Persone ipocondriache e come aiutarle

17 ottobre, 2020
Cos'è l'ipocondria? Da cosa deriva? Come possiamo aiutare le persone che ne soffrono? In questo articolo cercheremo di dare risposta a queste domande.

Aiutare le persone ipocondriache di solito non è facile. Esporsi ai preoccupanti sintomi manifestati può provocare frustrazione e stanchezza nell’ambiente familiare quando le risorse a disposizione sono limitate. Spesso, inoltre, questi individui possono sentirsi non capiti dal proprio ambiente, che ai loro occhi non comprende le loro lamentele rafforzando la sensazione di solitudine e isolamento.

A prescindere che la malattia sia reale o immaginaria, i sintomi fisici vengono percepiti davvero, non si tratta di una simulazione. Sebbene le analisi escludano la presenza di una malattia di natura fisica, la persona ipocondriaca richiede ulteriori esami e test a conferma del suo sospetto o a supporto delle sue convinzioni dinnanzi agli altri.

Fattori emotivi e comportamentali dell’ipocondria

L’ipocondria è l’eccessiva preoccupazione per la salute dell’individuo e le possibili cause scatenanti. La componente emotiva principale dell’ipocondria è la paura. Un timore indirizzato in particolare alla salute.

Dunque, l’individuo attribuisce la maggior parte dei segnali che il corpo manda a una malattia potenzialmente grave, che mette in pericolo il benessere e persino la vita. Molto spesso la paura è associata all’ansia, in quanto parte visibile dei disturbi d’ansia, nello specifico parliamo di ansia generalizzata.

Tra le persone ipocondriache sono altrettanto comuni le autoesplorazioni ripetitive per rilevare potenziali cambiamenti (nei, peso, ferite, dolore, etc); provano a estrapolare da queste osservazioni la prova che la malattia è reale.

Persone ipocondriache e sentire il polso.

Ipocondria in rete: una collezione di malattie

Quali risultati dà Google se cerchiamo “mal di testa”? Leggere determinati sintomi associati a una grave malattia apre la strada per l’autodiagnosi. Da quel momento, l’individuo cercherà ulteriori informazioni accettando quelli che coincidono con la diagnosi di partenza e scartando il resto (bias di conferma).

In questo modo, gli strumenti di ricerca in rete diventano un’arma a doppio taglio. Informazioni alla portata di tutti, mal gestite e mal interpretate, possono alimentare paure che provocano ansia nel soggetto, rendendo più difficile, in molti casi, un intervento. La persona è convinta di avere un problema reale e che questo non sia un prodotto della propria angoscia.

Come aiutare le persone ipocondriache?

A un certo punto della nostra vita e in determinate circostanze ci siamo tutti dimostrati piuttosto ipocondriaci. Tuttavia, ciò tende a prolungarsi nel tempo nelle persone ipocondriache, che ignorano l’opinione dello specialista.

La persona è convinta di essere affetta da una grava malattia, non trova sollievo nei risultati degli esami e nell’interpretazione del medico. Ciononostante, alcuni consigli possono risultare utili.

Date valore alle sensazioni delle persone ipocondriache

Si tratta di un passaggio molto importante. In alcuni casi le persone ipocondriache sentono di avere avanti un muro che impedisce loro di esprimere i propri sintomi e le proprie paure.

Dare valore all’esperienza significa mettersi nei panni della persona. Non è facile e spesso falliamo ricorrendo a soluzioni più semplici e pericolose, che esprimiamo attraverso frasi come le seguenti:

  • “Non è nulla”
  • “Vedrai che il medico ti dirà che non è nulla”
  • “Mio padre è stato davvero male per questa malattia, e se ce l’avessi non staresti così”
  • “Ma se il medico ti ha già detto che non è così, perché vuoi andarci di nuovo?”

Prendete le distanze dal circolo vizioso del malessere

Questo significa evitare di alimentare le lamentele dell’individuo. Spesso la persona ipocondriaca ha bisogno di sentirsi rassicurata dai conoscenti; in qualche modo, deve sentirsi dire dagli altri che non è malata, e persino che la sua malattia immaginaria ha una prognosi positiva.

La calma che deriva dalle rassicurazioni altrui, tuttavia, in genere non dura molto, perché la persona non tarda a chiedere nuove parole di conforto, entrando in un circolo vizioso.

Attuare azioni alternative ai comportamenti rassicuranti

Con ciò ci riferiamo ad attività che siano di gradimento alla persona e incompatibili con le autoesplorazioni volte a confermare la malattia.

Fare sport per distrarsi può fungere, in un primo momento, da fattore di stress, visto che l’attività fisica può produrre segnali che l’individuo potrebbe associare al materiale raccolto a supporto dei suoi sospetti, delle sue paure e della sua autodiagnosi.

Eppure, dopo un certo lasso di tempo e a seconda delle condizioni fisiche del soggetto in quel dato momento, di solito predomina una sensazione di benessere che difficilmente è in sintonia con i timori del paziente.

Coppia che corre all'aperto.

Aiutate le persone ipocondriache a chiedere aiuto

La situazione potrebbe andare ben oltre le risorse a nostra disposizione, minare la nostra pazienza e le nostre energie. Arrivare a questo punto non è mai consigliabile; meglio chiedere aiuto quanto prima. Se non lo avete ancora fatto, sappiate che non si può aspettare oltre. Bisogna aiutare e incoraggiare la persona a rivolgersi allo psicologo.

Le persone ipocondriache possono mostrarsi restie a compiere questo passo: potrebbero pensare che sia del tutto inutile. Per invogliarle a rivolgersi a uno specialista, potremmo sottolineare che hanno bisogno di qualcuno che possa aiutarle a placare le proprie ansie, piuttosto che accusarle di ipocondria. Ciò sebbene sospettiamo che sia proprio questa la causa del loro malessere.

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