Otto Gross: biografia di uno psichiatra atipico

03 luglio, 2020
Sembra che Otto Gross sia stata una figura talmente singolare che persino Sigmund Freud si astenne dal psicoanalizzarlo. Al contrario, Jung intraprese tale impresa finendo per essere psicoanalizzato egli stesso da Gross.

Otto Gross non è una figura nota a tutti e il motivo è alquanto ovvio: si è impegnato per lungo tempo a cancellare di essere stato al centro del movimento psicoanalitico classico e di aver scosso le fondamenta di tale corrente con la sua stessa esistenza. Sebbene sia stato decisamente produttivo e abbia dato alla luce una notevole quantità di scritti, tali contributi furono sistematicamente occultati o sminuiti.

Gross può essere considerato il precursore dell’antipsichiatria. Silvia Tendlarz, studiosa della vita e delle opere di Otto Gross, lo ha definito “il primo psicotico in analisi”. Per molti dei suoi contemporanei non era che un paziente. Tuttavia, parte del suo lavoro ha avuto notevole influenza sul movimento dadaista ed è stato un precursore in molti aspetti.

Artista e bohémien. Anarchico convinto, oltre che psichiatra e psicoanalista. Cofondatore della comunità utopica di Ascona, che oggi potrebbe essere considerata la prima comunità hippy della storia. Spiritoso, divertente, dipendente dalla cocaina e dalla morfina, femminista e difensore radicale della libertà; destò stupore e meraviglia in chiunque ebbe modo di conoscerlo.

” Noi crediamo che la prima e autentica rivoluzione sarà quella che riunirà in una cosa sola la donna, la libertà e lo spirito.”

-Otto Gross-

Otto Gross, uno psichiatra speciale

Gross nacque in Austria il 17 marzo del 1877. Si sa ben poco della sua infanzia e della sua formazione. Sappiamo con certezza, però, che è stato l’unico figlio di Hans Gross, considerato uno dei pionieri della criminologia moderna. Otto per un certo periodo rimase molto legato al padre, finendo in seguito per allontanarsene. Respingeva le idee deterministiche delle sue teorie.

Il rifiuto del padre e l’atteggiamento libertario che lo aveva contraddistinto fin dalla tenera età lo portarono a diventare uno degli amici più intimi di Franz Kafka. Entrambi sognavano di fondare una rivista contro il patriarcato. Molte delle idee che li unirono si possono ritrovare in Lettera al Padre di Kafka.

In molti affermano che Gross non ha solo studiato la schizofrenia, ma l’ha anche sperimentata. La sua vita è stata un susseguirsi di esperienze contraddittorie. Intraprese dei viaggi in Sud America, prestando servizio come medico su una nave e in un reggimento ungherese durante la guerra.

Adorava l’arte ed era ben inserito nei circoli espressionisti. È stato anche assistente di Kraepelin, considerato il padre della psichiatria. Gross aveva persino tentato di sporgere denuncia contro di lui perché non conosceva la psicoanalisi.

Otto Gross, psichiatra

Gross, l’anarchico

Per molti, Otto Gross è una delle figure di spicco dell’anarchismo, insieme a Bakunin e Kropotkin. Detestava i sistemi di potere e le regole che limitavano la libertà. Era tossicodipendente e seguì diverse terapie di disintossicazione. Proprio su queste terapie siamo a conoscenza di un episodio particolarmente interessante.

Gross si era recato a Burgölzli per disintossicarsi. La richiesta di ricovero era stata firmata da Sigmund Freud in persona. Tuttavia, il padre della psicoanalisi aveva preferito non sottoporlo direttamente a un trattamento. Aveva affidato il compito a Carl Gustav Jung, chiedendogli di lavorare solo sulla sua dipendenza e niente più. Ma Jung aveva ignorato la richiesta, iniziando con le sedute di psicoanalisi.

Iniziarono così una serie di sessioni, una delle quali durata 24 ore. Dopo questa insolita seduta, Jung affermò di essere stato psicoanalizzato da Gross. In un episodio più o meno psicotico, Jung arrivò ad affermare di essere il “fratello gemello” di Gross. Dopo questo fatto, prese in antipatia Otto, il quale fuggì dalla rigida disciplina dell’internamento.

Copertina libro

Lo psicanalista bandito

Otto Gross non era affatto uno psicanalista ortodosso con i suoi pazienti. Spesso le sue pazienti diventavano sue amanti; sembra svolgesse le sedute in squallidi bar. Inoltre, s’incaricò di accompagnare alla morte due suoi pazienti, in quanto convinto sostenitore dell’eutanasia e del suicidio assistito.

Era anche un instancabile femminista, oltre ad avere rispetto per l’omosessualità. Nella comunità utopica di Ascona promuoveva la libertà assoluta, la totale assenza di norme, e ciò veniva visto da molti come una pratica scandalosa. Buona parte dei suoi amici e colleghi finì per rinnegarlo.

Il mondo della psicoanalisi lo ostracizzò, cancellando il suo nome dalla storia ufficiale del movimento sebbene in molti, tra cui lo stesso Freud, riconobbero i grandi contributi dei suoi scritti. Otto Gross venne accusato di negligenza e dichiarato mentalmente insano. Tutto ciò lo portò a un progressivo isolamento. Morì di stenti e di freddo in una strada di Berlino, ad appena 43 anni. Furono solo gli artisti a difendere il suo lavoro e la sua memoria.

  • Gross, O. (2003). Más allá del diván: apuntes sobre la psicopatología de la civilización burguesa. Alikornio.