Onicofagia: 7 consigli per smettere di mangiare le unghie

· 14 settembre 2017

Un esame, una riunione di famiglia, un appuntamento, l’attesa dal medico…tutte queste situazioni hanno qualcosa in comune. In tutte esse l’ansia, la preoccupazione o la timidezza possono invaderci. Queste emozioni o questi pensieri possono esteriorizzarsi con la parola, con i movimenti o con alcuni gesti. Le mani sono un elemento comunicativo importante. Con esse, accarezziamo, tocchiamo e ci esprimiamo. Con esse manifestiamo anche inquietudine, noia, voglia di terminare una riunione o persino maleducazione.

All’interno dell’espressione tramite l’uso delle mani, le unghie o le pipite possono essere il riflesso delle nostre emozioni o dei nostri pensieri. Per molte persone, si tratta di uno strumento per canalizzare le emozioni, seppur inconsapevolmente. Tale condizione è nota come onicofagia. La parola deriva da due termini greci: onyx (“unghia”) e phagein (“mangiare”).

Generalmente l’onicofagia viene considerata una compulsione, ovvero viene realizzata per gestire le sensazioni d’ansia, i pensieri intrusivi e i sentimenti di inquietudine. Nuoce gravemente alla propria salute orale, immagine sociale e autostima nei casi più gravi. Nonostante le difficoltà, cambiare quest’abitudine non è impossibile. Se non si tratta di un caso clinico, ci vogliono solo un po’ di volontà, coscienza e motivazione.

Mangiare le unghie: un problema irrisolto

La verità è che la tendenza a mangiarsi le unghie, o onicofagia, continua ancora ad essere un mistero per il mondo della psicologia, della medicina o della psichiatria. Nel 2015 sul Journal of Behavior Therapy and Experimental Psychiatry è stato pubblicato un articolo che affermava che l’onicofagia non era sintomo di nervosismo o ansia come si pensava, bensì un segno di perfezionismo. Questa attività potrebbe aiutare le persone a gestire la propria insoddisfazione o irritazione.

Ulteriori studi dimostrano che un terzo delle persone che soffrono di onicofagia vive in un ambiente familiare dove qualche altro membro del gruppo soffre dello stesso problema. In questo caso, si parla di imitazione dei bambini in famiglie nelle quali un genitore o un fratello si mangia le unghie. Altri studi semplificano l’equazione e relazionano l’onicofagia con il piacere: mangiare le unghie genererebbe sensazioni piacevoli.  

Inizia volotariamente?

Sembra uno luogo comune. La volontà…si dice che è questione di volontà smettere di fare qualcosa o lanciarsi verso un obiettivo. “Se non lo fai, vuol dire che in realtà non lo desideri”. Un luogo comune carico di conferme, così come di smentite. Ci fornisce senz’altro una visione semplicistica della realtà, ma non per questo non è vero che la volontà e la motivazione sono il motore e la forza per iniziare (in qualsiasi circostanza). Senza di esse, non riusciremmo nemmeno a posizionarci nella casella di partenza. Tuttavia, attenzione, perché volere spesso non è potere.

La volontà non sposta le montagne, ma è importante per iniziare. Non importa se falliamo, se commettiamo errori o se passiamo un’estate intera senza mangiare le unghie e riprendiamo l’abitudine di rientro al lavoro. Tutti i finali sono nuovi inizi. Se una formula non funziona, bisogna provarne una diversa. Se non si vuole cambiare il cosa, bisogna cambiare il come.

Cosa abbiamo fatto male l’ultima volta? Qual è stato l’errore? Ricordiamo la sensazione del successo e ricominciamo. Nel momento in cui prendiamo la decisione, scriviamo un messaggio positivo per noi, qualcosa che abbia significato, è collochiamolo in un punto visibile. Ci aiuterà quando si presentano le tentazioni.

Essere cosciente

Per correggere gli errori, nulla è importante quanto prenderne consapevolezza. Al lavoro, in un rapporto di coppia, nella comunicazione e in qualsiasi attività che vogliamo migliorare. Combattere l’onicofagia è una gara di fondo. Un buon modo per iniziare è realizzare degli auto-registri sui quali annotare i momenti in cui ci mangiamo le unghie. Dove siamo? Cosa stiamo facendo?

Registrarlo ci aiuta a prendere consapevolezza di quali attività o persone circondano tale atteggiamento. Le ore, i luoghi…quando si guida, al semaforo, a fine giornata…ogni momento è importante, perché ci darà un’idea degli stimoli maggiormente associati all’azione in questione.

“Sapere cosa è giusto e non farlo è codardia”

-Confuncio-

Ciò prepara il cervello e lo allena ad individuare i momenti di pericolo. Prima di tutto, registriamo i momenti in cui ci mangiamo le unghie; quando dominiamo già questo punto, segniamo le volte in cui ci portiamo le mani alla bocca (senza mangiare le unghie). Alla fine, l’esercizio consisterà solo nel renderci conto di quando pensiamo di farlo. Sono tecniche per frenare gli automatismi.

Un piccolo passo

Piccoli passi conducono a grandi successi. Gli obiettivi impossibili sono il nemico peggiore della motivazione. Forse avete un evento o un colloquio di lavoro e decidete di non mangiarvi le unghie. È paradossale, perché nel momento di maggiore ansia accantonate la vostra arma per combatterla. Di certo ad un certo punto dimenticherete l’obiettivo e vi mangerete le unghie, comparendo così un sentimento di fallimento e incapacità.

Ciò presuppone troppa pressione per eliminare un’abitudine come l’onicofagia, che probabilmente ci trasciniamo dietro da anni. Di certo ci sono persone che ci sono riuscite subito, c’è sempre la persona che parla della sua ultima sigaretta. Ma per chi non funziona così?

