Psicologia esistenziale positiva secondo Wong

02 ottobre, 2020
Sebbene sia difficile da credere, è possibile raggiungere la felicità dopo aver superato esperienze molto difficili. Anche le emozioni negative hanno il loro prezioso contributo, è quanto ci insegna la psicologia esistenziale positiva. Ne parliamo in questo articolo.

Per molti, la psicologia positiva ha un lato oscuro. Concentrarsi esclusivamente su emozioni positive come la gioia, l’entusiasmo o la speranza, può farci trascurare le emozioni che appartengono al “lato meno bello” della vita. Come risposta al positivismo, pochi anni è stato sviluppato un nuovo e prezioso approccio: la psicologia esistenziale positiva.

Il suo promotore è Paul T.P. Wong, psicologo canadese alla guida della cosiddetta psicologia positiva della seconda ondata. Più che riformulare le tesi della psicologia positiva, questa corrente ha lo scopo di farci capire che l’infelicità fa parte della vita e che provare questo sentimento per un certo periodo di tempo è normale. In fin dei conti, come diceva Albert Camus, “non v’è amore per la vita senza disperazione di vivere”.

Con la sua interessante teoria, il Dr. Wong propone un nuovo modo di intendere il modello che Martin Seligman ha elaborato negli anni ’90 e che ci ha permesso di comprendere le basi biologiche del benessere psicologico e della felicità.

È tempo di mettere da parte le emozioni più edonistiche e compiacenti per navigare tra le difficoltà e trovare una direzione, un significato, uno scopo.

Paul TP Wong durante una lezione.

In cosa consiste la psicologia esistenziale positiva di Paul T. P. Wong?

Paul T. P. Wong nelle sue lezioni presenta spesso un’idea: il mondo attuale è caotico, viviamo in un presente pieno di difficoltà e abbiamo bisogno di un’altra prospettiva terapeutica. La psicologia esistenziale positiva cerca di aiutare le persone a raggiungere la stabilità e il benessere, consentendo loro di gestire le difficoltà e le sfide che si presentano ogni giorno.

Le critiche mosse alla psicologia positiva e a figure come Seligman e Csíkszentmihályi riguardavano l’eccessiva importanza data agli aspetti più sani dell’essere umano. Fattori come la creatività, l’entusiasmo, la speranza o anche l’intelligenza emotiva ci spingono a ottenere il meglio da noi stessi. Chi sviluppa queste capacità, quindi, può raggiungere quell’auto-realizzazione di cui parlava Abraham Maslow.

Ma allora, cosa succede quando ci si sente persi? Come dobbiamo comportarci se siamo depressi a causa della perdita di un familiare o dopo l’abbandono del partner? In queste circostanze è difficile accendere la lampadina dell’entusiasmo. Ed anche difficile risvegliare la creatività perché la mente è bloccata, intrappolata nella disperazione. È in questi contesti che la psicologia esistenziale positiva di Paul T. P. Wong acquista un senso.

Il coraggio e la responsabilità di affrontare le difficoltà

La psicologia esistenziale positiva non cerca di sminuire la psicologia positiva originale. Si è consapevoli dell’interpretazione talvolta troppo semplicistica data al modello della psicologia positiva. Alcune pubblicazioni, come il libro Il segreto di Rhonda Byrne, ci spingono a pensare che basti desiderare qualcosa per ottenerlo.

Il Dottor Wong sostiene invece che ognuno di noi ha il potere di risvegliare il proprio coraggio e le proprie attitudini per affrontare le avversità. Se siamo in grado di sviluppare un meccanismo psicologico basato sulla resilienza e sulla capacità di trovare un significato in ogni circostanza, possiamo anche sperare di essere felici.

La psicologia esistenziale positiva, dunque, non sminuisce il valore della felicità o della speranza; d’altronde le emozioni positive sono il motore dell’essere umano. Ciononostante, bisogna anche dare spazio alle emozioni negative e cercare di capirle.

L’esistenzialismo come pietra angolare della psicologia esistenziale positiva di Wong

Questo approccio formulato nel 2011 ha integrato la prospettiva esistenzialista nella psicologia positiva. Le attribuisce così maggiore significato, scopo e utilità. Sia i filosofi sia gli psicologi esistenzialisti ci ricordano che la vita è fatta di paradossi, di guai e di problemi che siamo costretti ad affrontare.

Affrontare queste dimensioni ci permette di godere di importanti risorse psicologiche. È così che rafforziamo il nostro coraggio, che ci sforziamo per superare le difficoltà e prendiamo degli impegni con noi stessi e con la vita. Secondo la psicologia esistenziale positiva, la felicità autentica ha senso solo quando si conosce la sofferenza e come affrontarla.

In tal senso, uno dei suoi pilastri è mediare e fornire strategie che permettano alla gente di affrontare la perdita di una persona cara, la paura della morte, la delusione, l’ansia, la paura, la disperazione, ecc.

Donna preoccupata e pensierosa.

Viktor Frankl e la ricerca di senso

Secondo Paul T. P. Wong, la psicologia positiva deve recuperare le sue radici esistenziali-umanistiche. Solo allora ritroverà il suo significato e la sua importanza. Inoltre, non possiamo aiutare gli altri a ricostruire la propria realtà per raggiungere il benessere e la felicità se non lasciamo che cerchino il senso della loro vita, concetto di Viktor Frankl.

Quando qualcuno naviga nell’oceano dell’incertezza e delle avversità, ha bisogno di una luce. È necessario concentrarsi, trovare un rifugio, capire cosa dà senso alla vita e ci incoraggia a combattere e non mollare. Il Dottor Wong, pertanto, ci invita a porci le seguenti domande:

  • Chi sono io? Cosa mi definisce?
  • Come potrei essere più felice? Cos’è una vita soddisfacente per me?
  • Qual è la mia vocazione professionale? Cosa dovrei fare nella mia vita per sentirmi bene?
  • Sto prendendo le giuste decisioni?
  • Qual è mio posto? Perché mi sento così solo in questo mondo? Dove posso trovare dei riconoscimenti? Dov’è casa mia?
  • Cos’ha davvero senso per me?

Conclusioni

La psicologia esistenziale positiva apre le porte a un’importante corrente. Da un lato, recupera i concetti del passato, pilastri essenziali nello sviluppo della psicologia in quanto tale. Dall’altro, in questo complicato presente pieno di sfide e incertezze, ora più che mai, ci invita a lavorare sui suoi principi.

Ricordiamo i nostri obiettivi vitali e diamo spazio alle emozioni più complesse, quelle che possono farci arrabbiare o ferirci. Comprenderle ci renderà più saggi e gestirle ci renderà più forti e capaci di affrontare la vita.

  • Wong, P. T. P. Meaning-centered approach to research and therapy, second wave positive psychology, and the future of humanistic psychology. The Humanistic Psychologist.
  • Wong, P. T. P., Ivtzan, I., & Lomas, T. (2016). Good work: A meaning-centred approach. In L. G. Oades, M. F. Steger, A. Delle Fave, & J. Passmore (Eds.), The Wiley Blackwell handbook of the psychology of positivity and strengths-based approaches at work (pp. 0-0). West Sussex, UK: Wiley Blackwell.