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Paura dei gatti o ailurofobia: cause e trattamento

Molti li adorano, alcuni li temono. La paura dei gatti non è tanto diffusa quanto quella per i cani, ma può essere molto limitante. Ecco le caratteristiche dell'ailurofobia e le possibili cause. 

Paura dei gatti o ailurofobia: cause e trattamento

Ultimo aggiornamento: 07 dicembre, 2020

Misteriosi, intelligenti, attenti, agili e sempre circondati da un’aura elegante ed enigmatica. I felini sono protagonisti di leggende e persino racconti del terrore, come il classico Il gatto nero di Edgar Allan Poe. La paura dei gatti è, per qualcuno di noi, motivata e reale; si tratta di una fobia che può essere limitante in un mondo che ama queste creature.

Parlare di fobia vuol dire addentrarsi in un mondo quotidiano, ma allo stesso tempo singolare. È uno dei disturbi psichiatrici più comuni: ognuno di noi, chi più chi meno, deve fare i conti con la propria paura irrazionale, quella che può renderci la vita più complicata. Un aspetto tipico di questa condizione è la nota difficoltà a risalire all’origine di tale paura.

Nel 1914 la rivista American Journal of Psychology pubblicò il celebre studio genetico della paura dello psicologo statunitense G. Stanley Hall. Questi aveva identificato 136 fobie, un elenco diventato attualmente molto più lungo.

Punto di riferimento per lo studio dell’ailurofobia o paura dei gatti fu, invece, il neurologo americano Silas Weir Mitchell che nel 1902 iniziò a raccogliere quante più informazioni possibili su questa fobia, permettendoci di comprenderla meglio.

Gatto tigrato con occhi chiari.

Paura dei gatti: in che cosa consiste e qual è la causa?

Nel 1791, nella cittadina di Plymouth, un giudice dichiarò un gatto colpevole della morte di un bambino in fasce. L’animale, comandato da una strega – secondo la sentenza – aveva “assorbito” il respiro del bambino. Erano, naturalmente, tempi di oscurantismo e fanatismo in cui l’idea del felino era associata al maligno.

Secondo alcune teorie, le paure irrazionali sono spesso alimentate dalle paure ataviche che accompagnano l’uomo fin dall’antichità. Forse la paura dei gatti ha questa origine, forse. Tornando alla scienza, il neurologo Silas Weir Mitchell aveva individuato in questa fobia precise caratteristiche.

Per cominciare, la fobia dei gatti non porta a reagire nello stesso modo nei confronti di altri felini. In altre parole, l’avversione non si estende alle linci, le tigri, i leoni, ecc. Chi soffre di ailurofobia può visitare uno zoo e addirittura sentirsi attratto da questi animali. Invece, non può entrare nella stessa stanza in cui è presente un gatto.

In alcuni casi, la sola idea può scatenare un attacco di panico, anche se l’animale è stato chiuso in un’altra stanza in modo da non spaventare la persona fobica.

Come si manifesta questa fobia?

Le fobie si possono manifestare in modi diversi e con intensità variabile. In genere, tuttavia, si possono individuare alcune caratteristiche comuni.

Reazioni emotive

  • Avversione o disgusto nei confronti dei gatti.
  • La paura può impedire di fare visita a parenti e amici che hanno un gatto.
  • La paura è intensa e spesso paralizza la persona.
  • È comune che la persona fobica provi rabbia nel vedere che gli altri non capiscono la sua paura o angoscia.

Reazioni cognitive (pensieri)

  • Incapacità di pensare ad altra cosa in presenza di un gatto. L’attenzione viene rivolta esclusivamente all’animale.
  • I pensieri possono diventare paranoici, immaginando le numerose situazioni in cui ci si può imbattere in un gatto. Camminare sul marciapiede o entrare in casa di estranei può diventare un’esperienza carica di angoscia.
  • In alcuni casi è sufficiente sentire un miagolio dalla strada per temere di entrare a contatto con l’animale.

Sintomi fisiologici

  • Tachicardia, vertigini, sudorazione.
  • Dolore al petto, sensazione di soffocamento.
  • Mal di stomaco.
  • Gli attacchi di panico sono una possibile reazione.

Quali sono le cause della paura dei gatti?

L’origine delle fobie può essere aspecifica, ovvero non sempre è semplice individuare cosa le motiva o le alimenta. Nel caso dell’ailurofobia, tuttavia, possiamo individuare alcuni fattori scatenanti:

  • Esperienze negative vissute con i gatti. Essere stati graffiati o morsi da un gatto da bambini può generare un ricordo traumatico.
  • In alcuni casi, l’avversione all’animale viene trasmessa da genitore in figlio. È sufficiente che il padre o la madre mostri repulsione verso i gatti per seminare nel figlio la stessa fobia.
  • Nella maggior parte dei casi, la paura sorge senza uno specifico agente scatenante. 

Ragazza che ha paura dei gatti.

Come si cura la paura dei gatti?

Qualunque fobia è figlia dell’ansia. In questa situazione si mescolano paure irrazionali, pensieri distorti, emozioni incontrollate e comportamenti che sfuggono al nostro controllo. Se l’ailurofobia arriva a limitare la vita quotidiana, è bene ricorrere a un aiuto specialistico. La strategia di affrontamento di solito si basa sulle seguenti tecniche:

  • Terapia dell’esposizione. La persona viene accostata allo stimolo ansiogeno (il gatto) e si interviene sulle sue reazioni cognitive ed emotive.
  • La terapia cognitivo-comportamentale è la più indicata per impostare una corretta gestione delle fobie. Grazie a essa, possiamo individuare pensieri disadattivi, regolare le emozioni e integrare comportamenti più adeguati.
  • Anche le tecniche di rilassamento e respirazione sono molto utili.

In breve, sebbene questa condizione non sia estesa quanto la paura dei cani, può essere limitante. Il gatto è un inquilino comune delle nostre case e strade: trattare la paura consente una vita migliore.

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  • André, C. (2006). Psicología del miedo. Temores, angustias y fobias. Barcelona. Editorial Kairós.
  • Bourne, E. J. (2005). The Anxiety & Phobia Workbook, 4ª ed. New Harbinger Publications.
  • Louis S. London, M.D. (1952). Ailurophobia and ornithophobia. The Psychiatric Quarterly 26: 365-371.
  • S. Weir Mitchell, M.D. (1905). Of ailurophobia and the power to be conscious of the cat as near, when unseen and unheard. Transactions of the Association of American Physicians 20: 4-14.