Pensare a voce alta migliora il ragionamento

· 8 luglio 2018

Pensare a voce alta non è sempre segno di pazzia. È un esercizio di salutare buon senso, con il quale migliorare il ragionamento, sfruttare un discorso privato e interiore per ottimizzare le risorse cognitive ed essere così più concentrati sul “qui e ora”. Una condotta che vale la pena di esercitare ogni giorno come meccanismo di auto-regolazione.

Chi ha lavorato o lavora con bambini fra i 5 e i 7 anni avrà notato quanto è comune  pensare a voce alta a quest’età. Lo fanno mentre giocano, mentre interagiscono con gli oggetti, lo quando sono soli o in presenza di altre persone. Lungi dall’essere una caratteristica dell’infanzia o di quel periodo nel quale brulicano gli amici invisibili che spesso preoccupano i genitori, pensare a voce alta è una pratica essenziale per lo sviluppo.

Pensare a voce alta permette al cervello di elaborare meglio le informazioni per concentrarci sul momento presente.

Pensare a voce alta è un modo per guidare il proprio comportamento. Inoltre, lo sviluppo del linguaggio e del pensiero vanno di pari passo, per questo emotivo tale comunicazione egocentrica è positiva e consigliabile. Tuttavia, compiuta una certa età, gli adulti iniziano a consigliare ai propri piccoli di smettere di farlo, dato che socialmente non è ben visto e dovrebbero imparare a interiorizzare questa voce infantile che prima era libera e al cui suono si erano tanto abituati.

Giungiamo così alla fase adulta come pensatori muti e lettori silenziosi. Tutto ciò che facciamo in solitudine (ragionare, lavorare, leggere, ecc) è relegato a uno scenario di riservato mutismo, senza essere consapevoli dei benefici che ci può apportare avere una conversazione con la persona più importante al mondo: noi stessi.

Bambino con barchetta di carta che persegue i suoi sogni

Pensare a voce alta, il discorso interiore

Pensare a voce alta è stato un passo decisivo in una determinata tappa della nostra infanzia. E adesso, nei nostri compiti di adulti, lo si creda o no, continuiamo ad aver bisogno di questa pratica, questo strumento di sviluppo personale e cognitivo che vale la pena di utilizzare in determinate occasioni. Tuttavia, occorre sottolineare che non bisogna parlare a voce alta in ogni momento, come se il cervello fosse munito di un altoparlante.

In determinati momenti della giornata dobbiamo esercitare il cosiddetto discorso interiore. Si tratta di un meccanismo di supporto per darci dei feedback, per correggerci, guidarci o concentrarci. Vi è dunque un piccolo dettaglio che non possiamo tralasciare: pensare a voce alta richiede anche di farlo con rispetto. Ci teniamo a dirlo, perché è comune parlare a se stessi per recriminarsi certe cose ed enfatizzare i propri aspetti negativi e i propri errori.

D’altra parte, uno studio condotto di recente presso l’Università del Wisconsin e pubblicato sulla rivista Quarterly Journal of Experimental Pyschology, ha dimostrato che pensare a voce alta favorisce la  salute neurologica. Permette infatti di gestire molto meglio lo stress e genera un’intensa attività nella parte frontale inferiore sinistra, associata alla risoluzione dei problemi, alla pianificazione e alla capacità di concentrazione.

Cervello su sfondo scuro

Pensare a voce alta: i diversi modi di farlo

Pensare a voce alta o ragionare con noi stessi quando siamo soli non è un tratto di follia o malattia mentale. È un dialogo con noi stessi che possiamo utilizzare in qualsiasi momento della giornata come esercizio di autoregolazione. Allo stesso modo, questo salutare strumento può avere diversi fini, diverse modalità. Vediamole:

Ragionare sulle diverse opzioni

Nella nostra quotidianità è comune dover fare delle scelte quasi di continuo.  Pensare a voce alta è un modo per facilitare la riflessione, l’analisi, il contrasto e il confronto fra le informazioni. Ci aiuterà a schiarirci le idee, ad analizzare le nostre emozioni, a riconoscere i nostri obiettivi.

Motivarci

Molti sportivi si motivano a voce alta tramite messaggi di incoraggiamento, di superamento… Allo stesso modo, e quando il momento lo richiede, è ragionevole dire a noi stessi qualcosa del tipo: “Perché ti senti in questo modo? Ti sei impegnato molto per arrivare fino a qui, quindi adesso niente paura, devi andare avanti”.

Favorire un dialogo più positivo

Il discorso negativo, quello che ci invalida, ci blocca e ci innesca un turbinio di “non ce la puoi fare, fallirai, meglio non rischiare, rimanda tutto a domani” ci arreca molti danni. Un modo per arrestare questo flusso infausto, per svuotarci di quest’acqua ristagnata che corrompe la nostra autostima e avvelena la nostra speranza è migliorare il proprio discorso interiore.

Pensare a voce alta schiarisce le idee e orienta il pensiero verso una direzione chiara: verso ciò che è utile e costruttivo. Con questo meccanismo di autoregolazione calmiamo molti di questi problematici nodi interiori per portarli alla luce e sentirci più concentrati e risolutivi.

Donna che parla con vignetta davanti alla bocca

Parlare con noi stessi in determinati momenti della giornata è una pratica di salute psicologica più che utile. Farlo a voce alta è una risorsa efficace con la quale potenziare molti processi cognitivi e con la quale portare il cervello a un altro livello, dove favorire altre connessioni. Se lo richiediamo e ne abbiamo bisogno, se sentiamo in un preciso istante che pensare a voce alta possa aiutarci sotto qualche punto di vista, non dobbiamo esitare a farlo.