Protocollo unificato per la transdiagnosi dei disturbi emotivi

In questo articolo presentiamo uno dei trattamenti transdiagnostici per il trattamento dei disturbi emotivi più recenti. Questo ha lo scopo di insegnare al paziente a regolare le proprie emozioni.
Protocollo unificato per la transdiagnosi dei disturbi emotivi

Ultimo aggiornamento: 16 novembre, 2021

I protocolli transdiagnostici stanno acquisendo grande importanza nel trattamento dei diversi disturbi emotivi. Essenzialmente, si basano sull’idea che le diverse categorie diagnostiche spesso condividono alcuni elementi comuni. Oggi parliamo del protocollo unificato per la transdiagnosi dei disturbi emotivi.

Il Protocollo Unificato per la Transdiagnosi dei disturbi emotivi (PUT) è un trattamento ideato dallo psicologo americano e professore emerito di psicologia David Barlow.

Questo protocollo ha lo scopo di trattare un ampio spettro di disturbi emotivi che condividono determinate caratteristiche e che, per questo motivo, possono trarre beneficio dalle stesse tecniche e strategie.

Stiamo parlando di un trattamento cognitivo-comportamentale che fa propri i principi di altri trattamenti approvati per le diagnosi con cui si sono rivelati efficaci.

I trattamenti che seguono l’approccio del protocollo unificato per la transdiagnosi dei disturbi emotivi possono essere molto efficienti oltre che efficaci.

Il PUT ci permette di effettuare un trattamento integrato, non solo per il problema principale di cui soffre il paziente, ma anche per le eventuali comorbidità. Per esempio, è stato riscontrato che ansia e depressione coesistono in un’ampia percentuale di pazienti.

Attualmente esistono diversi protocolli unificati, come la transdiagnosi di Fairbum per i disturbi alimentari o quella di Norton per i disturbi d’ansia. Il PUT si concentra sui disturbi d’ansia, sui disturbi affettivi e su quelli con una grande componente emotiva, come i disturbi somatoformi e dissociativi.

È stato impiegato con successo sui soggetti agorafobici, ipocondriaci, con fobia specifica, disturbo post-traumatico da stress e depressione maggiore. Secondo questo approccio, il fattore comune a tutti questi disturbi è un deficit nella capacità di regolazione delle emozioni.

Cos’è la regolazione emotiva?

La regolazione emotiva è la capacità di gestire le emozioni. Conoscere il funzionamento del ciclo pensiero-emozione-comportamento è fondamentale.

Solo allora saremo in grado di esercitare un maggiore controllo emotivo. La regolazione emotiva, a sua volta, comprende diverse sotto-competenze, vale a dire:

  • Capacità di espressione emotiva adeguata.
  • Regolazione delle emozioni e dei sentimenti.
  • Abilità di coping.
  • Capacità di auto-generare delle emozioni positive.

Le persone con disturbi emotivi spesso ricorrono a strategie di regolazione emotiva disadattive che contribuiscono a perpetrare i sintomi. Queste strategie disadattive sono presenti in quasi tutti i disturbi emotivi.

Per sostituire queste strategie, il paziente dovrà affrontare una serie di moduli, ognuno relativo a una diversa strategia. In totale vi sono 8 moduli. Vediamoli insieme.

I moduli del protocollo unificato per la transdiagnosi dei disturbi emotivi

Il protocollo unificato per la transdiagnosi dei disturbi emotivi è composto da 8 moduli in cui vengono messe in atto diverse strategie con il fine ultimo di imparare a regolare le emozioni e mettere in atto strategie di coping più consone.

1. Aumento della motivazione ad impegnarsi nella terapia

Prima di tutto, è importante che il paziente dimostri di avere la motivazione adeguata per intraprendere la terapia. Una delle tecniche utilizzate in questo senso è il mantenimento dell’equilibrio decisionale, con cui il paziente analizza le proprie ragioni per cambiare, dunque per iniziare la terapia.

Oltre a ciò, vengono definiti gli obiettivi personali e convalidate le preoccupazioni del paziente, incoraggiando al contempo l’analisi di nuove prospettive per risolvere i problemi.

Durante questa fase bisogna comprendere che il paziente può mostrare delle preoccupazioni ma è motivato ad uscirne e ad esplorare delle opzioni alternative, più funzionali alla sua situazione.

2. Capire le emozioni

Il modulo 2 prevede la psicoeducazione del paziente, per cui si spiega che le emozioni non sono né buone né cattive, bensì adattive o disfunzionali.

