Cosa ci possono insegnare i cani sui nostri problemi?

28 aprile 2017 in Psicologia 0 Condivisi

Non ci sono dubbi sul fatto che i cani siano animali molto affettuosi. Gli esseri umani che li amano in modo speciale e che hanno condiviso con loro momenti indimenticabili sanno cogliere la saggezza che si cela nel loro comportamento.

Le persone, come i cani, sono anch’esse animali. È vero che possono fare ragionamenti più complessi o utilizzare un linguaggio più preciso, ma questo non le esime dall’essere abitanti del pianeta, proprio come loro.
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Il problema è stato che l’essere umano, soprattutto negli ultimi secoli, ha creduto di essere il centro dell’universo. Questa smisurata concezione della nostra importanza come specie è stata -nella maggior parte dei casi- la responsabile di una moltitudine di disordini, malesseri e perturbazioni.

La buona notizia è che nessun essere, né umano né cane né gatto, è così importante. Semplicemente, popoliamo il pianeta, ci è stato concesso il grande privilegio di vivere e ci troviamo qui per adattarci nel miglior modo possibile alle condizioni offerteci. Un adattamento nel quale entra in gioco la nostra parte comportamentale, ma anche quella emotiva e fisiologica.

Non ci farebbe male, dunque, imparare un po’ di più dai cani. Il lettore penserà che siamo impazziti, ma non è così. Se ne era reso conto già il noto filoso Diogene, che fu soprannominato proprio “Il cane”, poiché aveva imparato a privare se stesso di importanza ed ego, ad essere più spontaneo e sfacciato, più impudico e, soprattutto, a saper distinguere gli amici dai nemici.

Diogene e i cani

Diogene elogiava le virtù dei cani e cercava di imitarli, comportandosi come loro. Per arrivare a comportarsi in questo modo, dovette iniziare ad osservare i suoi problemi come se fosse davvero un cane e questo gli servì per amministrare meglio l’importanza che assegnava ai vari avvenimenti, sia esterni sia interni. Viveva nell’indigenza, per la precisione in una botte, era sempre circondato dai suoi familiari, i cani, ed espletava persino i suoi bisogni fisiologici in pubblico.

Mise in pratica l’ideale del saggio tramite numerosi aneddoti: vita solitaria, nudità e senza altra dimora che un barile, in costante rinuncia di tutti i beni creati dalla società umana. Lo faceva perché comprendeva di non averne bisogno per vivere.

Diogene voleva esercitare un’idea radicale di libertà, alla pari dei cani, era sfrontato e si opponeva in modo fervido e, persino, aggressivo alle norme sociali stabilite, ai tradizionali modi di vita.
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Chi iniziò a soprannominare Diogene come “Il cane” voleva, in realtà, insultarlo, ma da bravo cane qual era, Diogene non vi diede importanza e, addirittura, si inorgoglì del suo epiteto e ne fece il suo emblema. Pensò che chiamare se stesso in questo modo lo identificasse alla perfezione.

Diogene volle svincolarsi da tutti i beni materiali che portavano la falsa etichetta di necessari e dei quali terminiamo per essere schiavi. Decise di vivere nell’austerità, così come farebbe un cane, e si rese conto che poteva essere sempre più umile di quanto non lo fosse già.

Iniziamo ad essere un po’ di più come i cani

È evidente che la storia di Diogene appare molto stramba e non vogliamo certo che il lettore la prenda alla lettera e inizi a comportarsi allo stesso modo. Tuttavia, vogliamo che la morale della storia non passi inosservata e a partire da essa potrete decidere se adottarne qualche parte ed applicarla alla vostra vita.

Se ci riflettiamo un momento, ci accorgeremo che molti dei nostri problemi emozionali nascono dal nostro egocentrismo. Ad esempio, possiamo individuare un problema scaturito dal suddetto egocentrismo nella forte difficoltà a delegare compiti propria di alcune persone, persone che dimenticano di essere uniche, ma non indispensabili.

Le persone hanno un ego gigantesco ed è precisamente esso a farci soffrire.
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Se pensate ad un cane, il vostro, quello del vicino o uno randagio, e lo osservate, potrete notare che le uniche cose a cui si interessa sono davvero necessarie: proteggersi dalle calamità naturali, muoversi, ottenere tutti i giorni cibo ed acqua, procreare, così come divertirsi tramite il gioco e ricevere attenzioni. Non ha bisogno di essere il miglior cane della città né di fare tutto alla perfezione.

Dovete pensare che noi esseri umani viviamo determinate opzioni come se fossero necessità: vogliamo un buon lavoro, un buono stipendio, una casa con piscina, un partner attraente, viaggiare, successo professionale, essere conosciuti ed elogiati… e se queste necessità non vengono soddisfatte, la nostra autostima ne risente. Ci sentiamo inferiori agli altri.

A nessuno amareggia un dolce e desiderare tutto questo è legittimo, ma solo se non cadiamo nella tentazione di trasformare tutti questi desideri in assolute necessità irrinunciabili.
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Se vogliamo iniziare a vivere un vita un po’ più “da cani”, il primo passo è non sentirci così importanti: non dobbiamo deprimerci se non veniamo apprezzati; non dobbiamo infuriarci dinanzi ad un’ingiustizia verbale; non dobbiamo competere tanto con gli altri al fine di risaltare ed ottenere un applauso.

Il secondo passo è essere meno pudici. Non dobbiamo raggiungere l’estremo opposto espletando i nostri bisogni fisiologici in mezzo alla strada come Diogene, ma dobbiamo mostrarci più apertamente, così come siamo. Forse qualche nostro difetto verrà evidenziato di più, ma è meglio questo che pagare il prezzo di non sviluppare le nostre potenzialità.

Se mi vergogno a vestirmi in un certo modo perché penso di essere troppo magro, in carne, pallido, scuro o in qualsiasi altro modo, deciderò di vestirmi come più mi aggrada senza prendere in considerazione i complessi che la società ha voluto imporci. I cani non si vergognano di essere più grandi, più piccoli, di un colore o di un altro.

Deve cambiare anche la mia scala dei valori. L’aspetto fisico, sia mio sia degli altri, i beni materiali o essere superiori agli altri devono smettere di essere importanti per me.
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Vi immaginate un cane giudicare il fisico di una cagnetta o se è più o meno alla moda? Credete che un cane sarà invidioso di un altro perché la sua cuccia è più grande o più cara? È più che evidente che è completamente indifferente a tali aspetti.

Infine, dovremmo avere meno bisogni. Come dimostrò Diogene, non sono necessarie molte cose per sentirsi a proprio agio e felici. Al giorno d’oggi, se state leggendo questo articolo, come minimo avete un cellulare o un computer, che a sua volta vuol dire che le vostre necessità primarie sono soddisfatte (dato che un cellulare o un computer non lo sono), perché, allora, siete infelici?

Se è così, perché non iniziate ad adottare un po’ di più l’atteggiamento dei cani?

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