Psicosi: cos’è, quali sono le cause e come si tratta?

5, luglio 2017 in Psicologia 313 Condivisi

La psicosi può essere definita in termini generali come un “insieme di condizioni psicopatologiche gravi contraddistinte dalla perdita del contatto con la realtà e delle capacità di critica e giudizio, dalla presenza di disturbi pervasivi del pensiero, delle percezioni e dell’affettività e da una compromissione delle abilità e delle relazioni sociali.” (Dizionario di medicina Treccani).

In relazione a questa definizione, vengono in mente svariate malattie che possono causare psicosi o sintomi psicotici, come la schizofrenia, il disturbo schizotipico di personalità, i disturbi psicotici indotti da farmaci o droga e i disturbi psicotici dovuti ad altre malattie.

Cos’è la psicosi?

I disturbi dello spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici sono caratterizzati da anomalie in uno o più dei seguenti ambiti: deliri, allucinazioni, pensiero (discorso) disorganizzato, comportamenti motori sconnessi o anomali (compresa la catatonia) e altri sintomi negativi (dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali). Scopriamo insieme le caratteristiche di questi sintomi di psicosi.

Deliri

I deliri sono credenze fisse non suscettibili a variazioni, neanche di fronte a prove inconfutabili contro di essi. Il tema dei deliri può toccare vari ambiti (persecutori, referenziali, somatici, religiosi, di grandezza, ecc.). Seppur sia sbagliato semplificare, si possono definire come “storie inventate” dalle persone che ne sono vittime inconsapevoli del loro carattere fittizio. La persona è, dunque, portata ad esprimere ciò di cui è realmente convinta e ad agire di conseguenza, anche quando non corrisponde alla realtà.

I deliri si considerano stravaganti quando sono chiaramente inverosimili, incomprensibili e non legati ad esperienze della vita corrente. Un esempio di delirio stravagante è la credenza che una forza esterna abbia sottratto l’individuo dei suoi organi interni e li abbia sostituiti con quelli di un’altra persona, senza lasciare ferite né cicatrici. Un esempio di delirio non stravagante è la credenza da parte di un individuo di essere sotto sorveglianza da parte della polizia senza che esista alcuna prova convincente di ciò.

Allucinazioni

Le allucinazioni sono percezioni che si manifestano senza la presenza di uno stimolo esterno. Sono vivide e chiare, con tutta la forza e l’impatto delle percezioni normali, e non sono soggette al controllo volontario. Possono avvenire in qualsiasi modalità sensoriale, anche se le più comuni nella schizofrenia e altri disturbi correlati sono le allucinazioni auditive.

“Le allucinazioni auditive si provano di norma sotto forma di voci, conosciute o meno, percepite come separate dal proprio pensiero” (dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali). Esistono anche allucinazioni tattili, olfattive e visive.

I disturbi dello spettro della schizofrenia e altri disturbi psicotici sono caratterizzati da anomalie in uno o più dei seguenti ambiti: deliri, allucinazioni, pensiero (discorso) disorganizzato, comportamenti motori sconnessi o anomali (compresa la catatonia) e altri sintomi negativi.
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Pensiero (discorso) disorganizzato

Il pensiero disorganizzato (disturbo formale del pensiero) di norma si verifica a partire dalla capacità di dialogo dell’individuo. È molto complicato mantenere una conversazione con i pazienti affetti da psicosi, dato che possono cambiare argomento da un momento all’altro. Le loro risposte possono non essere relazionate alle nostre domande e il discorso può essere talmente disorganizzato da diventare praticamente incomprensibile.

Comportamenti motori sconnessi o anomali (compresa la catatonia)

Il comportamento motorio sconnesso o anomalo può manifestarsi in diversi modi, da azioni tipicamente infantili ad imprevedibili manifestazioni di agitazione. Possono emergere problemi nello svolgimento di qualsiasi comportamento diretto ad un obiettivo, con conseguenti difficoltà nel realizzare le attività quotidiane.

Il comportamento catatonico è caratterizzato dalla marcata riduzione della reattività nei confronti dell’ambiente circostante. Può variare dalla resistenza ad eseguire istruzioni, all’adozione di una postura rigida, inappropriata o stravagante, fino alla totale assenza di risposte verbali o motorie.

