Ortosonnia, l'ossessione del sonno perfetto

06 agosto, 2020
Avete mai sentito parlare di ortosonnia? Sapete che può causare altri disturbi psichici? In che modo differisce da altri disturbi del sonno? Continuate a leggere per saperne di più.
 

I disturbi del sonno sono piuttosto diffusi tra la popolazione e, nello specifico, l’insonnia è quello più frequente. Circa un terzo della popolazione riferisce di soffrire di insonnia. Tra le possibili cause vi è l’ortosonnia, anche nota come ossessione del sonno perfetto, benché a sua volta questa possa essere una conseguenza dell’insonnia. In questo articolo cercheremo di individuare le cause di questo circolo vizioso.

Circa 9 milioni di italiani soffrono di insonnia cronica e più del 45% della popolazione adulta soffre di insonnia transitoria. Sono dati importanti, in quanto l’ortosonnia può anche essere all’origine di altri disturbi del sonno, come l’eccessiva sonnolenza diurna o ipersonnia e persino di altri disturbi psichici come la depressione.

Nelle prossime righe vedremo quali sono i sintomi, le cause, il trattamento e le possibili correlazioni di questo disturbo con altri problemi psicologici e fisici.

Donna che soffre di disturbi del sonno.

Cos’è l’ortosonnia e come distinguerla da altri disturbi simili

Il termine ortosonnia deriva dall’unione delle parole orto, che in greco significa “vero” o “corretto”, e somnium, ovvero “sonno” in latino. Si riferisce al desiderio, intenso e incontrollabile, o al continuo bisogno di dormire, al punto tale da divenire un’ossessione.

 

Questo desiderio può anche essere slegato dalla quantità di ore di sonno e dalla sensazione di sonnolenza al risveglio, benché spesso associato a insonnia. È importante distinguere l’ortosonnia da altre condizioni simili, come la clinomania, la narcolessia o l’ipersonnia.

La clinomania si riferisce al desiderio, od ossessione, di rimanere a letto tutto il giorno. Non va confusa con il classico “ancora cinque minuti” che segue il suono della sveglia. La clinomania comporta l’abbandono di tutte le attività quotidiane per rimanere a letto, senza necessariamente dormire.

L’ipersonnia consiste nell’eccessiva sonnolenza diurna pur avendo dormito a sufficienza, anche sette ore. Tale disturbo non si riferisce solo alla quantità di ore di sonno, ma anche al fatto che per la persona che ne soffre risulta difficile essere pienamente vigile dopo il risveglio.

La narcolessia, invece, è una malattia organica (non mentale) per la quale il bisogno di dormire diventa irrefrenabile. È spesso accompagnata da periodi di cataplessia, caratterizzata dalla repentina perdita del tono muscolare, da carenza di ipocretina (denominata anche oressina) e da una ridotta latenza del sonno REM (uguale o inferiore ai 15 minuti).

Cause e conseguenze dell’ortosonnia

L’ortosonnia può essere sia la causa sia la conseguenza di altri disturbi e può persino mascherarne altri. All’origine può esservi l’insonnia, in quanto dalla riduzione della qualità e della quantità di sonno nasce l’ossessione di voler dormire meglio. Ma ciò determina un circolo vizioso in cui entrambi i fattori si autoalimentano.

 

Nel caso dell’ipersonnia, pensare di continuo al bisogno di dormire (per via della convinzione di non aver dormito abbastanza) può causare sonnolenza pur non avendo sonno. Tale sonnolenza ci impedisce di mantenere adeguati livelli di allerta, compromettendo le nostre prestazioni.

A ciò si aggiunge un altro problema: andare a letto senza avere sonno ci farà trascorrere diverse ore nella speranza di addormentarci, ma senza riuscirci; alimenteremo così la convinzione di soffrire di insonnia.

“Dormire non è poca arte: è necessario vegliare tutto il giorno per giungervi.”

-Friedrich Wilhelm Nietzsche-

D’altra parte, l’ortosonnia può anche mascherare un disturbo più serio. Per esempio, le persone depresse possono passare l’intera giornata pensando al momento in cui andranno a letto, in quanto si tratta del momento che segna la fine della giornata e che coincide con la fine dei pensieri e della sofferenza.

In genere la depressione malinconica è accompagnata da difficoltà a conciliare il sonno o a frequenti risvegli. Nei casi di depressione atipica, invece, si presenta soprattutto ipersonnia.

In caso di sospetta ortosonnia, bisogna valutare l’assenza di sintomi ascrivibili ai criteri diagnostici per i disturbi depressivi al fine di ottenere un’adeguata diagnosi differenziale e scegliere, così, il trattamento più adatto.

Possibili trattamenti

Prima di scegliere il trattamento per l’ortosonnia bisogna effettuare una corretta valutazione per verificare che non si tratti della conseguenza di un problema più grave. Al tempo stesso, è necessario condurre un’adeguata analisi funzionale per conoscere i precedenti e le conseguenze del problema.

 

Se a fronte della valutazione si stabilisce che l’ortosonnia è legata all’insonnia, si potrà ricorrere a diversi interventi per curare il disturbo alla base. È fondamentale agire in tal senso, perché aumentando il numero di ore di sonno o la qualità dello stesso sarà possibile contenere l’ossessione per il sonno. A tale scopo si possono mettere in atto:

  • Tecniche di controllo degli stimoli: si tratta di istruzioni per ridurre i comportamenti incompatibili con il sonno e regolarne gli orari.
  • Regole di igiene del sonno: abitudini che favoriscono il sonno.
  • Restrizioni del sonno per limitare il numero di ore trascorse a letto in stato di veglia.
  • Intenzione paradossa: molto usata per interrompere le preoccupazioni legate all’insonnia. Quando l’ortosonnia è sia causa sia conseguenza dell’insonnia, quest’ultima tecnica si rivela molto utile. Dormire poco o male genera il pensiero “Devo dormire di più”, che diventa un’ossessione. Tale ossessione, a sua volta,  impedisce di riposare con normalità. L’intenzione paradossa viene impiegata per spezzare questo circolo vizioso.

La tecnica consiste nel chiedere alla persona di trascorrere il più tempo possibile sveglia a letto. Modificando il comando da “devo dormire” a “devo rimanere sveglio”, il bisogno di dormire smette di essere un’ossessione per il cervello, che non vi presta più attenzione. Come risultato, la persona riesce ad addormentarsi.

 

“La migliore cura per l’insonnia è dormire tanto.”

-W.C. Campos-

Donna che non riesce a dormire.

Il cervello si prende gioco di noi

La relazione tra ortosonnia e insonnia è un chiaro esempio di come il cervello riesca a sabotarci. Preoccuparsi, di per sé, non è negativo e può anche aiutarci a trovare la soluzione a un problema, ma preoccuparsi oltre il dovuto rischia di aggravare la situazione. È come se il cervello avesse una “soglia di preoccupazione tollerabile” e, una volta superata, ci è impossibile risolvere il problema, anche quando la soluzione è alla nostra portata.

Ci preoccupiamo così tanto di dormire meno del dovuto da trasformarlo in un disturbo. Con ciò non vogliamo trasmettere l’idea che bisogna sottovalutare eventuali difficoltà a prendere sonno, bensì che è bene farlo in modo utile e costruttivo, evitando che sia la stessa preoccupazione a privarci del meritato riposo.

Niente nella vita è tanto importante quanto pensiamo che lo sia nel momento in cui lo pensiamo.

-Daniel Kannehman-