La psicoeducazione è molto importante, soprattutto per chi tende a evitare le emozioni più negative come se fossero qualcosa di atroce.

Oltre a parlare di emozioni, è importante spiegare il modello delle 3 componenti dell’esperienza emotiva. In questo modo il paziente imparerà che i pensieri influenzano le nostre emozioni e, queste, a loro volta, il modo in cui ci comportiamo.

È importante anche che il paziente impari a eseguire un’analisi funzionale del proprio comportamento, individuando antecedenti e conseguenze. In questo modo, è più facile risalire alla fonte del problema e capire cosa lo nutre.

3. Allenamento della consapevolezza emotiva

In questo modulo il paziente viene addestrato ad affrontare la tentazione di giudicare le proprie emozioni ed incoraggiato ad entrare in contatto con loro senza etichettarle.

Allo stesso modo, imparerà a concentrarsi sul presente. Una delle tecniche usate per raggiungere questo scopo è l’induzione degli stati d’animo attraverso la musica.

4. Valutazione cognitiva e rivalutazione nel protocollo unificato per la transdiagnosi

In questo modulo viene svolto un training di rilevamento automatico dei pensieri negativi. Una volta che il paziente è in grado di individuarli, gli viene insegnato ad analizzare le distorsioni (catastrofizzazione, ingrandimento, inferenza arbitraria).

Viene aiutato anche ad avviare una reinterpretazione cognitiva per aumentare la flessibilità di pensiero e generare pensieri alternativi.

5. Evitamento emotivo

In questa fase vengono analizzati i comportamenti di sicurezza, ovvero tutte quelle azioni finalizzate all’evitamento emotivo ed esperienziale. Ci sono tre strategie di evitamento emotivo che il paziente deve comprendere correttamente per modificarle:

  • Evitamento attraverso comportamenti subdoli: si tratta di comportamenti di cui siamo a malapena consapevoli, come non bere una bibita a base di caffeina per paura di avere un attacco di panico.
  • Evitamento cognitivo: fughe che si realizzano attraverso il pensiero. Ad esempio, la distrazione, la dissociazione o la razionalizzazione.
  • Comportamenti di sicurezza: lo scopo è prevenire le emozioni negative. Un esempio potrebbe essere avere sempre un ansiolitico nella borsa.
Donna in terapia.


6. Comportamenti guidati dalle emozioni (CIE) nel protocollo unificato per la transdiagnosi

Mirano a ridurre l’intensità delle sensazioni e delle emozioni, sia quelle associate a uno stimolo esterno sia quelle associate a uno interno che il paziente considera avverso.

Per esempio, l’ansia vissuta il giorno prima di un colloquio di lavoro ci porta a prepararci molto bene, a volte in modo eccessivo, ad affrontare tale colloquio.

In questo modulo, il paziente deve identificare i CIE disadattivi e sviluppare diverse tendenze all’azione. Come si può vedere nell’esempio, nei CIE l’emozione negativa è già in atto.

Al contrario, nei comportamenti di evitamento spiegati nel punto precedente, l’emozione non si è ancora verificata e il paziente cerca di evitarli.

7. Consapevolezza e tolleranza delle sensazioni fisiche nel protocollo unificato per la transdiagnosi

L’esposizione interocettiva solitamente viene eseguita per suscitare volontariamente le sensazioni fisiche che possono verificarsi durante un attacco di panico.

8. Psicoeducazione alla medicazione e comorbilità. Risultati e prevenzione delle ricadute

L’ultimo modulo, come suggerisce il nome, è rivolto a comprendere gli effetti di un trattamento farmacologico, valutare la possibilità di attuarlo, prendere coscienza dei risultati raggiunti e continuare a praticare tutte le strategie apprese per evitare ricadute.

Conclusioni

Il protocollo unificato per la transdiagnosi dei disturbi emotivi si sta rivelando sempre più efficace e soprattutto efficiente, in quanto può fornire lo stesso trattamento a un gran numero di persone.

Le tecniche vengono selezionate in base al loro livello di efficacia e, ad oggi, possiamo affermare che sono stati ottenuti degli ottimi risultati terapeutici. Tuttavia, vale la pena ricordare l’importanza di adattare il trattamento psicologico a ciascun paziente.

Sebbene i trattamenti unificati possano essere utili, è essenziale capire con quali pazienti applicarli e in quali casi sarà necessario indagare per scoprire delle alternative di intervento altrettanto efficaci.

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  • Barlow, H. D. Protocolo unificado para el tratamiento transdiagnóstico de los trastornos emocionales. Manual del paciente: 2.ª edición. Alianza editorial