Ricaduta durante il lutto: non saper uscire dal tunnel

· 19 aprile 2018

La ricaduta durante il lutto avviene con maggiore frequenza di quello che possiamo pensare. Lungi dall’intenderla come una retrocessione, bisogna vederla come un evento prevedibile, normale lungo il processo. Fare due passi indietro a volte è la strategia più idonea per prendere la rincorsa. In fin dei conti, nessuno esce dal tunnel in due giorni; è un lungo viaggio durante il quale le soste e le retrocessioni sono comuni.

Ogni terapeuta esperto in depressioni, disturbi da ansia, dipendenze e altre malattie mentali sa che la sua strategia clinica deve includere un buon programma di prevenzione delle ricadute. Oltre al professionista, però, è necessario che anche il soggetto prenda in considerazione tale eventualità.

Chi vive un lutto molto spesso si aspetta che questa circostanza, a volte cruda e impossibile da sopportare, passi il prima possibile; desidera sopra ogni altra cosa al mondo che arrivi un momento nel quale può finalmente respirare senza provare dolore e dormire diverse ore consecutive senza svegliarsi tra le lacrime. Concepiamo il processo di guarigione come una linea retta nella quale con ogni passo riduciamo la distanza verso l’estremo che segna il finale.

È importante capire che non funziona sempre così. È comune che in un momento dato e quasi senza sapere perché facciamo due passi indietro o, ancora peggio, torniamo al punto di partenza. Per evitare che succeda e ci induca in uno stato nel quale la ricaduta venga vissuta peggio che la caduta stessa, bisogna essere preparati con un buon “arsenale” di strategie che ci proteggano e di risorse che ci stimolino.

Foglia su acqua

Ricaduta durante il tutto: perché accade?

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Biological Psychiatryil modo in cui elaboriamo le informazioni determinerà o meno una possibile ricaduta durante il lutto. Ad esempio, tramite risonanza magnetica è stato possibile vedere che ci sono diversi “tipi” di cervelli, alcuni più abili di altri a reagire a eventi traumatici, complessi o stressanti.

Alcune persone affronteranno meglio il lutto, perché il loro approccio mentale è più resistente dato che il loro schema di pensiero è più resiliente e flessibile. Altre persone, invece, presentano progressi più lenti e continue retrocessioni, perché hanno la tendenza ad ancorarsi a un’eccessiva ruminazione mentale e perché elaborano gli stimoli in modo più negativo. Tutto ciò causa un maggiore esaurimento nervoso e uno spreco di energie che sfiancano il soggetto in un momento in cui è difficile proseguire.

Tuttavia, l’esistenza di diversi modi di elaborare le informazioni e approcci mentali molto eterogenei non significa che determinate persone siano costrette a soffrire di continuo di una ricaduta durante il lutto. Un dato ben noto sul cervello è che è dotato di un’eccezionale plasticità e che ci è possibile allenarlo, plasmarlo per smussare quegli spigoli che ci rendono più vulnerabili. Possiamo riuscirci tutti, vediamo come.

Cervello connessioni

Strategie per evitare una ricaduta durante il lutto

Come già detto, i bravi psicologi  e professionisti della salute sanno che per trattare qualsiasi malattia, disturbo o evento problematico, sono necessari due piani di azione: la strategia di intervento vera e propria e alcuni passaggi per evitare ricadute e mantenere lo stato nel quale il paziente trova forza e respiro per proseguire.

A seguire vi invitiamo a riflettere su alcuni di questi punti che possiamo applicare nella nostra vita quotidiana.

Accettare la possibilità di una ricaduta durante il lutto

A volte, a causa delle circostanze della vita, ci vediamo costretti a imparare a “camminare” di nuovo. Una perdita, fisica o affettiva, prevede una caduta, un lutto in cui ci crolla il mondo e siamo obbligati a ricostruirlo, a imparare a camminare ancora una volta.

Durante questo processo è comune fare un passo avanti e due indietro. Non dobbiamo vederlo come un problema, come l’indizio che ci è impossibile proseguire. Dobbiamo capire, invece, che a volte bisogna fare qualche passo indietro per prendere la rincorsa.

Le ricadute possono avere molte forme

Bisogna fare attenzione alle forme in cui si materializzano di solito le ricadute. Essere accorti ci permetterà di reagire più in fretta.

  • È comune che le ricadute si materializzino tramite lo sconforto e il malumore.
  • Possono presentarsi stanchezza e perdita di energia oppure sperimentare il bisogno di essere sempre occupati. In questo caso abbiamo bisogno di fare molte cose per “non pensare”.
  • Dobbiamo fare attenzione all’abuso di determinate sostanze. Ad esempio, c’è chi inizia a provare il bisogno di bere alcol o di ricorrere all’abuso di determinati farmaci.

Donna seduta all'aperto mentre pratica la mindfulness

Mindfulness per prevenire le ricadute

La pratica dell’attenzione piena risulta molto utile per tutte le persone chi ha sofferto di depressione, che hanno appena subito un lutto o persino per chi sta superando una forma di dipendenza. Grazie a essa, la persona acquisisce un maggiore controllo mentale e apre canali più potenti per gestire l’angoscia.

  • La mindfulness risulta particolarmente idonea per regolare gli schemi di pensiero negativi o ripetitivi conferendo calma interiore e una migliore regolazione di emozioni come ira, frustrazione o tristezza.
  • L’attenzione piena offre al paziente adeguate risorse per favorire un corretto dialogo interiore, coscienza riflessiva e quella connessione con se stesso grazie alla quale individuare bisogni, paure o ansia per saper reagire all’istante.

Infine, bisogna segnalare che la pratica della mindfulness richiede costanza, ovvero saperla introdurre nella propria routine quotidiana affinché sia davvero benefica e ci aiuti ad attenuare una ricaduta.