Paura di perdere il lavoro per la pandemia

21 maggio, 2020
Viviamo in un momento di grande incertezza e una delle dimensioni con cui dobbiamo fare i conti è la paura di perdere il lavoro. È un timore che dobbiamo affrontare senza perdere di vista la vera priorità: proteggere la nostra salute e contenere la diffusione del Covid-19.

Tra le tante dimensioni da affrontare in questo momento, c’è la paura di perdere il lavoro come effetto del Covid-19. Non è certo un pensiero irrazionale e non si tratta di essere catastrofisti o troppo negativi. È una possibilità, uno tsunami che travolge il mondo intero. Che possiamo fare di fronte a questa situazione?

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) ha annunciato pochi giorni fa che l’attuale crisi potrebbe causare la disoccupazione di 25 milioni di persone in tutto il mondo. 

Di fronte a un’emergenza di questa portata, c’è solo una risposta che potrebbe attutire i danni: un’azione coordinata, decisa e immediata di tutti gli stati. Al momento attuale tutti i paesi stanno attivando misure volte a fornire protezione sociale. A quanto pare, però, potrebbe non essere sufficiente.

In un articolo pubblicato sul New York Times, si paventa che, proseguendo con le attuali strategie, la nostra economia morirà di Coronavirus. Si sollecita, quindi, ad agire in modo concertato e rapido per dare forma al reddito di base universale (che potrebbe essere applicato anche dal governo di Donald Trump). Il secondo passo è formulare un piano per dare ossigeno all’economia e frenare l’emorragia dei licenziamenti.

Tuttavia, come sottolineano Paul Romer, premio Nobel per l’economia 2018, e Alan M. Garber, medico economista e rettore dell’Università di Harvard, tutto questo passa, innanzitutto, attraverso la nostra capacità di frenare l’avanzata del Coronavirus.

In che modo? Tramite la formula nota: confinamento, dispositivi di protezione per gli operatori sanitari e lo studio di un vaccino da rilasciare quanto prima.

Paura di perdere il lavoro a causa della pandemia. Che fare?

Sono in molti a vivere questo periodo di quarantena nella paura di perdere il lavoro a causa della pandemia. Non è certo un buon coinquilino. La paura, la preoccupazione, può assumere dimensioni enormi e diventare l’epicentro delle nostre giornate.

Se alla paura di ammalarsi o alla preoccupazione di stare già lottando contro la malattia, aggiungiamo l’angoscia lavorativa, l’impatto psicologico diventa difficile da sopportare. È necessario, quindi, conoscere alcune strategie o spunti di riflessione.

Ricordare le priorità in questo momento

La paura di restare disoccupati a causa del Covid non è infondata. Qualcuno di noi ha accesso a meccanismi di protezione del lavoro oppure ha avuto, anche se tra mille incertezze, la possibilità di accedere allo smart working.

Sono timori comprensibili. In questo momento, tuttavia, vale la pena di ricordare quali sono le nostre priorità.

  • Usando un’espressione molto corrente, la priorità in questo momento è proteggerci dalla malattia. Il distanziamento sociale e l’adozione di misure preventive ogni volta che usciamo di casa devono essere il nostro obiettivo principale.
  • Essere costantemente preoccupati ci porta ad abbassare la guardia e a esporre noi stessi e gli altri a un maggiore rischio.
  • Dobbiamo restare concentrati sulla realtà immediata e su ciò che ci viene richiesto volta per volta. Perdere il lavoro è preoccupante, certamente, ma non possiamo per questo distogliere l’attenzione dai nostri cari, dai nostri anziani, dai nostri bambini

Preoccupazione costruttiva e preoccupazione negativista

Abbiamo diritto di avere paura di perdere il lavoro, di preoccuparci, di lasciare che questa ombra ogni tanto occupi la nostra mente. È comprensibile. Esistono, tuttavia, due tipi di preoccupazione, ma solo una può aiutare in questa circostanza.

La preoccupazione negativista non serve in questo momento: ci blocca e alimenta il fuoco dell’ansia. Non nutritela. Appare nella nostra mente con idee come: “Questa crisi ci lascerà tutti a terra”. “Quando questo finirà, niente sarà come prima, resteremo tutti senza lavoro”. “Non ne usciremo mai, è un disastro a livello mondiale”.

La preoccupazione costruttiva, al contrario, ha un focus più costruttivo e strategico. Non afferma, si fa domande:

  • Che probabilità ho di perdere il lavoro? Sarà un fermo momentaneo o definitivo?
  • Nel mio settore, la mia figura sarà ancora necessaria quando usciremo dalla quarantena?
  • Sono una persona con una lunga esperienza. Devo avere paura che mi licenzino o che nessuno mi assuma più? È un timore fondato?
  • Cosa mi hanno detto a lavoro? Che possibilità oggettive ho di essere riconfermato?
  • Se dovessi perdere il lavoro, cosa potrei fare? Potrebbe essere un’opportunità per migliorare la mia situazione?
Paura di perdere il lavoro, donna preoccupata

Paura di perdere il lavoro: attenzione alle fonti che alimentano lo stress

Tenere sotto controllo le fonti di stress è un modo essenziale per ridurre questa paura. Ad esempio, i gruppi di lavoro su WhatsApp possono essere fulcro di una buona quantità di ansia in questo momento. La preoccupazione è contagiosa e spesso circolano informazioni erronee o sovradimensionate che tendiamo a filtrare attraverso il nostro lato allarmista e negativo.

Identifichiamo quali situazioni, fonti o persone intensificano la nostra inquietudine. È importante mantenere un atteggiamento realista senza cadere nel catastrofismo. Impariamo a preoccuparci in modo costruttivo e non disfattista. In situazioni di difficoltà e incertezza, la nostra mente deve essere sempre la nostra migliore alleata.