Psicomotricità infantile: osservare e intervenire

18 Febbraio 2020
Nello sviluppo delle sue funzioni simboliche di pensiero e comportamento, il bambino può trarre grandi benefici se lo aiutiamo a impostare una corretta abilità psicomotoria.

Quando si parla di psicomotricità infantile, si pensa alla capacità di muoversi in modo corretto e adeguato all’ambiente. Tuttavia, il suo significato va ben oltre. La psicomotricità è per il bambino una finestra sul mondo, in tutte le sue funzioni simboliche, sia comportamentali che cognitive.

Una buona abilità psicomotoria è di solito il preludio a una corretta acquisizione del linguaggio e un suo uso adeguato nella comunicazione e interazione con gli altri. Il concetto di psicomotricità, pertanto, attiene a interazioni cognitive, emotive, simboliche e sensomotorie che operano nel bambino nel corso del suo sviluppo cognitivo, motorio ed emotivo. Negli interventi volti a migliorare le capacità psicomotorie del bambino si lavora su aspetti:

  • Motori: equilibrio, lateralità e coordinamento.
  • Cognitivi: percezione, rappresentazione o creatività.
  • Affettivo-relazionali: acquisizione di limiti, regolazione dell’impazienza, emozioni e sicurezza.
Psicomotricità per i bambini:

Stimolare la psicomotricità nei bambini

Nel campo dell’educazione, la psicomotricità, ovvero l’esperienza corporea nei confronti di adulti e coetanei, oggetti e spazio, è essenziale per il corretto sviluppo del bambino.

Le attività utilizzate per sviluppare questo tipo di abilità devono essere sempre attrattive, varie, stimolanti, piacevoli e divertenti. Gli elementi principali per ottenere una buona stimolazione psicomotoria sono:

1. Spazio, attrezzi e ruolo dell’adulto

Gli attrezzi o il materiale impiegato devono essere vari e adatti all’età del bambino. Sia l’educatore che lo spazio utilizzato, inoltre, devono accompagnarlo nel gioco e nel movimento. Gli aspetti da considerare sono quindi:

  • Spazio: è essenziale organizzare un ambiente sicuro. Al tempo stesso, deve essere sufficientemente accattivante in modo da stimolare nel bambino le abilità che più ci interessano.
  • Materiali: maggiore è la varietà degli strumenti, maggiore sarà lo sviluppo psicomotorio del bambino.
  • Il ruolo dell’adulto: l’educatore deve avere capacità di osservazione, di ascolto e di comunicazione verbale e non verbale. È molto importante, inoltre, l’atteggiamento e il coinvolgimento dell’adulto nel gioco.

2. Schema delle sessioni

Affinché il bambino possa ottenere il massimo beneficio dall’ora di psicomotricità, è importante che lo schema sia preparato prima di cominciare.

Occorre pianificare con precisione il tipo di attività che si intende proporre al gruppo. Allo stesso tempo, è bene lasciare il bambino libero di improvvisare in alcuni momenti. Questi spazi liberi, tuttavia, non devono infrangere la regola di base: l’educatore è il maestro d’orchestra che dirige per tutto il tempo.

3. L’importanza del gioco nella psicomotricità infantile

Il gioco è una delle attività più utili nella vita quotidiana del bambino. Lo aiuta, infatti, a sviluppare tante dimensioni: esplorare lo spazio intorno, imparare l’esistenza delle regole, creare, sperimentare, entrare in relazione con i coetanei, etc.

Ogni gioco ha una finalità diversa, ma tutti mirano comunque a un obiettivo. Per questo motivo, il gioco rappresenta uno degli strumenti principali nella psicomotricità infantile.

Lo sviluppo della psicomotricità infantile da 0 a 3 anni

Nei primi anni di vita, il bambino sviluppa le sue abilità psicomotorie. In questo modo migliora, tra le altre cose, l’autonomia personale e la capacità di entrare in relazione con gli altri.

Vediamo a seguire l’evoluzione delle abilità nei primi tre anni di vita. Osservando i progressi del bambino, sarà più semplice capire se lo sviluppo sta avvenendo in modo armonico. Potremo così valutare anche se è necessario un aiuto in più.

Psicomotricità infantile da 0 a 9 mesi

  • Il bambino fissa lo sguardo e muove gli occhi seguendo il movimento di un oggetto o di una persona.
  • Sorride rispondendo agli stimoli.
  • Riconosce visivamente la mamma o il caregiver.
  • Interagisce in modo positivo emettendo dei suoni.
  • Solleva e muove la testa quando è a carponi.
  • Cambia posizione; ad esempio, da sdraiato al fianco e poi sulla pancia.
  • Si siede e si mantiene dritto anche senza supporto.
  • Sorride e muove le gambe quando vede persone conosciute.
  • Sorride alla propria immagine allo specchio e cerca di interagire con essa.
  • Si arrabbia e piange se la mamma si allontana.
  • Reagisce con disagio alla presenza di estranei.

