I predatori emotivi. Parte II

· 20 gennaio 2015

Uno sguardo, una parola o una semplice insinuazione possono bastare a scatenare un processo di distruzione dell’altro. Le azioni portate a termine dai predatori emotivi sono così quotidiane che a volte sembrano quasi normali, mentre le vittime stanno zitte e soffrono in silenzio. Attraverso un processo di violenza morale e psicologica continua, si può infatti arrivare a fare a pezzi un’altra persona.

Così come in natura esistono predatori che catturano e uccidono altri animali per alimentarsi, anche negli essere umani possiamo osservare un fenomeno simile: si tratta della violenza psicologica, di cui sono protagonisti i cosiddetti predatori emotivi, dei veri e propri “predatori” di emozioni, e le loro sfortunate vittime.

La violenza psicologica è un fenomeno che si riscontra in molti ambienti diversi, tanto nella coppia quanto nel luogo di lavoro o di studio, in famiglia oppure in un gruppo di amici.

Ma chi è il predatore emotivo?

Il predatore emotivo può appartenere a qualsiasi fascia d’età, status sociale, cultura e sesso. In apparenza si tratta di un soggetto come tanti, non è quasi mai un leader. Solitamente, inoltre, è taccagno, egocentrico, narcisista e con delle ideologie molto forti.

Il suo obbiettivo è l’annientamento morale, personale, psicologico e sociale delle sue vittime, tanto che a volte si arriva al punto in cui queste decidano di porre fine alla loro vita.

Sono individui che si sentono profondamente inferiori agli altri, anche se non lo danno a vedere perché assumono atteggiamenti arroganti e magniloquenti. In realtà, sono pieni di rimorsi e di rabbia, ma indossano costantemente una maschera.

Sentono il bisogno di essere ammirati e desiderati da tutti, e bramano in modo eccessivo il potere e il successo. Sono totalmente distaccati dalle loro emozioni, e per questo arrivano a disprezzare così profondamente le loro vittime.

Da piccoli, sono i tipici bambini che lanciano il sasso e nascondono la mano, quelli che causano i litigi ma poi si tengono bene alla larga dall’esserne coinvolti in prima persona. Hanno manie di protagonismo. Durante l’adolescenza sono freddi e distaccati e non sono per nulla popolari; di solito si tengono stretti soltanto uno e due amici, che manipolano a loro piacimento. Da adulti, invece, spiccano per la loro arroganza, già che adorano sentirsi gli unici possessori della verità e della giustizia e vogliono sempre avere ragione.

A prima vista sembrano soggetti controllati, socievoli e accettabili, ma dietro quella maschera si nasconde un insieme di intenzioni maligne e di processi incoscienti molto più difficili da cogliere e altrettanto intricati.

Ci sono le vittime dei predatori emotivi?

Le loro vittime sono quasi sempre persone molto buone, oneste, generose, ottimiste, il più delle volte con grande forza spirituale. Si tratta di persone che possiedono le caratteristiche che il loro “predatore” umano desidera e invidia, le caratteristiche che lui non possiede. Queste persone diventeranno inconsapevolmente il capro espiatorio di tutti i mali del predatore emotivo.

Un predatore emotivo va alla ricerca di questo tipo di persone per assorbire tutta la loro energia e vitalità. Vuole, quindi,
nutrirsi di ciò che invidia.

Le vittime risultano spesso sospette agli occhi degli altri, visto che il processo di violenza psicologica avviene in un modo tale da far sì che la vittima venga vista come colpevole: la gente, infatti, immagina o ritiene che questa acconsenta o sia complice, più o meno cosciente, delle aggressioni che riceve.

Molto spesso sentiamo dire che se una persona viene trattata come vittima è colpa della sua debolezza o della mancanza di forza di volontà. In questo caso, invece, si tratta proprio del contrario: le vittime vengono scelte perché hanno qualcosa in più, qualcosa di cui il loro aggressore vuole appropriarsi.

Possono però sembrare ingenue e credulone, visto che non sempre riescono a capire che l’altra persona vuole davvero distruggerle, e cercano di trovare spiegazioni logiche al suo comportamento. Iniziano a giustificarli, cercando di essere il più oneste possibile. Comprendono o perdonano le azioni del loro aggressore perché gli vogliono bene o lo ammirano, e delle volte arrivano a pensare che lo devono aiutare perché sono le uniche a capirlo. Sentono che hanno una missione da portare a termine.

Mentre il predatore emotivo si fa forte della propria rigidità, le vittime cercano di adattarsi alla situazione, cercando ci capire che cosa possono fare per aiutare il loro carnefice, e non smettono mai di chiedersi se almeno una parte della colpa non sia loro.

Immagini per gentile concessione di Jenya Goldenberg