Il paese delle meraviglie

· 17 settembre 2015

Considero più coraggioso chi vince i suoi desideri

che chi vince i suoi nemici,

perché la battaglia più dura è quella con sé stessi.
Aristotele


Tempo fa ho sognato un paese delle meraviglie. Un luogo dove non esistevano le bugie, l’ipocrisia, i tradimenti, l’invidia o l’assenza di scrupoli. Un mondo dove ognuno sapeva che il suo bene era anche il bene della comunità, e che con le piccole azioni si poteva raggiungere facilmente la felicità, per se stesso e per gli altri…

È stato allora che mi sono svegliato e il mio paese delle meraviglie era sparito… come se si fosse trattato del Vaso di Pandora, il mondo in cui viviamo si è dischiuso davanti ai miei occhi. Un mondo dove la guerra convive accanto alle più belle opere d’Arte, ed entrambe sono il prodotto della mano umana…

Un mondo in cui ci congratuliamo con il vicino per i suoi traguardi mentre l’invidia ci rode dentro, senza nemmeno accorgerci che quel sentimento fa del male a noi stessi e a nessun altro. Un mondo in cui i telegiornali ci riempiono di immagini di guerra e orrore mentre siamo seduti a tavola tranquilli e pranziamo…

E dove ancora ci preme che gli altri vedano come siamo casti e puri di fronte ad un’Opera d’Arte a contenuto erotico o a un film un po’ su di tono, nonostante tutti sappiano ormai come va il mondo… un mondo dove le applicazioni di messaggistica istantanea hanno rimpiazzato la comunicazione faccia a faccia e quel “Buongiorno, come va?” che ormai diciamo con poca o nessuna voglia.

Eppure questo è il mondo reale, un mondo imperfetto come lo siamo noi stessi e dove l’uomo continua a ripetere i suoi errori e le sue vittorie fin dall’inizio dei tempi, perché così è e così sarà sempre… ma qualcosa dentro di me mi dice che quando cresciamo, quando siamo convinti di essere ormai adulti, è perché dentro di noi è cresciuto un albero forte che ci mantiene sereni e resistenti di fronte ai venti forti e inaspettati…

Siete un po’ più saggi e ormai sapete in cosa consiste il gioco della vita, e siete arrivati al punto da ripetere a voi stessi con ironia “la realtà supera sempre la finzione”, o “Cést la vie”, ma non per questo diventate tristi o vi scoraggiate, restii al contatto con gli altri o increduli… il mondo è imperfetto e anche noi lo siamo.

Quando si impara a perdonare e a perdonare se stessi, tutto diventa più facile, e nella buona o nella cattiva sorte si capisce che c’è sempre qualcosa per cui valga la pena vivere. Possono essere i vostri figli, i genitori o le semplici cose di tutti i giorni ciò che vi rendono vivi e felici, perché moriamo solo quando cominciamo a rendere omaggio all’abbandono e lo accettiamo come una costante nelle nostre vite.

Dedicato a una persona speciale che non c’è più e che amò la vita fino al suo ultimo respiro. E dedicato anche a tutte quelle persone che stanno passando un momento triste o difficile della loro vita. Con tutto il mio affetto e il mio rispetto, vi incito a costruire dentro di voi il vostro albero forte e resistente.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,

mi ha dato due stelle che quando le apro

perfetti distinguo il nero dal bianco,

e nell’alto cielo il suo sfondo stellato,

e tra le moltitudini l’uomo che amo.

 

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,

mi ha dato l’ascolto che in tutta la sua apertura

cattura notte e giorno grilli e canarini,

martelli turbine latrati burrasche

e la voce tanto tenera di chi sto amando.

 

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,

mi ha dato il suono e l’abbecedario

con lui le parole che penso e dico,

madre, amico, fratello luce illuminante,

la strada dell’anima di chi sto amando.

 

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,

mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi,

con loro andai per città e pozzanghere,

spiagge e deserti, montagne e piani

e la casa tua, la tua strada, il cortile.

 

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,

mi ha dato il cuore che agita il suo confine

quando guardo il frutto del cervello umano,

quando guardo il bene così lontano dal male,

quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari.

 

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,

mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto,

così distinguo gioia e dolore

i due materiali che formano il mio canto

e il canto degli altri che è lo stesso canto

e il canto di tutti che è il mio proprio canto.

 

Grazie alla vita.