Le persone buone non sempre sono state felici

15 settembre 2016 in Psicologia 20 Condivisi

Le persone buone non sempre sono state persone felici. Nel loro cuore si nascondono molte preoccupazioni e delusioni che sanno celare dietro sorrisi pieni di calore. Perché la bontà è una virtù che caratterizza tutti coloro in grado di capire che la tristezza ha anche una funzione curativa e che, inoltre, serve per mostrare più sensibilità nei confronti del dolore degli altri.

Nella bontà, che ci piaccia oppure no, si nascondono sempre alcune gocce di tenue tristezza, quanto basta per concentrarsi su ciò che importa davvero, per depurare la speranza e sapere chi merita di stare nella nostra vita e chi no. Tuttavia, se c’è qualcosa che caratterizza le persone buone o nobili, è che nella loro tristezza non c’è spazio per il risentimento o per l’amarezza. Non useranno mai il rancore per fare del male agli altri.

Se ci limitiamo ad aspettare un grande gesto di bontà per poter credere nella nobiltà delle persone, non otterremo mai niente. La bontà deve nascere da noi stessi, essendo grandi nei piccoli dettagli della vita di tutti i giorni.
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Un aspetto curioso a proposito di questo argomento ci viene suggerito dallo psicologo spagnolo Antoni Bolinches nel suo libro El secreto de la autoestima (il segreto dell’autostima); questi sostiene che la bontà, nonostante rappresenti una fonte fondamentale di gratificazione ed autoaffermazione, è anche uno svantaggio dal punto di vista del successo sociale. Ciò si deve al fatto che, a volte, chi agisce con “coerenza etica”, non sempre riesce a competere accanto agli altri.

Oggi vi invitiamo a rifletterci.

Mano con uccello

Le persone buone: una lotta continua per mantenere la propria essenza

Oggi non ci addentreremo nel classico dibattito che si chiede se l’uomo è buono per natura o se diventa buono con il tempo. Ciò che invece è chiaro è che le persone buone lottano ogni giorno per mantenere la propria essenza. Viviamo in un mondo nel quale, per esempio, il successo è legato alla competizione e dove la nobiltà è a volte collegata alla “fragilità”. Tutto ciò ci fa spesso cadere in una nevrosi sociale molto complessa.

Le persone dai nobili ideali, che si preoccupano per il prossimo tanto quanto per se stessi, non abbondano. Ovviamente, ciò non significa che il resto di noi “sia cattivo”. Non dobbiamo certo vedere la nostra realtà in termini assoluti di bianco o nero o di buono o cattivo, perché la psicologia umana non funziona in questo modo. Esistono migliaia di sfumature e strade personali che ci hanno permesso di vedere il mondo in un modo o nell’altro.

Donna con fiori sul viso

La bontà: un percorso interiore che si proietta anche all’esterno

La bontà non fa solo parte di un percorso interno, perché il suo riflesso si vede anche all’esterno:

  • Al giorno d’oggi, viviamo in ciò che alcuni definiscono l’era dell’autoconoscenza smisurata. Si tratta di un interesse quasi esagerato di conoscersi e di dedicarsi solo a se stessi come mezzo per raggiungere la felicità.
  • Questo “materialismo spirituale” si caratterizza dal continuo domandarsi “Perché non sono felice?” o “Perché non ho ottenuto ciò che voglio?”, il che ci spinge poco a poco verso un’ossessione nella quale, semplicemente, ci dimentichiamo di vivere e, peggio ancora, ci scolleghiamo da tutte le persone che ci circondano.
  • Dal canto loro, anche le persone che agiscono con nobiltà hanno attraversato questa fase dell’autoconoscenza. Hanno dovuto affrontare un periodo durante il quale curare le proprie ferite, alleviare le delusioni, dimenticare qualche tradimento e, soprattutto, accettarsi.

Nonostante ciò, dopo essersi trovate, dopo essere guarite, si sono concentrate anche su ciò che c’era intorno a loro, per dedicarsi agli altri proprio come hanno fatto con se stessi. La loro sensibilità le aiuta a ritrovarsi con chi hanno attorno per potersi rendere utili e per portare felicità. Perché quelle sono le loro radici, quella è la loro essenza…

donna con vestito tradizionale

Anche la bontà ha bisogno dei propri spazi

La nobiltà, la bontà, il rispetto o la gratitudine, oltre a essere virtù, sono punti di forza. Anche se sono caratteristiche che tutti possediamo, in quantità minore o maggiore, è interessante considerare il fatto che, chi le accetta come proprie e le mette spesso in pratica, gode anche di una buona salute, sia fisica sia mentale.

Le persone buone provano una sensazione di benessere ogni volta che aiutano, sostengono o investono i propri sforzi negli altri, perché nel loro cervello si attiva un circuito neuronale associato al piacere e alla ricompensa. Oltre a tutto ciò, il loro organismo rilascia diverse “sostanze chimiche” associate alla felicità come, per esempio, la dopamina e l’ossitocina.

Un’azione semplice come sviluppare al massimo il nostre potenziale solidario ci spinge ad entrare in un circolo virtuoso nel quale aiutiamo anche gli altri a trovare quel benessere. Nonostante ciò, un aspetto fondamentale che non dovremmo mai dimenticare è che la bontà ha anche bisogno del proprio spazio e di limiti grazie ai quali “preservare la propria integrità”.

Essere persone buone non significa essere ingenui. Essere buono è quella virtù che gli ingenui e coloro che si fanno chiamare saggi non capiranno mai.
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Ragazza con fiori azzurri

Lo psicologo cognitivo Paul Bloom, professore dell’Università di Yale e collaboratore della rivista Nature and Science, spiega che, a volte, la relazione tra empatia, bontà e compassione porta con sé grandi dosi di sofferenza.

  • Un eccesso di empatia ci porta a provare un grande dolore emotivo nei confronti di chi ci circonda, a tal punto da lasciarci stremati o di soffrire qualche malattia mentale. È quindi necessario stabilire dei limiti prudenti e sani.
  • Dobbiamo controllare anche il nostro ruolo da “salvatori”, non possiamo aiutare il mondo intero, né è consigliabile caricarsi in spalla tutti i pesi altrui, sperando che così le cose si risolveranno. Infatti, non sempre funziona.
  • A volte, chi cerca di “salvare” tutti si dimentica di salvare se stesso, soprattutto perché gli altri finiscono per lasciarlo precipitare. Non permettete che accada. A volte, un “no” detto al momento giusto è la soluzione più intelligente e non significa essere una cattiva persona, perché la gente buona è anche in grado di prendersi cura di se stessa mettendo dei limiti, per poi dare il meglio agli altri quando è davvero necessario.

Uomo che camina verso due grandi fiori rossi

Immagini per gentile concessione di Mi-Kyung Choi

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