Predatori emotivi: come difendersi

20 giugno 2018 in Emozioni 0 Condivisi
Donna vittima di predatori emotivi

I predatori emotivi sono piovre nere che catturano tutto. Ci impoveriscono con le loro richieste, ci consumano con i loro comportamenti, le loro offese, la loro manipolazione e l’affronto personale. Possono essere genitori, partner, amici e persino figli ai quali concediamo il potere dell’abuso e sui quali non esercitiamo la nostra autorità e dignità.

Mark Twain diceva con un pizzico di ironia che il concetto di “dare e ricevere” richiede anche di essere abbastanza abili da dare una cosa e prendersene dieci. Ebbene, esperti come Adam Grant, professore presso l’università della Pennsylvania e autore del libro Give and Take, ci spiegano che le persone che prendono non esisterebbero senza quelle che danno. In altre parole, spesso siamo noi stessi a cadere nella spirale dello scambio univoco, a permettere che la bilancia penda sempre su un solo lato.

I predatori emotivi hanno una firma distintiva: amano ottenere più di quanto danno. Rivolgono la reciprocità a proprio favore, anteponendo i propri interessi alle necessità altrui. 
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Non si cercano dei colpevoli, ma bisogna essere consapevoli che in ogni interazione esiste uno scambio. Per l’essere umano è normale offrire il proprio tempo, idee, aiuto, consigli, sostenersi agli altri e sostenerli. Alcune persone, tuttavia, hanno l’innata capacità di dare luce, nutrire e sostenere le altre persone. Lo fanno senza accorgersene, perché concepiscono la vita in questo modo.

Purtroppo, al fianco di una persona generosa ne esisterà sempre una abituata a prendere. Qualcuno che acquisisce potere a forza di vedersi servito, qualcuno che (non dimentichiamolo) agisce con una sorta di radar per individuare i più generosi e alimentarsene senza ritegno.

Alberi e uccelli in volo

Predatori emotivi: si nasce o si diventa?

Non esistono studi che spieghino se l’abitudine di approfittarsi delle emozioni altrui si acquisisca con il tempo o sia innata. Tuttavia, il pediatra e ricercatore William Sears, noto per i suoi studi sull’attaccamento genitoriale, negli anni ’90 introdusse il termine “bambini ad alto bisogno”. Secondo l’esperto, alcuni bambini vengono al mondo con un bisogno emotivo più intenso. Sono piccoli con disturbi del sonno e la cui crescita risulta molto più complessa ed esigente.

Ciò potrebbe spiegare perché alcune persone sono più abituate a ricevere che a dare, più inclini a essere servite che a dare attenzione. Tuttavia, sono molti gli esperti che rifiutano quest’idea, offrendo altri punti di vista altrettanto interessanti e illuminanti. Nel 1979, per esempio, i docenti Robert Raskin e Calvin S. Hall svilupparono una scala per misurare il livello di narcisismo di un individuo, sostenendo che i predatori emotivi sono personalità narcisiste. Il loro studio mise in risalto questo modello tossico ed estenuante.

I predatori emotivi sono un altro volto del narcisismo – in loro vige un sentimento di superiorità che le fa ritenere degne di essere al centro dell’attenzione, di prendere il controllo di ogni conversazione, di avere l’esclusività su qualsiasi iniziativa, l’autorità in qualsiasi progetto, l’attenzione in ogni circostanza e il perdono nella colpa. Sono come piovre nere che afferrano tutto e privano gli altri di ogni energia, diritto e autostima.

Uomo di spalle con la testa abbassata

La maggior parte di noi tende a dare tutto nelle relazioni di amicizia e di coppia, dando spesso per scontato che anche gli altri faranno lo stesso; per questo, ci risulta difficile riconoscere i predatori emotivi, i quali, invece, hanno un radar per individuare le persone come noi.
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Come difendersi dai predatori emotivi?

I predatori emotivi sono molto abili a riconoscere le loro “vittime”. Al contrario, chi è abituato a dare tutto in cambio di nulla, a vedere una relazione come un rapporto sincero di scambio reciproco basato su affetto e attenzioni non è per nulla abile a riconoscere il “pericolo”.

Scopriamo insieme cosa fare per proteggerci da questi profili tossici.

Ascoltare i segnali del corpo

I predatori emotivi generano malessere. All’inizio potremmo non notare il loro atteggiamento subdolo, i loro stratagemmi e le loro intenzioni. Tuttavia, non possiamo ignorare quella contraddizione che si genera dentro di noi, la sensazione di stanchezza fisica, lo spossamento che proviamo stando spesso accanto a queste persone.

Non idealizzare una persona

Quando una persona agisce con lo scopo di infastidirci, farci provare malessere o generare in noi una contraddizione, è facile giustificarla. Diciamo a noi stessi che sarà colpa dello stress, che lo avrà fatto senza volere, che capirà di aver sbagliato e ci chiederà scusa. Tendiamo a idealizzare quella persona perché, magari, è il nostro partner, un nostro amico o un fratello. La idealizziamo perché la amiamo senza accorgerci che stiamo alimentando i suoi comportamenti scorretti.

Bisogna imparare a disattivare i filtri che anteponiamo alla realtà e iniziare a vedere gli altri per quello che sono.

Donna con capelli al vento

Essere assertivi

Potremmo suggerirvi che la strategia migliore per difenderci dai predatori emotivi è mantenere la distanza. Ciò nonostante, questa non è sempre una scelta possibile né la più intelligente. È giusto che queste persone si rendano conto delle conseguenze delle loro azioni, e a tale scopo l’ideale è mostrare loro i nostri limiti, dimostrando quali sono (o possono essere) le conseguenze del loro comportamento.

  • Prima o poi cesseremo di dare la priorità a chi mette sempre se stesso davanti a qualsiasi circostanza.
  • Chi pensa di meritare più degli altri prima o poi riceverà indifferenza.

Bisogna praticare tolleranza zero con chi si è abituato a calpestare i nostri limiti. Facendo sempre uso dell’assertività, bisogna imparare a mostrare quello che non tolleriamo, quello di cui abbiamo bisogno, cosa siamo disposti a dare e cosa ci aspettiamo di ricevere in cambio.

È importante riconoscere in tempo chi arriva nella nostra vita con l’intenzione di consumarci, di toglierci la felicità. Come si è soliti dire, meglio prevenire che curare.

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