Siete prigionieri della perfezione?

· 7 ottobre 2016

C’è chi vive in prigione, incarcerato in una cella auto-imposta di cui butta via le chiavi, affascinato dalla pianificazione di un mondo ideale. E lì, intrappolato, si flagella per non essere in grado di terminare niente di ciò che comincia.

Anche così, non è in grado di smettere di vivere in un mondo pieno di progetti che formula e riformula dall’inizio alla fine, ma che non è mai in grado di terminare, perché nessun progetto raggiunge la perfezione. In questa cella che ha creato nella sua mente si isola e soffre, perché è incapace di cambiare il suo modo di ottenere una ricompensa. Anche se conosce il raggiungimento della meta, non conosce l’elogio.

La rigidità del suo mondo e la sua inflessibilità si manifestano anche nelle sue relazioni, da quelle familiari a quelle di coppia. Preferisce allontanarsi e vivere in solitudine, evitando l’intimità con gli altri, piuttosto che cedere o modificare il suo modo di agire.

Quando niente è sufficiente

Il modo in cui vedono la loro persona deriva dal lavoro, ma anche nel loro lavoro sono rigidi e pretendono la perfezione, senza tollerare errori. E impongono questa esigenza non solo per quanto riguarda il loro rendimento, ma anche per quello dei loro colleghi, cosa che causa loro una molteplicità di problemi di adattamento lavorativo.

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Sono, in definitiva, i tipici colleghi d’ufficio che dirigono tutto e che possiedono l’unica opinione corretta e valida su qualsiasi tema trattato. Ma questo non è l’aspetto peggiore, poiché non sono capaci di consegnare nessun progetto in tempo perché sacrificano la puntualità a favore della precisione di ogni minimo dettaglio.

Sono soliti commettere l’errore di fare le cose uguali più volte, perseverano nelle loro idee, anche se quello che fanno non dà loro buoni risultati. Vale a dire, si comportano come dei polli, continuano a correre, ma non raggiungono le loro mete.

Modificare il loro modo di pensare o di agire gli risulta molto difficile, perché stiamo parlando di “una condotta permanente e inflessibile, di esperienza interna e di comportamento che si isola con fare accusatorio dalle aspettative della cultura del soggetto”.

Per questo motivo, niente è sufficiente per queste persone, qualsiasi cosa facciano. La perfezione è il loro tiranno, la loro prigione e, nei casi più gravi, hanno bisogno dell’aiuto di un professionista per adattarsi meglio alle circostanze che li circondano.

Il disturbo della personalità non è il disturbo ossessivo-compulsivo

Per ultimo, bisogna differenziare il disturbo della personalità che abbiamo appena descritto dal disturbo ossessivo-compulsivo. Sicuramente avrete sentito parlare più spesso del secondo disturbo d’ansiacaratterizzato, soprattutto, dall’ossessione e dalle condotte compulsive.   

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Le ossessioni sono pensieri intrusivi e ricorrenti che causano grandi problemi. Le compulsioni, al contrario, sono condotte o atti mentali che il soggetto esercita per evitare il malessere causato dalle ossessioni. Un esempio potrebbe essere la seguente situazione: “Se non accendo la luce di casa tre volte, capiterà una disgrazia alla mia famiglia (ossessione), per cui premo tre volte l’interruttore (compulsione)”.

Al contrario, il disturbo della personalità non ha sintomi ossessivi né condotte compulsive tanto manifeste come quelle mentali. Tuttavia, come vi abbiamo già detto, è caratterizzato dalla perfezione e dalla rigidità mentale, caratteristiche che condivide con il disturbo ossessivo-compulsivo, ma che sono più lievi, poiché nel disturbo ossessivo-compulsivo sono più vicine alle ossessioni e compulsioni che manifesta.

Se dopo aver letto questo articolo vi siete resi conto che vivete imprigionati nel perfezionismo, rivolgetevi ad un professionista per potervi liberare e per potervi rendere conto che vivere in un mondo imperfetto è possibile e, inoltre, è un’alternativa sana alla rigidità che vi circonda