La cosa peggiore per un bambino è la morte dei genitori

20 giugno 2017 in Psicologia 2015 Condivisi

“Ho perso mio padre a 8 anni, quasi 9. Non ho dimenticato la sua voce profonda e amorevole. Dicono che gli assomiglio. Ma c’è una cosa che ci distingue: mio padre era un uomo ottimista”. Così comincia la testimonianza di Rafael Narbona, un uomo che ha perso suo padre quando era ancora molto piccolo. Una situazione che l’ha segnato profondamente e che conferma che la perdita dei genitori è di sicuro la cosa peggiore che possa capitare a un bambino.

Durante l’infanzia, i bambini creano un legame speciale (nella maggior parte dei casi positivo e incondizionato) con i genitori. Per loro, è il primo contatto importante che influenzerà i loro futuri rapporti affettivi. I genitori sono il sostegno dei figli, il modello da seguire, quelle persone che aiutano ad illuminare la strada che i figli percorreranno perché ancora non la conoscono e sono nuovi nel gioco della vita. Per questo, la morte dei genitori quando i figli sono molto giovani, è per questi ultimi un duro colpo che li segnerà profondamente.

Perché io? Cosa sarebbe successo se i miei genitori non fossero morti? Cosa penserebbero della mia vita di oggi? Sarebbero d’accordo con le decisioni che ho preso? Sono tutte domande senza risposta, che spesso accompagnano per tutta la vita chi ha perso i genitori prematuramente. Troppo presto.

La morte dei genitori lascia un segno indelebile, una cicatrice o una ferita

Rafael Narbona sa bene quanto sia difficile perdere suo padre; morto di infarto, quando lui aveva solo 8 anni. L’incredulità di fronte a questo evento inaspettato lo ha spinto a chiedersi “perché è successo a me?”, a cercare la solitudine durante la ricreazione a scuola, quando in realtà avrebbe dovuto giocare spensierato con i compagni.

Potremmo pensare, da un punto di vista adulto, che i bambini dimentichino in fretta, ma questo non vale per gli eventi importanti. Vivono con grande intensità tutto ciò che accade loro e la traccia lasciata da ogni evento è difficile da cancellare. La tristezza che provano nel vedere altri genitori con i loro figli e il rifiuto di questa realtà per loro misteriosa e dolorosa che è la morte si protraggono per tutta la vita.

La morte dei genitori darà inizio ad un processo di lutto  le cui fasi durano a seconda della persona e di quanto sia profonda il segno lasciata da questo evento. La rabbia, l’incredulità e la negazione iniziale dovrebbero essere poi sostituite dalla tristezza e dall’accettazione. Nel caso di Rafael Narbona, la rabbia ci ha messo molto a scomparire ed è stata particolarmente intensa durante l’adolescenza.

Per i bambini, è molto più difficile capire che le persone e in generale gli esseri viventi muoiono e che questo significa che non torneranno più.
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La ribellione nei confronti delle autorità e il mancato rispetto degli orari non sono segnali di una mancanza di educazione, ma di un terribile dolore interiore. È un modo di manifestare lo sconforto e il malessere rispetto a qualcosa che genera rifiuto.

Tristezza che si trasforma in dolce nostalgia

Come tanti altri bambini che perdono i genitori, Narbona è passato dal lottare continuamente contro il mondo con una grande rabbia a diventare professore, giornalista e scrittore come suo padre. Nel suo dolore ha idealizzato il padre, al punto che la sua vita è cambiata completamente quando ha deciso di seguirne le orme. Tuttavia, la tristezza non se n’è andata e Narbona si è impegnato a portare avanti un processo di guarigione che lo ha spinto a vedere il padre come un essere imperfetto, ma reale.

Quando uno dei due genitori muore, i bambini si aggrappano a quell’immagine idealizzata mentre lottano contro un mondo che ha rubato loro la persona che più amavano. A volte finiscono per seguire i passi dei genitori, in nome di un profondo desiderio di sentire più vicina quella persona, non di rimpiazzarla. La tristezza, però, è sempre presente, così come il rancore verso il mondo che ha portato via la persona amata.

La famiglia non dovrebbe mai dissimulare la tristezza, è positivo coinvolgere i bambini nell’esperienza del dolore.
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I bambini soffrono molto se perdono un genitore in tenera età. Per questo, permettere loro di esprimere i propri sentimenti, di parlare dell’argomento e di come si sentono sarà molto importante per evitare che le emozioni si accumulino senza un senso. In caso contrario, è probabile che queste emozioni emergano senza controllo, con più forza e più rabbia, in fasi successive della loro vita, proprio quando è più difficile aiutarli.

Non possiamo evitare che queste brutte cose accadano, ma possiamo diventare più forti ad ogni colpo che incassiamo. Sono occasioni per imparare ad essere resilienti, per maturare secondo il nostro ritmo e per renderci conto che la vita non è contro di noi, ma è semplicemente la vita: incerta e tante volte volubile. Alla fine, grazie all’accettazione, la tristezza nei confronti del genitore diventerà una dolce nostalgia.

Immagini per gentile concessione di Kotori Kawashima

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