Pablo Neruda e il silenzio: l’arte di unirsi con la bontà

25 aprile 2018 in Libri 527 Condivisi
Ragazza seduta su una roccia

Restare in silenzio di Pablo Neruda è probabilmente una delle poesie più belle che siano mai state scritte. In essa, ci incoraggia a restare fermi e in silenzio almeno per un momento. È un invito alla partecipazione dell’essere mediante la natura. È il ritrovarci con la nostra essenza per abbracciare la bontà e il rispetto, lasciando che ogni pezzo disordinato torni al suo posto.

Il tema del silenzio è senza dubbio una dimensione ricorrente nel campo della psicologia, lo sappiamo. Tuttavia, non possiamo trascurare il valore che ha sempre avuto nelle discipline artistiche e letterarie. Claude Debussy diceva che il silenzio è ciò che resta fra una nota e l’altra. È esso che, a suo modo, conferisce maggiori forza e bellezza a qualsiasi composizione musicale.

Borges, da parte sua, espresse in una delle sue poesie la bellezza e la profondità contenute nel silenzio come dimensione rivelatrice, lì dove ricordare chi siamo e cosa amiamo. In questo lascito culturale di composizioni poetiche e musicali, il messaggio che ci ha rivolto Neruda con la sua ode Restare in silenzio emerge per varie ragioni. È un invito a restare immobili, a fermare l’ingranaggio dei nostri macchinari e il senso di umanità artificiale e vuota, per ricordarci quello che sonta davvero conta.

Pablo Neruda

Pablo Neruda e il silenzio come insegnamento

Le persone, in media, detestano il silenzio nello stesso modo in cui la natura detesta il vuoto e si affretta a riempirlo con cespugli in ogni dove. Il silenzio alimenta la nostra immaginazione, ma ci fa cadere anche negli abissi dell’ansia, nel vortice delle preoccupazioni. Non siamo abituati a questo scenario, come non lo sono le nostre città, sempre animate dal mormorio meccanico delle automobili, dai negozi che non chiudono mai o dalle industrie insonni.

Abbiamo dimenticato che il silenzio ha potere, è didattico e, come se si trattasse di un sortilegio, è capace di rafforzare i nostri aspetti che credevamo estinti. Pablo Neruda nella sua poesia evoca un canto alla riflessione congiunta, a prescindere dalla nostra lingua. Ci consiglia, come facciamo a volte con i bambini, a contare fino a dodici e a restare in silenzio.

È dunque il momento di fermarci e interrompere qualsiasi cosa, ci dice. È l’ora di restare immobili, solo per un istante, lasciando le braccia in basso, per immergerci in questa dimensione a volte tanto scomoda che è il silenzio. Lasciandoci cogliere da questa mite quiete, da questo spazio fra nota e nota di cui parlava Debussy, forse ci accorgeremo di cosa stiamo facendo con la nostra vita. E con il mondo.

“Ora conteremo fino a dodici
e tutti resteremo fermi.
Una volta tanto sulla faccia della terra,
non parliamo in nessuna lingua;
fermiamoci un istante,
e non gesticoliamo tanto.

Che strano momento sarebbe
senza trambusto, senza motori;
tutti ci troveremmo assieme
in un’improvvisa stravaganza.

Nel mare freddo il pescatore
non attenterebbe alle balene
e l’uomo che raccoglie il sale
non guarderebbe le sue mani offese.

Coloro che preparano nuove guerre,
guerre coi gas, guerre col fuoco,
vittorie senza sopravvissuti,
indosserebbero vesti pulite
per camminare coi loro fratelli
nell’ombra, senza far nulla.

Ciò che desidero non va confuso
con una totale inattività.
È della vita che si tratta…

Se non fossimo così votati
a tenere la nostra vita in moto
e per una volta tanto non facessimo nulla,
forse un immenso silenzio interromperebbe la tristezza
di non riuscire mai a capirci
e di minacciarci con la morte.

Forse la terra ci può insegnare,
come quando tutto d’inverno sembra morto
e dopo si dimostra vivo.

Ora conterò fino a dodici
e voi starete zitti e io andrò via”.

La natura come sinonimo di bontà

Il silenzio è uno strumento terapeutico spesso sottovalutato e di cui tutti dovremmo fare maggior uso. I silenzi sono un modo per riordinare il pensiero, questo spazio dove comprendere meglio gli altri, imparando a essere più compassionevoli e vicini a coloro che ci circondano. Perché il silenzio ci permette di ascoltare e anche di vedere con maggior delicatezza e attenzione.

Natura

Pablo Neruda con la sua poesia ci trasmette una naturalizzazione del silenzio. Ci ricorda questa connessione con la terra come avvicinamento al nostro essere autentico. Perché non vi sono locomotive, non esiste la fretta e non vengono orchestrate guerre. Ciò che è naturale è a sua volta primordiale, questa origine alla quale collegarci di volta in volta per ristabilire le nostre priorità, per calibrare il nostro sguardo e dirigerlo verso ciò che è davvero importante.

Il silenzio è, in questa bella composizione poetica, un soffio creatore che ci incoraggia a esistere in un altro modo. Grazie al quale comprenderci meglio, essere più trasparenti e rispettosi. Pochi lasciti culturali racchiudono tanta forza in pochi versi, questi che dovremmo ricordare con maggiore frequenza per dare forma a una realtà più bella, dignitosa e positiva per tutti.

Dunque facciamolo, contiamo fino a dodici e restiamo in silenzio. Facciamoci abbracciare da esso.

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