Otto Fenichel, psicoanalista di seconda generazione

22 luglio, 2020
Otto Fenichel fu uno dei principali promotori della così detta "psicoanalisi di sinistra". Lavorò per integrare le teorie di Freud con il marxismo e diede un grande contributo tecnico alla cura psicoanalitica.
 

Il nome di Otto Fenichel non è forse fra i più noti nel campo della psicoanalisi. Considerato soltanto un “tecnico” da parte del ramo più ortodosso della scuola, dunque non ritenuto di grande importanza, Fenichel fu comunque un valido psicoanalista che ha contribuito in gran misura a consolidare le tesi di Freud.

Otto Fenichel è considerato uno degli psicoanalisti di seconda generazione, ovvero il gruppo freudiano nato tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo. La maggior parte di essi presero in eredità le teorie di Freud, pur personalizzando la dottrina psicoanalitica con il proprio contributo personale.

“Inoltre, ritengo indubbio che una modificazione reale dell’uomo con la proprietà, sarebbe (…) più efficace di qualsiasi precetto etico.”

-Otto Fenichel-

In gioventù fu testimone della rivoluzione russa, dell’ascesa del nazismo e di altri capisaldi della storia. Fu anche uno dei rappresentati della cosiddetta “sinistra psicoanalitica”, accanto a figure quali Erich Fromm, Siegfried Bernfeld e Wilhelm Reich. Tutti loro si dedicarono ad associare la psicoanalisi al marxismo e a esplorare i confini politici dell’inconscio e i suoi fenomeni.

I primi anni di Otto Fenichel

Otto Fenichel nacque a Vienna (Austria) il 2 dicembre 1987 in una famiglia ebraica molto credente. Suo padre, Leo, era avvocato tributarista per l’impero austroungarico. Otto militò attivamente nel movimento della gioventù austriaca e nei collettivi giovanili ebraici. In quegli anni aveva il proposito di far confluire la rivoluzione politica con la libertà sessuale.

 

Su questo argomento, insieme ad alcuni compagni, nel 1916 scrisse un testo che gli valse l’espulsione dal liceo in cui studiava. In realtà, nel 1912 aveva creato assieme ad altri 20 compagni un gruppo che impartiva seminari di sessuologia all’interno dell’Associazione Accademica di Medici Ebrei. Lo scopo era compensare la carenza di tali contenuti nei programmi dell’università.

Iniziati gli studi universitari, si interessò fin da subito alla psicoanalisi, assistendo con entusiasmo alle conferenze di Sigmund Freud. Nel 1918 entrò in contatto con le tesi di Siegfried Bernfeld e presto entrò a far parte delle famose “riunioni del mercoledì sera” della Società Psicoanalitica di Vienna.

Conclusi gli studi in medicina, Otto Fenichel si trasferì a Berlino per ricevere la formazione da psicoanalista nel policlinico di psicoanalisi e nell’istituto di formazione in psicoterapia della città.

Rappresentazione di Freud con libro in mano

Un lavoro proficuo

Nel 1922 condusse la sua prima analisi con Paul Federn e poi con Sandor Rado, a Berlino. All’epoca iniziò a mettere in dubbio le pratiche burocratiche della Società Psicoanalitica di Vienna, decidendo di fondare un gruppo separato denominato “Seminario dei bambini”, che diresse insieme a Schultz-Hencke fino al 1933.

 

Nel 1930 entrò a far parte del gruppo anche Wilhelm Reich, unendosi a molti altri importanti psicoanalisti dell’epoca. Stando ai suoi appunti, riteneva il nuovo collettivo molto più all’avanguardia in merito alle questioni sociali rispetto al gruppo di Vienna. Fu così che nacque il movimento dei politici freudiani, che raggiunse l’apice nel 1931. I diverbi al suo interno non tardarono ad arrivare, sia per motivi personali che legati a divergenze intellettuali.

Con l’arrivo di Hitler al potere e la messa al rogo dei libri di Freud, il gruppo dovette sciogliersi. Otto Fenichel inventò un sistema di comunicazione clandestina che fu denominato Rundbriefe (lettere circolari) e che gli permise di mantenere vivo lo scambio di pensieri. Si dice che furono inviate più di 119 lettere nelle quali si discuteva di ogni tipo di argomento.

Un’interessante eredità

Otto Fenichel fu costretto all’esilio a Oslo, Norvegia. Si incontrò varie volte con Wilhelm Reich, seppur fra i due emerse un’importante divergenza. Se da una parte Reich sosteneva la lotta diretta contro il nazismo per preservare la psicoanalisi e il marxismo, Fenichel preferiva il lavoro clandestino. Questa discordia portò i due grandi psicoanalisti a separarsi.

Menti collegate da un filo
 

Nel 1945 pubblicò la sua prima opera, Trattato di psicoanalisi della nevrosi e delle psicosi con un’edizione in due volumi. Visse per un periodo a Praga per poi emigrare negli Stati Uniti, dove ritrovò alcuni dei suoi vecchi compagni.

La situazione che lo accolse non fu delle più semplici: gli Stati Uniti non riconobbero la sua formazione da medico, motivo per cui dovette diplomarsi nuovamente nel 1946. Si vide inoltre costretto a non poter esprimere liberamente le sue opinioni di sinistra.

In America si trovò di fronte a un modello di psicoanalisi medicalizzato, che secondo lui svalutava il lavoro di Freud. Angustiato e relativamente confinato, morì prematuramente a soli 48 anni. La sua opera rimane un punto di riferimento obbligatorio per i tecnici della teoria freudiana.

 
  • Allport, G. W., & Fenichel, O. (1968). Psicología y psicoanálisis de los rasgos de carácter. Paidós.
  • Fenichel, O. (1966). Teoría psicoanalítica de las neurosis. Editorial Paidos, Buenos Aires.
  • Fenichel, O., & Carlisky, M. (1957). Teoría psicoanalítica de las neurosis. Nova.