Provare a non essere troppo duri con se stessi è l’ideale quando la tentazione mina la propria volontà. Provate con un dito o con due oppure prefissatevi un obiettivo più piccolo, il fine settimana o le vacanze. La somma degli obiettivi semplici e più facili ci permetterà di raggiungere grandi mete. Ogni passo ha il suo valore e, così come dobbiamo registrare la condotta che vogliamo cambiare, è importante registrare i successi realizzati.

 “Gli obiettivi si raggiungono solo misurando i progressi”

Prepararsi alla tentazione

Dopo aver individuato le situazioni, le persone o le ore della giornata con le quali si presenta l’onicofagia, il passaggio successivo consiste nell’evitare le tentazioni. Tuttavia, non possiamo scappare da esse né evitarle costantemente.

Una delle strategie consiste nel ricorrere alla nostra mente per affrontarle. Anticipare la situazione e come uscire da essa senza mangiarsi le unghie vuol dire visualizzare un momento di successo con cui divenire più forti. Cercate pensieri alternativi su cui concentrarvi e messaggi positivi su cui sostenervi.

Un’altra risorsa è l’allenamento del corpo in quanto a respirazione e rilassamento per combattere le situazioni che vi fanno innervosire.

 “Chi evita la tentazione evita il peccato”

Così come è possibile allenare il corpo e la mente, possiamo anche imparare a “reggere” il comportamento. Alcuni pratici esercizi consistono nel portare la mano in bocca e fermarla a 5 cm da essa resistendo alle sensazioni oppure mordere un dito e resistere per 20 secondi. Se si fa con coscienza e come allenamento, poco a poco ci abitueremo e sarà più facile identificare le sensazioni che precedono l’atto che vogliamo evitare, ovvero mangiare le unghie.

Cercare alternative (per la bocca e per le mani)

Tutti coloro i quali hanno combattuto contro una cattiva abitudine (più o meno inoffensiva) sanno quanto è difficile. È frequente, inoltre, l’incomprensione da parte delle persone che circondano l’individuo che vuole abbandonare questa abitudine, arrivando persino a rivolgergli commenti che alludono alla sua debolezza mentale.

A volte la visualizzazione, la volontà o la mentalizzazione non sono sufficienti. Dunque, trovare delle alternative può essere una soluzione. Non dimentichiamo che per una persona sarà valida un’opzione piuttosto che un’altra. L’importante è ricordare di poter agire su due aspetti: la bocca e le mani. 

Dinanzi al bisogno di avere qualcosa in bocca per placare i nervi, l’agitazione o la noia, possiamo ricorrere ad una gomma da masticare, a dello zenzero oppure a della liquirizia, una caramella, etc. In questo modo, viene meno il bisogno di occupare tale spazio con la mano.

Un altro punto su cui possiamo agire sono le dita. Lavarsi spesso le mani, indossare un paio di guanti, mettere dei cerotti o persino apparecchi per i denti invisibili eviterà l’azione. Quanto meno, può servire da promemoria diretto dell’obiettivo prefissato. Possiamo anche optare per altre distrazioni, ad esempio, un portachiavi, una pallina, una penna, etc. qualsiasi cosa con cui poter giocare e tenere le mani occupate.

Chi cerca trova

È una tentazione…Vi è un momento nel quale le unghie iniziano a crescere e si presenta una strana sensazione.

Involontariamente ci tocchiamo le dita, le guardiamo oppure accarezziamo le unghie. Un’altra abitudine comune di è passare i polpastrelli sulle unghie o cercare di sfregarle sui vestiti. Evitare questi gesti sarà fondamentale. Nel momento in cui avremo allenato l’attenzione per essere coscienti di quello che facciamo, ci risulterà facile evitare di cadere in tentazione.

Un semplice trucco è portare sempre con sé una limetta, qualora si presentino irregolarità nell’unghia o si spezzi. In questo modo, eviteremo di ricorrere ai denti per “limare” le unghie. Se ci ritroviamo a realizzare tale attività, possiamo risolvere “raccogliendo” le mani, ovvero se siamo in piedi, chiudiamo i pugni e cerchiamo qualcuno con cui iniziare una conversazione; se siamo seduti, mettiamo le mani in tasca oppure sotto le cosce.

Se lo stiamo facendo bene, diciamocelo

In questo paragrafo vogliamo segnalare la comune difficoltà nel riconoscere i propri meriti. Spesso, per via dell’educazione ricevuta o per paura di dare un’immagine diversa di quella che si vuole proiettare, smettiamo di valorizzare i piccoli successi che raggiungiamo. Ciò nuoce alla costruzione della propria immagine. Se abbiamo raggiunto una meta, dobbiamo premiarci. Ciò non ci renderà meno umili né ci crederemo superiori agli altri.

Anche se le persone che ci circondano possano considerarle azioni di poca importanza, se ci siamo prefissati una meta e l’abbiamo raggiunta, sarà positivo potenziare la soddisfazione che si sprigiona dal successo. Prefissiamoci piccole ricompense se siamo riusciti, ad esempio, a non mangiarci le unghie per una settimana. Nonostante ciò, cercare la complicità di chi ci circonda può certamente aiutarci nel processo. Comprendendo la situazione ed essendo empatici, rappresenteranno un sostegno fondamentale.

D’altro canto, se l’onicofagia diventa un problema di salute, al punto da causare sanguinamento, deformazione delle dita o se è associato ad un disturbo ossessivo-compulsivo, depressione o ansia cronica, sarà fondamentale rivolgersi ad uno specialista che possa consigliare, guidare e analizzare l’abitudine e tutte le sue conseguenze.