Ci sono persone povere a causa del loro modo di pensare

Ci sono persone povere a causa del loro modo di pensare

Ultimo aggiornamento: 11 ottobre, 2022

Sono una di quelle rare persone che pensano che la ricchezza non si trovi in nessun bene materiale. Ricco è chi investe nel rispetto, chi pratica la bontà senza badare al destinatario. I veri milionari sono quelli che possono contare sul rispetto e sull’affetto degli amici e dei familiari, perché la vera abbondanza non risiede nei soldi, ma nella felicità.

Ci sono persone che non sono povere per il loro modo di vivere, ma per il loro modo di pensare. Tutti conosciamo qualcuno che avanza a testa alta ostentando lo sfolgorante luccichio della sua posizione mentre guarda il mondo dall’alto in basso con aria superba. Nel suo cuore non c’è empatia, nella sua mente non esiste umiltà né vicinanza e non conosce il vero sapore della felicità.

La povertà non deriva dalla scarsità di ricchezze, ma dalla moltiplicazione dei desideri”.

(Platone)

I pensieri, i valori e gli atteggiamenti formano la nostra vera pelle, quella che si vede da fuori e che ci determina nel quotidiano. Chi conosce il rispetto crea e consolida grandi legami; chi coltiva una mente inflessibile e rancorosa semina solo sfiducia.

Ci sono persone economicamente povere molto ricche di cuore e ricchi molto poveri di affetto. Senza dubbio il nostro è un mondo complesso e siamo costretti a vivere momenti caotici. Ed ecco una prima riflessione al riguardo: varrebbe la pena sforzarsi di più a migliorare il nostro mondo interiore così bisognoso di nutrienti per ricreare uno scenario più rispettoso in cui crescere in armonia.

Vi invitiamo a riflettere assieme a noi.

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Le vittorie ottenute con il cuore ci rendono ricchi

Alle ultime Olimpiadi, svoltesi a Rio de Janeiro, abbiamo assistito ad una scena incredibilmente commovente che è ormai divenuta virale. Abbey D’Agostino, atleta statunitense, e Nikki Hamblin, della Nuova Zelanda, si sono scontrate fisicamente durante la finale dei 5000 metri. La D’Agostino, come si venne a sapere più tardi, nell’urto si ruppe il menisco e il legamento crociato.

Dopo questo incidente, la neozelandese avrebbe potuto scegliere di recuperare la distanza persa, ma non lo fece. Si fermò e decise di aiutare la sua rivale. Alla fine, le due atlete percorsero i pochi metri che le separavano dalla meta tra lacrime, dolore e una grande emozione. Fu un gesto disinteressato molto sportivo, espressione di una bontà e di una grandezza tali da commuovere molte persone.

Un gesto del genere merita senz’altro una medaglia d’oro; ciononostante c’è chi è stato capace di dire che la Hamblin non avrebbe dovuto fermarsi, che avrebbe dovuto recuperare il tempo perso. Pensare che esistano menti incapaci di essere empatiche con atti del genere è spaventoso. La magia del bene non è solo un valore astratto: è un atto istintivo che dimora nel nostro cervello con uno scopo molto concreto, garantire la sopravvivenza della nostra specie.

La scena di Nikki Hamblin che aiuta Abbey D’Agostino ci dimostra che un gesto di bontà può far raggiungere la meta a due persone. Non a una sola, ma ad entrambe. Quindi, al di là delle idee evoluzionistice in cui solo il più forte sopravvive, ci sono altri gesti che prediligono l’empatia e la collaborazione rispetto alla depredazione.

Essere poveri di mente e cuore significa sprecare la vita

Togliendo l’aspetto esteriore, la persona povera di mente e cuore non è così ricca come pensate. La specie sopravvive, il più forte a volte può essere il più nobile e il male non sempre trionfa. La maggior parte delle persone continua a reagire di fronte alle ingiustizie, agli egoismi e alle offese. Ecco perché gesti come quelli di queste atlete toccano tutti con così tanta veemenza.

“Al povero mancano tante cose, all’avaro tutte”.

(Publilio Sirio)

È come se le scene di questo tipo disintossicassero il nostro cuore per mostrarci che la bontà non solo continua a trionfare, ma ci contagia. Tuttavia, va detto che colui che è povero di mente e cuore non agisce sempre con cattiveria: in realtà, manca di reciprocità ed empatia. Il suo cuore è incapace di vedere oltre l’elegante attico del suo solitario mondo di egoismi. E questo dobbiamo accettarlo, perché non possiamo cambiarlo o convincerlo dei suoi errori, e nemmeno litigare con lui.

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Il punto sta nel vivere e nel lasciar vivere. Perché chi è povero di mente, valori e affetto spreca la sua vita. Come se fosse un bizzarro individuo che, nell’epilogo della sua vita, scopre la propria solitudine. Avvolto da un velo di amarezza, arriva alla conclusione che il mondo è contro di lui, che nessuno lo apprezza o valorizza ciò che ha fatto.

Forse da un certo punto di vista è proprio così. La bontà vince sempre l’indifferenza e la lascia da parte. Forse siamo come uno stormo di storni che avanzano nella vita come se stessero realizzando una coreografia, sincronizzati, come direbbe Jung. Sappiamo che fare del bene è necessario per la nostra specie e per questo, di fronte ad un atto di altruismo, rispetto e amore, continuiamo ad emozionarci. Continuiamo a credere nella nobiltà d’animo degli esseri umani.

Immagini per gentile concessione di Christine Ellger, Cathrin Welz-Stein


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