Altre caratteristiche sono i movimenti stereotipati ripetuti, lo sguardo fisso, le smorfie, il mutismo e l’ecolalia (ripetizione di parole o sillabe).

Sintomi negativi

Due dei sintomi negativi più pronunciati nella schizofrenia sono l’espressione emotiva ridotta e l’abulia. Il primo caso consiste in una riduzione della capacità di esprimere emozioni mediante i movimenti facciali, il contatto visivo, l’intonazione del tono di voce e i movimenti di mani, testa e volto che apportano, normalmente, l’enfasi al discorso.

L’abulia è la riduzione delle attività nate da iniziativa propria e motivate da uno scopo. L’individuo può rimanere seduto per un lungo periodo di tempo senza mostrare alcun interesse per qualsiasi attività lavorativa o sociale.

Qual è la causa della psicosi?

È una domanda molto difficile a cui rispondere: la causa non è una sola, si tratta piuttosto di una moltitudine di fattori o cause che possono determinare lo scatenarsi della psicosi. Oggi proveremo a rispondere a questa domanda analizzando le diverse “malattie” che possono essere causa di sintomi psicotici.

Schizofrenia

I fattori genetici possono contribuire molto nel determinare il rischio che si presenti la schizofrenia, nonostante la maggior parte degli individui con questa diagnosi risulti non avere antecedenti familiari al riguardo. La predisposizione a soffrire di questo disturbo è data da un ventaglio di alleli di rischio, comuni e rari. Ciascun allele contribuisce soltanto su una piccola frazione della popolazione totale.

Le complicazioni durante la gravidanza e l’asfissia neonatale (parto con mancanza di ossigeno), così come un’elevata età della madre, sono associate ad un maggior rischio di soffrire di schizofrenia. Possono influire anche altre situazioni avverse durante la gravidanza, come lo stress, infezioni, la malnutrizione, il diabete nella madre e altri disturbi medici.

Anche la stagione in cui il bambino nasce è stata associata al presentarsi della schizofrenia. Ad esempio, in alcune zone il periodo peggiore sarebbe tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Inoltre, l’incidenza della schizofrenia e di altri disturbi simili è maggiore nei bambini che nascono in un ambiente urbano, così come all’interno di alcune minoranze etniche.

Disturbo schizo-affettivo

È definito come un periodo ininterrotto di malattia durante il quale si manifesta un disturbo depressivo maggiore, deliri, allucinazioni, discorso disorganizzato, comportamento sconnesso o sintomi negativi.

I rischi di presentare un disturbo schizo-affettivo sono maggiori nel caso di parenti di primo grado già affetti da schizofrenia, disturbo bipolare o disturbo schizo-affetivo.

Non esiste un’unica causa, bensì una moltitudine di fattori ed elementi scatenanti che possono portare al manifestarsi di psicosi.
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Disturbo psicotico breve

I fattori di rischio in questo caso sono dati da disturbi e da tratti preesistenti della personalità, come il disturbo della personalità schizotipica, il disturbo della personalità limite o altre caratteristiche proprie della persona, come la diffidenza. Il disturbo psicotico breve si scatena di solito in seguito ad un evento stressante, ma ciò non significa che qualsiasi evento stressante determini il manifestarsi di questo disturbo.

Altri disturbi della psicosi

In generale, è possibile affermare che la psicosi non si presenterà in un individuo che non sia predisposto ad essa. Il maggior fattore di rischio è di origini biologiche, e il principale fattore determinante della malattia è di norma una situazione di forte stress o il consumo di determinate sostanze (droghe).

Non tutti gli episodi psicotici sono causati dal consumo di droghe, ma le sostanze stupefacenti di certo aumentano il rischio che si presentino. Alcune droghe, come la cannabis, possono scatenare episodi di psicosi. Inoltre, le persone che ne sono già state vittima saranno particolarmente sensibili agli effetti nocivi delle droghe, soprattutto se tali episodi erano legati al consumo delle stesse.

