Posso fare molte follie, ma non sono pazza

5 settembre 2017 in Curiosità 0 Condivisi

Fare follie è un segno di libertà che non ha niente a che vedere con la pazzia. Semplicemente dà ali ad una possibilità: intraprendere un cammino diverso da quello considerato normale.

Senza di essa, sarebbe impossibile vivere a pieno momenti di spontaneità e di confusione. Tutti, assolutamente tutti, abbiamo commesso qualche follia almeno una volta nella vita perché ciò produce adrenalina, necessaria e intrinseca alla nostra natura.

L’attuale definizione di follia è uno squilibrio mentale manifestato in una percezione distorta della realtà, perdita di autocontrollo, allucinazioni e comportamenti fuori dal’ordinario e irragionevoli. Nel linguaggio comune, però, la definizione di fare follie è ben diversa. Le persone hanno bisogno di un po’ di follia, altrimenti sarebbe praticamente impossibile osare e rimarremmo rinchiusi nella nostra routine.

Gli uomini sono così necessariamente folli che il non essere folle equivarrebbe a essere soggetto a un’altra specie di follia.
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Il limite tra genio e follia

Non tutti i geni sono pazzi, né tutti i pazzi sono geni. Il genio è una persona con capacità straordinarie che si concentra su una precisa materia e che è in grado di avere nuove idee per poi esprimerle, ovvero crearle. Non è una persona malata, anche se, in caso di malattia, sarebbe in grado di trasformare le sue follie in cose fantastiche. Questa tesi è supportata da studi che hanno dimostrato che la facoltà di creazione esiste ancora prima che si manifesti la malattia.

Per questo motivo, alcune persone cadono in errore e ne etichettano altre come pazze solo perché queste ultime possiedono abilità speciali e genuine. A volte, tuttavia, disprezziamo le cose che non comprendiamo per paura e per ignoranza. Il limite tra genio e follia va oltre quello che la nostra ignoranza ci permette di vedere.

,Anche se è stata poco documentata, sembra che ci sia una base genetica della genialità. Allo stesso modo, anche l’ambiente è fondamentale. Prendiamo come esempio Mozart ed Einstein in una giungla, isolati. Non sarebbero stati dei geni e probabilmente oggi avremmo un’idea diversa su questi due personaggi. Gli studi dimostrano, infatti, che il 75% del meccanismo del cervello dipende dall’ambiente stesso.

La creatività è associata anche al conflitto emotivo. L’insoddisfazione, che ha un fondamento neurologico, spinge il genio a creare. Come detto prima, il genio non ha malattie mentali ma, nel caso ne avesse, saprebbe sfruttarle al massimo con il solo scopo di creare.

I geni sono come le torri: da lontano si capisce la loro altezza, ma da vicino è impossibile misurare la loro elevazione e ammirarne la grandezza.
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La normalità e la follia

In realtà, la follia è la privazione dell’uso della ragione o del giudizio. Il problema è che, fino alla fine del XIX secolo la pazzia era legata al rifiuto delle norme sociali stabilite. Per questo motivo, le persone folli vengono considerate tali solo perché agiscono diversamente dal resto della popolazione e hanno, ai loro occhi, comportamenti pazzi.

La società tende a costruire modelli comportamentali che racchiudono le diverse fasi dello sviluppo umano. Oltre alle differenze culturali, la maggior parte della società si aspetta che le persone nascano in buona salute, che crescano senza complicazioni sanitarie, che ottengano un titolo universitario o che si specializzino in un campo profittevole, che si sposino e che abbiano una famiglia in una nuova casa.

Questi paradigmi delineano la cosiddetta norma, quanto accettato come normale e, qualsiasi atteggiamento o idea che ne superi i limiti, viene considerato incorretto o, a seconda del caso, una vera follia. Anche se a volte la pazzia è l’unica reazione sana ad una società malata.

“Per alcuni la mediocrità è normale, la follia è la possibilità di vedere oltre”
-Charly García-

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