Rinforzo positivo: cos'è e come attuarlo?

Cos'è il rinforzo positivo? Come possiamo utilizzarlo? Scoprite anche un ampio ventaglio di rinforzi da mettere in pratica, non solo in terapia ma anche nella vita di tutti i giorni.
Rinforzo positivo: cos'è e come attuarlo?

Ultimo aggiornamento: 26 novembre, 2020

Quali fattori sono determinanti affinché certi comportamenti si ripetano? In che modo stimoliamo la frequenza della loro manifestazione? Tutto questo ha a che fare con il rinforzo positivo, una strategia applicata in particolare nel campo dell’educazione e della terapia comportamentale, e che ha lo scopo di incoraggiare i comportamenti auspicabili.

Ma cosa sappiamo sul rinforzo positivo? Come si attua? Quali tipo di rinforzi esistono? In cosa si distinguono dalle punizioni? Se volete conoscere le risposte a queste e ad altre domande, e se volete scoprire quali rinforzi potreste applicare alla vostra vita quotidiana, continuate a leggere!

Cos’è il rinforzo positivo e come metterlo in pratica?

Il rinforzo positivo è una risorsa a cui fanno spesso ricorso la psicologia comportamentale e l’istruzione. Coinvolge tutti gli elementi che aumentano le probabilità di una reazione; vale a dire, che potrebbero stimolare il consolidamento di un comportamento affinché si ripresenti con maggiore frequenza. In genere si tratta di atteggiamenti appropriati e positivi, come sedersi bene quando si è a tavola.

Una figura fondamentale in questo campo è B.F. Skinner, psicologo statunitense famoso per il suo contributo alla teoria comportamentale; è stato proprio lui a definire il rinforzo positivo quell’elemento utile a rafforzare specifici schemi comportamentali. Secondo Skinner, il rinforzo positivo è qualunque cosa possa contribuire al ripetersi di un comportamento auspicabile.

Skinner spicca per la sua descrizione dettagliata delle caratteristiche di questa strategia di apprendimento, che oltretutto applicava a diversi ambiti (in particolare a quello dell’educazione).

Il rinforzo positivo, inoltre, è una tecnica che fa parte del condizionamento operante, un sistema di apprendimento che si basa sull’applicazione di rinforzi e punizioni al fine di aumentare o diminuire le probabilità che si presentino determinati comportamenti. Grazie a esso, l’individuo crea un’associazione tra un comportamento e le sue conseguenze.

Un rinforzo positivo tra madre e figlio.

Esempi di rinforzi positivi

Cosa può essere un rinforzo positivo? Praticamente qualunque cosa: elogi (rinforzo verbale), oggetti, gesti, regali, premi, parole e manicaretti, etc.

In base alla natura e alle caratteristiche del rinforzo positivo, si potrà dire che appartiene a un tipo piuttosto che a un altro. Questo significa che esistono diversi tipi di rinforzo positivo.

Come applicare il rinforzo positivo?

Vi sono alcune condizioni necessarie affinché il rinforzo positivo sia più efficace. Ci riferiamo al modo in cui questa tecnica può essere applicata e alla scelta del tipo di rinforzo:

  • Immediato: l’ideale è ricorrere al rinforzo positivo successivamente alla comparsa del comportamento auspicato (vale a dire, quello che vogliamo incoraggiare).
  • Consecutivo: il rinforzo positivo, deve essere applicato appena si conclude il comportamento auspicato, non prima o durante lo stesso.
  • Contingente: dovremmo applicare il rinforzo positivo nel momento in cui si manifesta il comportamento che vogliamo incoraggiare.
  • Periodico: va applicato nel tempo, in modo da consolidare la condotta.
  • Rinforzo selettivo: dovremo scegliere rinforzi innovativi, diversificati e che rappresentino uno stimolo per la persona.

Affinché il rinforzo positivo sia efficace, dovremo essere chiari sul comportamento che desideriamo incoraggiare; oltretutto, dovremo tenere sotto controllo le contingenze (o altri rinforzi) che potrebbero competere con il nostro.

Infine, dovremo evitare che la persona si senta “sazia” del rinforzo, vale a dire che bisogna evitare che si stanchi di esso; per riuscirci, dobbiamo assicurarci che la durata del rinforzo non sia eccessiva, calcolandone il tempo ottimale.

L’educazione è ciò che interviene quando si dimentica quanto appreso.

-Burrhus Frederic Skinner-

Rinforzo e punizione

Rinforzo e punizione sono due strategie antagoniste tra loro. Come anticipato, il rinforzo è qualunque stimolo in grado di aumentare le probabilità che si presenti un determinato comportamento.

Può essere positivo, quando favorisce un comportamento auspicabile, e negativo, quando stimola anch’esso una condotta auspicabile ma in modo malsan. Un esempio di rinforzo positivo potrebbe essere elogiare il bambino ogni volta che finisce tutta la colazione; un rinforzo negativo, invece, potrebbe essere evitare di fargli fare compiti ogni volta che compie il suo dovere.

