“Il principe e la rondine”, racconto sull’attaccamento emotivo

· 17 luglio 2016

Con questo racconto che affronta il tema dell’attaccamento all’interno della coppia, oggi ci piacerebbe riflettere su quali siano i meccanismi dell’attaccamento insicuro, come essi generino in noi sofferenza e ci influenzino quando cerchiamo di controllare e dominare l’altro, usando l’amore come scusa.

Provate a porvi queste domande: quali differenze ci sono tra l’amore e attaccamento? Perché li confondiamo? Come fa l’attaccamento dipendente ad influire in modo negativo sulle nostre relazioni?

 “Quando proviamo attaccamento verso qualcosa è sempre presente la paura, la paura di perdere tale cosa; e persiste un senso di insicurezza”.

–Jiddu Krishnamurti

“Il principe e la rondine”: attaccamento emotivo

“Il principe passava i suoi giorni osservando fuori dalla finestra in attesa che accadesse qualcosa. Con lui c’era soltanto un servo incaricato di fare le compere e mantenere pulito il castello. -Che vita noiosa-, sospirava.

In un mattino d’aprile, una rondine si posò sul davanzale della sua finestra. -Oh-, esclamò,  -che creatura piccola e delicata-. La rondine gli dedicò una breve melodia e se ne andò. Il principe rimase meravigliato: il suo canto gli parve il più soave del mondo, il suo piumaggio il più originale di tutti. Era un essere unico!”

La rondine tornò

“Da quel momento in poi, il principe passò le sue giornate nell’impaziente attesa di un suo ritorno. Finalmente il tanto atteso giorno arrivò e la rondine tornò per cantargli una nuova canzone. Il principe si sentì veramente fortunato. -Avrà freddo?- si chiese appena prima che riprendesse il volo.

La terza volta che fece ritorno, il principe si chiese preoccupato se l’uccello non fosse affamato. Nei giorni seguenti, si dedicò alla costruzione di una casetta per la rondine. Mandò il suo servo a comprare legno e chiodi e a cacciare insetti. Infine, dopo svariati goffi tentativi, gli ordinò di costruire anche la casa. -Maledetto uccello-, mormorava il servo.

statua-con-rondine-sul-naso

All’interno della gabbia il principe posizionò gli insetti e l’acqua, oltre ad alcune tele di seta a mo’ di letto. Quando vide l’uccello posarsi sul davanzale, gli avvicinò l’abitacolo e si rallegrò alla vista dell’animale che si dissetava e assaporava il cibo che gli aveva preparato. -Ti piacciono questi insetti, mia dolce rondine?-, le chiese. -Li ho cacciati per te- aggiunse. Con un breve garrito la rondine sembrò assentire prima di riprendere il volo.”

Il principe convive con l’incertezza

“Fu allora che il principe venne invaso dall’ansia. E se non fosse più tornata? E se avesse trovato una dimora migliore in cui ripararsi? Forse altri principi avrebbero costruito casette migliori o cacciato essi stessi degli insetti. Non poteva permetterlo. Non esisteva una rondine uguale al mondo!

Il principe passò due giorni senza dormire e senza poter pensare ad altro, fino a che non decise di impiegare il tempo fabbricando una porticina munita di lucchetto per la piccola casa. La rondine come sempre tornò, e quando entrò nella gabbia per provare il cibo, fu rinchiusa all’interno dal principe. –Ti amo– le confessò, -Con me non ti mancheranno mai più cibo né acqua, e non avrai mai più freddo-.

Un po’ confusa, la rondine si lasciò trasportare dall’idea della comodità. Si godeva il calore della sua dimora e il cibo costantemente alla sua portata, senza doversi affannare tra le piantagioni per ottenerlo.

Il principe collocò la gabbia sul suo comodino così da poterle dare il buongiorno tutte le mattine, accarezzandole il capo. -Sei la mia rondine, cantami una canzone, amore-, le chiedeva. -Questa vista non è per niente male- pensava la rondine. E cantava. Ma con il passare del tempo la sua musica finì per affievolirsi, fino a che si spense del tutto.”

La rondine perde il suo canto

“-Non canti più?- le chiese il principe stupito. -Il tuo canto mi rendeva felice-.

-Il mio canto si ispirava al gorgoglio del ruscello, al fruscio del vento fra le fronde degli alberi, al riflesso della luna sulle rocce della montagna. E io te lo riportavo allegra, ma da quando sono rinchiusa in questa gabbia non trovo più nulla per cui cantare-.

-Lo faccio perché ti amo- disse il principe, -È pericoloso lasciarti volare in giro da sola. E se ti capita un incidente? E se non trovi cibo? E se un cacciatore ti spara?-.

-Chi? Cos’è un cacciatore?- domandava lei.

-Io ti proteggo e mi prendo cura di te, qui dentro sei in salvo da ogni pericolo-.

Un giorno il principe si svegliò di soprassalto. Fece per accarezzare la rondine, ma la trovò morta.

Preso dall’ira, cercò il suo servo e lo licenziò perché, senza dubbio, uno degli insetti che lui aveva cacciato l’aveva uccisa. Il fatto di aver trovato un colpevole non fu di alcun conforto al principe, che si sentì ancora più solo e indifeso rispetto a quando non conosceva ancora la rondine. Fino a che un’altra non si posò sulla sua finestra e non gli cantò una canzone: la più soave che avesse mai sentito.”

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Le relazioni con il lucchetto sfiniscono l’amore

Questo racconto ci spiega il funzionamento dell’attaccamento all’interno delle relazioni di coppia, mostrandoci come spesso le nostre paure e i nostri timori sovrastino i desideri e i diritti dell’altro. Ci racconta un fatto: il tentativo di trasformare le persone che conosciamo non fa altro che allontanarle dal loro Io, dalla loro felicità. Senza rendercene conto, le priviamo di ciò che sono.

Di fronte a circostanze di vuoto e solitudine, possiamo assumerci la responsabilità di uscirne da soli oppure scegliere di affibbiarne la responsabilità al nostro partner, instaurando una relazione di dipendenza.

L’attaccamento può generare in noi confusione facendoci ingigantire le qualità dell’essere amato e trasformandolo ai nostri occhi in un essere unico e insostituibile, aumentando di conseguenza l’ansia al pensiero di una sua possibile perdita. Con la scusa della sua protezione o del suo benessere, possiamo arrivare a privare l’altro della sua libertà.

Questo è un racconto sull’attaccamento, ma è anche una storia che parla di amore. Amore è accettare e rispettare il modo di essere dell’altro, desiderare la sua felicità prima ancora della soddisfazione delle proprie necessità, e lasciare che voli quando ne ha bisogno se è ciò che lo rende felice – proprio come le rondini.

*Racconto originale di Mar Pastor.