ha un unico effetto, cioè quello di provocare dolore a noi stessi: i sentimenti negativi si potenziano e non rappresentano una soluzione. Se tutti castigassimo gli altri per i loro errori e vivessimo sotto il principio dell’”occhio per occhio”, non cresceremmo mai come persone.

Educare al perdono per vivere

In contrapposizione a questi sentimenti negativi, ci sono la giustizia e il perdono, che rappresentano la proposta tra le righe di Gandhi: allo stesso modo in cui, quando siamo noi a sbagliarci, abbiamo un urgente bisogno del perdono degli altri, anche quando tali ruoli sono invertiti dobbiamo essere in grado di perdonare.

“Una persona è grande quando perdona, quando comprende, quando si mette nei panni degli altri, quando non agisce come gli altri si aspettano, ma come lei si aspetta da se stessa”.

(Martha Madeiros)

mano e cuore

Educare al perdono è fondamentale per vivere, soprattutto nei momenti cupi. È da lì che iniziano l’oblio e l’apprendimento, dalla possibilità che abbiamo di continuare la nostra vita e di capire gli errori; solo così potremo superarli.

Per questo, l’espressione “occhio per occhio e il mondo diventa cieco” acquista un senso incredibilmente profondo per l’esistenza dell’uomo e per la sua capacità di auto-superarsi. Se non fossimo capaci di perdonare nello stesso modo in cui siamo capaci di sbagliare, il mondo sarebbe un posto tristissimo e si auto-distruggerebbe.

Per quanto possa fare male, dovete capire che castigare per il solo fatto di essere stati castigati non  porta altro che dolore; non certo felicità, che non dovete mai smettere di cercare.