Entrambe le reazioni (di elogio o di sottrazione dei compiti), se ripetuti nel tempo subito dopo il comportamento che vogliamo stimolare, potrebbero aumentare le probabilità che si ripresentino i comportamenti auspicati (in questo caso, che il bambino mangi tutta la sua colazione o che finisca tutti i compiti assegnati).

Dal canto suo, la punizione è l’esatto opposto del rinforzo; si tratta di qualunque azione potenzialmente in grado di ridurre le probabilità che si ripresentino i comportamenti che vogliamo eliminare.

Se il castigo è positivo, parliamo di riprendere il bambino (metterlo faccia al muro, fargli una ramanzina, etc); nel caso della punizione negativa, viene tolto al bambino qualcosa che ama (gli si vieta di guardare la televisione, di uscire durante il fine settimana, ecc.).

Le differenze tra le due strategie

La differenza tra “positivo o negativo” in entrambe le strategie educative è la presenza (positivo) o la sottrazione/scomparsa (negativo) di un elemento.

D’altro canto, il rinforzo si contraddistingue per il tentativo di incoraggiare i comportamenti auspicati; nel caso del castigo, il tentativo è quello di eliminare i comportamenti indesiderati.

L’educazione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo.

-Nelson Mandela-

Tipi di rinforzo positivo

Esistono sedici tipi di rinforzo positivo, suddivisi in base a sei criteri riconosciuti dalla terapia comportamentale.

1. Il criterio delle origini

Il rinforzo positivo a seconda delle origini (valore rafforzativo) può essere classificato come:

  • Primario: ha un valore innato, come il cibo.
  • Secondario: elementi che diventano rinforzi mediante l’apprendimento, e sono specifici.
  • Generalizzato: si tratta di elementi di rinforzo per molteplici risposte (il denaro, sistema di rinforzo a gettoni, con premi sotto forma di regali..)

2. A seconda del processo di rinforzo

Secondo questo criterio, il rinforzo positivo può essere di due tipi:

  • Estrinseco: è aperto e osservabile (un esempio ne è l’elogio).
  • Intrinseco: è nascosto (ad esempio, un pensiero).

3. A seconda del supervisore

Ovvero a seconda di chi somministra il rinforzo positivo:

  • Esterno: qualcuno che somministra il rinforzo al soggetto in questione.
  • Autorinforzo: è il soggetto a somministrare a se stesso il rinforzo.

4. Destinatario

A seconda della persona a cui è destinato il rinforzo, possiamo distinguere i seguenti tipi:

  • Diretto: la persona in questione riceve l’elemento di rinforzo.
  • Vicario: l’osservatore assiste a come l’altra persona riceve il rinforzo.

5. Natura

A seconda della sua natura, il rinforzo positivo può essere di diverso tipo:

  • Materiale o tangibile: oggetto fisico (ad esempio, di una bicicletta).
  • Commestibile o modellabile: (può essere ingerito o manipolato (ad esempio, le caramelle).
  • Sociale: a carattere interpersonale, comprende il linguaggio verbale e non verbale (un abbraccio).
  • Che riguarda un’attività: attività piacevoli per la persona in questione (andare al cinema).
  • Principio di Premack: quando un comportamento poco frequente aumenta le probabilità di manifestarsi quando associato a un altro ad alta frequenza.
Bimba mangia un lecca lecca.

6. In base a come è pensato

Per quanto riguarda l’ultimo criterio, che si fonda sulla programmazione, troviamo i seguenti tipi di rinforzo:

  • Naturale: con elevate probabilità che si manifesti in un dato ambiente.
  • Artificiale: quando vengono applicati in determinate condizioni.

Educare attraverso il rinforzo positivo

È evidente che l’applicazione del rinforzo positivo offra risultati ottimali nel campo dell’educazione; inoltre, fa parte di programmi comportamentali e di terapie molto vaste, come la terapia ABA (Applied Behavior Analysis), elaborata dallo psicologo clinico Ole Ivar Lovaas, e indicata, in particolare, per i bambini autistici.

Come dicevamo, il rinforzo positivo fa parte anche di tecniche e piani comportamentali di più ampio respiro, come il rinforzo differenziale di comportamenti incompatibili, il rinforzo differenziale di comportamenti alternati, ecc.

In tutti questi casi si fa uso del rinforzo positivo come di un ulteriore strumento per rinforzare e intensificare i comportamenti auspicati, ovvero quelli considerati appropriati.

Infine, risulta particolarmente indicato anche per creare (e stabilire) comportamenti che ancora non esistono.

Per quanto riguarda gli aspetti positivi di questa risorsa, rende felice il bambino mediante diversi oggetti o azioni, lo guida verso un’educazione all’insegna del rispetto, nonché verso il suo sviluppo. Il rinforzo può essere, oltretutto, uno strumento educativo stimolante per l’apprendimento.

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