Dai 9 ai 12 mesi

  • Il bambino si siede e si alza con l’aiuto di un appoggio.
  • Gattona.
  • Ripone ed estrae oggetti da un recipiente.
  • Fa i primi passi con l’aiuto di mamma e papà.
  • Interagisce in modo affettuoso con altre persone.
  • Risponde quando viene chiamato con il proprio nome.

Segnali di allerta a 12 mesi

  • Se non ha un supporto, non riesce ancora a stare seduto.
  • Non è in grado di tenere gli oggetti con entrambe le mani. 
  • Non sorride alle persone familiari.
  • Mostra ancora disinteresse per quanto avviene intorno a lui.
  • Non emette suoni per attirare l’attenzione.
  • Non piange né protesta per l’assenza delle persone a cui è molto legato.

Dai 12 ai 24 mesi

  • Può già stare in piedi e camminare anche senza supporto.
  • È capace di far rotolare la palla come fa un adulto.
  • Incomincia a usare il cucchiaio, afferrandolo con forza.
  • Comincia a mangiare cibi solidi senza problemi.
  • Manipola in modo libero i giochi di costruzione.
  • Riconosce le parti del corpo.
  • È in grado di riconoscere le persone che non sono suoi familiari ma che appartengono al suo ambiente quotidiano.
  • Riconosce gli oggetti di uso comune (cucchiaio, tovaglia, giochi).
  • Giocando imita i movimenti dell’adulto.
  • Accetta l’assenza dei genitori, anche se con qualche protesta iniziale.
  • Ripete le azioni che lo divertono o che attirano la sua attenzione.
  • Esplora e mostra curiosità per gli oggetti familiari.
  • Beve dalla tazza sostenendola con le due mani.
  • Si china a raccogliere gli oggetti per terra.
  • Riconosce gli spazi fondamentali del suo ambiente abituale (casa, parco, scuola, etc).
  • Gioca con altri bambini per brevi periodi.
  • Presta gli oggetti ad altri bambini quando gli viene richiesto.
  • Riconosce alcuni elementi tipici della stagione dell’anno in cui si trova: vestiti, scarpe, etc.

Segnali di allerta a 2 anni

  • Ancora non cammina da solo.
  • Non riconosce le parti principali del corpo. 
  • Non si avvicina mai e non mostra interesse al gioco degli altri bambini.
  • Sbaglia nell’imitare le azioni degli adulti.
  • Non riconosce gli ambienti di casa (cucina, bagno, camera da letto).
  • Non risponde ancora al proprio nome.

Dai 24 ai 30 mesi

  • Può saltare sui due piedi.
  • Lancia la palla con le mani e con i piedi.
  • Si toglie le scarpe e i pantaloni se sbottonati.
  • Utilizza il cucchiaio e il coltello, beve dalla tazza senza rovesciare la bevanda.
  • Riconosce il wc e lo usa su indicazione dell’adulto.
  • Si muove agevolmente negli spazi conosciuti (casa, scuola, etc).
  • Identifica alcuni cambiamenti naturali corrispondenti alle stagioni dell’anno.
  • Riconosce nelle fotografie le persone care. Gioca con i coetanei.
  • È in grado di distinguere le immagini riferite a persone, animali e piante.
  • Saluta gli altri bambini e gli adulti su richiesta.
Psicomotricità per i bambini, bambina nel box con le palline

Psicomotricità infantile dai 24 ai 36 mesi

  • Esegue attività di manipolazione come avvitare, montare, infilare.
  • Corre e salta con un certo autocontrollo.
  • Chiede di andare in bagno quando ne ha bisogno.
  • Comincia già a manifestare preferenze nei confronti di alcuni compagni di asilo.
  • Mostra affetto nei confronti dei bambini più piccoli e degli animali domestici.
  • Inizia a imparare le regole e le abitudini di comportamento sociale nei gruppi di cui fa parte.

Segnali di allerta a 3 anni

  • Non fa ancora i bisogni nel wc.
  • È incapace di eseguire semplici richieste.
  • Non riconosce le immagini.
  • Resta isolato. Non mostra curiosità per le cose.
  • Utilizza ancora parole isolate e senza congiunzioni. 
  • Non è in grado di seguire semplici tracciati (verticale, orizzontale, etc).

Questi segnali sono solo semplici indicatori; servono ad attivarci e a farci considerare l’eventuale intervento di uno specialista per aiutare il bambino a rafforzare alcune abilità.

Non è necessario, tuttavia, preoccuparsi in modo eccessivo se i propri figli non raggiungono tutti i traguardi indicati per ogni età. Con un intervento tempestivo, si può recuperare la maggior parte dei ritardi dello sviluppo cognitivo di un bambino sano.