Pensiero episodico futuro: come si prepara il cervello?

Conoscete i processi che intervengono nell'elaborazione di piani e nella presa di decisioni? Oggi parliamo di uno di essi: il pensiero episodico futuro.
Pensiero episodico futuro: come si prepara il cervello?

Ultimo aggiornamento: 17 luglio, 2021

“Vivi il presente, il qui e ora”. Quante volte avete sentito questa frase? Forse avete anche provato ad applicarla. In ogni caso, ricordare momenti passati e immaginare il futuro è del tutto normale. Quest’ultimo caso prende il nome di pensiero episodico futuro.

Cos’è esattamente il pensiero episodico futuro? A cosa serve? Come si sviluppa durante l’infanzia? È legato in qualche modo a psicopatologie specifiche? Continuate a leggere per trovare la risposta a tutte queste domande.

Di cosa si tratta?

Il termine è stato coniato da Cristina M. Atance e Daniel K. O’Neill partendo dal concetto di memoria episodica di E. Tulving. Questo tipo di memoria è legata alla capacità di ricordare e rivivere eventi del passato in termini autobiografici.

L’essere umano è dotato della capacità di immaginare se stesso nel futuro. Questa tendenza è fondamentale nella pianificazione, nella presa di decisioni, nell’elaborazione di giudizi e nel conseguimento degli obiettivi. Il pensiero episodico futuro ci permette di eseguire una “pre-esposizione” a un evento o una situazione futura.

La proiezione nella nostra mente di ciò che potrebbe essere avviene durante la fase di pianificazione di comportamenti e intenzioni future. Più sono reali le nostre intenzioni, più pianifichiamo in modo serio e dettagliato, ricorrendo in maggior misura al pensiero episodico futuro.

Ragazza mette in atto il pensiero episodico futuro.

Pensiero episodico futuro e derivati

La memoria prospettica è un fenomeno strettamente legato al pensiero episodico futuro. Ci permette di ricordare cosa abbiamo in programma di fare prossimamente, ad esempio recarci a una visita medica.

Sono tre i meccanismi coinvolti nella memoria prospettica: elaborare un piano, ricordarlo e ricordare in un momento futuro che dobbiamo eseguire quel piano. Per elaborare un piano d’azione, come abbiamo visto, possiamo avvalerci del pensiero episodico futuro.

D’altra parte, Atance e O’Neill spiegano l’importante relazione tra l’abilità di rivivere mentalmente episodi passati (memoria episodica) e la capacità di immaginare gli episodi che potrebbero accadere in futuro (pensiero episodico futuro).

Infine, sottolineiamo che il pensiero episodico futuro è profondamente legato al concetto di memoria autonoetica di Tulving, che fa riferimento alla capacità dell’essere umano di essere cosciente di sé in un tempo soggettivo.

Coscienza autonoetica e memoria episodica, quindi la consapevolezza di sé e la capacità di ricordare eventi passati autobiografici, sono ciò che ci permette di usare le rappresentazioni del passato per proiettarle nel futuro. Sono entrambe necessarie per attuare il pensiero episodico futuro ed elaborare piani d’azione.

Queste due abilità nascono in contemporanea e sono fondate sullo stesso principio anatomico-funzionale. Le aree del cervello legate alla memoria episodica e alla pianificazione sono il lobo frontale e il lobo temporale mediale. 

Come si sviluppa il pensiero episodico futuro?

Le abilità che da bambini si sviluppano a partire dalla teoria della mente sono indispensabili nell’elaborazione e comprensione degli stati mentali propri e degli altri. È la base per poterci auto-proiettare, mentalmente, nel futuro.

I bambini neurotipici, ovvero che seguono uno sviluppo tipico, acquisiscono la comprensione dei propri stati mentali e di quelli degli altri (teoria della mente) intorno ai 2 anni, continuando a svilupparla in età prescolare. Le abilità legate alla memoria episodica e al pensiero episodico futuro sono acquisite più tardi, verso i 4 anni.

I bambini sembrerebbero acquisire il concetto di futuro intorno ai 3 anni, ma impiegano ben 12 anni per consolidare il concetto. Tra i 2 e i 3 anni, iniziano ad includere nel proprio vocabolario termini legati al futuro.

Tra i 3 e i 5 anni sviluppano la capacità di pianificazione, anche se solo in termini di linguaggio e riferendosi a desideri più che a obiettivi concreti. A partire dai 5 anni, i bambini già iniziano ad elaborare piani e prendere decisioni riguardo obiettivi specifici.

Bambino che usa il pensiero episodico futuro.

Relazione con la psicopatologia

Le abilità legate alla teoria della mente sembrano indispensabili per il pensiero episodico futuro. Per questo evidenziamo che i bambini con disturbi dello spettro autistico, che non hanno dunque elaborato appieno la teoria della mente, presentano difficoltà nel pianificare e pensare al futuro.

Questa tendenza potrebbe essere legata ai comportamenti stereotipati e ripetitivi tipici di questi disturbi, oltre alla loro scarsa flessibilità mentale. Suddendorf e Corballis relazionano la flessibilità ridotta e stereotipata di questi bambini all’incapacità di vedere se stessi nel futuro.

Nei casi studio in cui i bambini autistici riuscivano a descrivere eventi passati o futuri, è emersa una ridotta capacità di memoria e di previsione episodica rispetto ai bambini “neurotipici”.

Ma un ridotto pensiero episodico futuro è legato anche a disturbi come l’ansia e la depressione, visto che è ampiamente legato a concetti come il pensiero ruminativo e l’ansia anticipatoria.

I pazienti con il disturbo di ansia generalizzata, sono noti per l’avere pensieri futuri non specifici e negativi. Tendono infatti a immaginarsi il futuro in termini poco realisti, astratti e negativi, generando maggiore preoccupazione rispetto a ciò che succederà.

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