È un bene lasciar perdere senza rancore

· 2 maggio 2016

È un bene lasciar perdere, ma è meglio farlo senza rancore, liberandoci del carico emotivo dell’ira, della rabbia e dello sconforto. Quando lasciamo andare qualcosa con calma, il nostro modo di vedere la partita è molto più tenue, più leggero, più libero.

Sembra un controsenso, ma scappare dalle emozioni dolorose e malsane è possibile. Anche se ci sono momenti che hanno bisogno di essere vissuti intensamente, è possibile farlo senza ferire, senza romperci la testa, senza elaborare un modo per fare del male alle persone che invece ne hanno fatto a noi.

Com’è possibile lasciar perdere qualcosa senza portare rancore? Canalizzando, evitando un sovraccarico emotivo, imparando a conoscere le nostre emozioni, permettendoci di esprimerle nel modo meno dannoso possibile per noi e per chi ci sta attorno.

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Il rancore ci rende più vulnerabili, meglio lasciar perdere

È molto complicato non provare rabbia e rancore verso qualcuno che ci ha ferito con il suo egoismo, il suo atteggiamento o le sue brutte azioni. Tuttavia, possiamo riuscire a canalizzare i nostri sentimenti attraverso un processo che implica:

  • Capire che arrabbiarsi è normale, ma l’ira non farà altro che generare più dolore.
  • Ognuno deve esaminare il modo in cui le emozioni si manifestano e si trasformano in rancore. In questo caso, la prima cosa da fare è fermarsi un attimo, lasciare sbollire la mente e la situazione e poi rivalutare i propri pensieri.
  • I fatti in sé non fanno più male, per cui non ha senso autopunirsi con pensieri e comportamenti distruttivi.
  • Cercare la soddisfazione, la guarigione o la restituzione del carico emotivo che un rapporto ha portato con sé è inutile. Non esistono formule magiche che curino velocemente le ferite.
  • Così, per liberarsi del pesante carico emotivo delle relazioni fallite, per prima cosa bisogna ricorrere a una meravigliosa capacità che il cervello mette a disposizione: dimenticare.
  • È complicato dimenticare, ma all’inizio bisogna lavorare sul non prestare attenzione ai ricordi e ai dettagli dell’esperienza negativa vissuta.
  • Questo aiuterà ad accelerare il processo e a neutralizzare le emozioni malsane. Il passaggio successivo è non compatire se stessi, non abbracciare il ruolo di vittima e contemplare l’opzione di perdonare il torto da parte di una persona che se ne andrà dalla nostra vita.
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Perdonare non cancella il torto subito

Per quanta distanza prendiamo dalla situazione in questione, perdonare non cancella il torto subito. Non giustifica nulla né esime il colpevole dal prendersi le sue responsabilità. Tuttavia, perdonare ci aiuta a non distruggere i nostri pensieri, a non perdere la fiducia e il rispetto verso noi stessi.

Se non vogliamo trasformarci in persone frustrate, amareggiate, di cattivo umore, timorose, pessimiste, solitarie, ossessive, aggressive, che si sentono in colpa o cercano il conflitto, allora è importante perdonare.

A tutti noi conviene lasciarci alle spalle una relazione fatta di sentimenti negativi, che segna le nostre esperienze in modo negativo e che distrugge una parte di noi che valorizziamo o apprezziamo. In questo senso, è esemplificativa la metafora di “il peso del rancore”:

Il risentimento, era questo il tema di oggi a scuola. Per affrontare l’argomento, il nostro maestro ci chiese di portare qualche patata e un sacchetto di plastica. Dopo che tutti ci eravamo seduti, il maestro ci chiese di prendere una patata per ogni persona verso cui avevamo del rancore.

Ne scrivemmo i nomi sulle patate e le mettemmo nel sacchetto di plastica. Alcune erano davvero pesanti. Il passaggio successivo dell’esercizio prevedeva che ognuno di noi portasse sempre con sé il sacchetto con le patate per una settimana.
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Come c’era da aspettarsi, le patate persero la loro freschezza e noi ci stancammo presto di portarle con noi in ogni luogo. Avevamo capito la lezione, il nostro sacchetto ci mostrò chiaramente il peso emotivo che portavamo con noi ogni giorno.

Concentrando tutte le attenzioni sul sacchetto di patate, non ci accorgevamo di trascurare cose davvero più importanti. Il contenuto del nostro sacchetto emotivo, inoltre, iniziava a marcire, risultando sempre più fastidioso. 

Solo con un esempio concreto riuscimmo a capire il prezzo che stavamo pagando ogni giorno a portare avanti del risentimento per qualcosa che ci era capitato e che non potevamo in nessun modo cambiare. Più il risentimento cresceva, più lo stress si faceva sentire, insieme all’insonnia e alla disattenzione emotiva. 

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La mancanza o assenza di perdono e di liberazione è come un veleno per noi, di cui ogni giorno beviamo qualche goccia, ma con lo stesso effetto deleterio. In definitiva, è chiaro che il perdono non è un regalo per gli altri, ma per noi stessi.

Pensandoci bene, anche se una rottura ci ha ferito emotivamente, non ha senso permetterle di continuare ad influenzarci per tanto tempo. Non ha senso lasciare marcire il cibo che trasportiamo dentro al nostro zaino emotivo.