Sono molti gli studi riguardo le possibili cause e, nonostante non si conoscano ancora con certezza i meccanismi implicati nella comparsa e nell’evoluzione dei sintomi, il modello di vulnerabilità e stress è quello che ha avuto maggiori riscontri negli ultimi tempi. Secondo questo modello, l’individuo che presenta sintomi psicotici è più propenso a soffrire di questa malattia rispetto ad altri. Tutto questo può essere dovuto ad un aspetto biologico così come ad un evento della vita che ne ha generato lo sviluppo.

Non tutti gli episodi psicotici sono dovuti al consumo di droghe, ma aumentano la probabilità di esserne vittime.
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Trattamento della psicosi

Il programma di trattamento di un disturbo psicotico deve essere multidisciplinare, coordinato e integrato, e prevede di norma l’intervento di diversi professionisti. I consigli per un programma terapeutico adeguato sono le seguenti:

  • Valutazione e diagnosi dei sintomi.
  • Sviluppo del programma di trattamento. Il trattamento base è farmacologico, ma può essere potenziato da interventi psicologici che avranno un maggior impatto sui sintomi negativi, sul funzionamento psicosociale, sulle funzioni cognitive e, in definitiva, sulla qualità di vita delle persone con psicosi.
  • Raggiungere una relazione medico/psicologo-paziente ottimale e far sì che quest’ultimo sia coinvolto attivamente nel trattamento.
  • Educazione alla malattia per il paziente e i suoi familiari.
  • Intervento su altre alterazioni relazionate.
  • Intervento sul funzionamento sociale del paziente.
  • Integrazione dei diversi trattamenti ai quali è sottoposto il paziente.
  • Reperto dei trattamenti realizzati.

Trattamento farmacologico

La somministrazione di farmaci è sempre la scelta principale per il trattamento di soggetti con psicosi, tuttavia l’intervento risulterà molto più efficace se combinato con l’entrata in scena di uno psicologo. I farmaci che si somministrano in questi  casi sono antipsicotici o neurolettici, ma si tendono a somministrare anche ansiolitici e antidepressivi al fine di trattare i sintomi ansiosi e/o depressivi.

Trattamenti psicologici

Interventi di educazione familiare

È fondamentale realizzare un intervento sulla sfera familiare affinché la famiglia stessa sia cosciente dei sintomi della persona colpita, così da poterli gestire al meglio. Alcuni obiettivi della psicoeducazione consistono nel trovare una spiegazione adeguata al disturbo, ridurre il peso emotivo dei familiari, generare un clima positivo, migliorare la comunicazione e via dicendo.

La somministrazione di farmaci è sempre la scelta principale per il trattamento di soggetti con psicosi, tuttavia l’intervento risulterà molto più efficace se prevede l’intervento di uno psicologo.
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Educazione alle abilità sociali

Le persone affette da psicosi hanno, nella maggior parte dei casi, un deficit nelle abilità sociali che porta al verificarsi di un aumento delle ricadute e della sintomatologia, così come delle capacità sociali scarse. Il trattamento prevederà un lavoro sui gesti, sulla scioltezza del parlato, sul tono e sulla velocità del linguaggio, sulla postura, sull’espressione e sulla percezione emotiva e sociale.

Terapia psicologica integrata (IPT) di Roder e Brenner (2007)

La IPT consiste in un intervento riabilitativo per la schizofrenia. Si realizza in gruppi di 5-7 pazienti per tre volte alla settimana per una durata minima di tre mesi. L’intervento si compone di 5 moduli che comprendono la riabilitazione cognitiva (differenziazione cognitiva, percezione sociale e comunicazione verbale) e l’educazione volta alle competenze sociali (abilità sociali e soluzione di problemi interpersonali).

In definitiva, come già detto, il trattamento dei disturbi psicotici è fondamentalmente farmacologico e supportato da interventi psicologici per aumentarne l’efficacia. In questo senso il trattamento farmacologico è fondamentale: permette la riduzione della sintomatologia nell’individuo e contribuisce al mantenimento di una fase di stabilità. In altre parole, aiuta a generare condizioni positive per lavorare con quella persona in terapia.

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