Il rumore lasciato dai figli che se ne vanno

· 21 gennaio 2017

Disse una volta il poeta romantico Gustavo Adolfo Bécquer che “La solitudine è molto bella… quando si ha vicino qualcuno a cui dirlo”. Tuttavia, a volte il nostro stato d’animo è segnato dal rumore del cambiamento e della trasformazione, cosa che si verifica in tutti gli ambiti, incluso in famiglia.

Una delle trasformazioni più comuni all’interno dell’evoluzione naturale della dinamica familiare è l’emancipazione dei figli. Molti genitori vivono questa separazione dai figli con l’allegria di poter essere testimoni di un passo importante per tutti e con la speranza di avere tempo per quello che avevano dovuto mettere da parte con la nascita di coloro che oggi se ne vanno.

Tuttavia, a questa allegria di solito si oppone la sensazione di tristezza che sorge nel saperli lontani da casa e nel capire che, probabilmente, non torneranno più. È quest’ultima sensazione che, con intensità e nel tempo, dà luogo alla sindrome del nido vuoto.

Perché si presenta la sindrome del nido vuote?

Quando un figlio, soprattutto l’ultimo, se ne va da casa, i genitori soffrono un profondo vuoto. In questo modo, una cosa socialmente accettata, ovvero che un ragazzo inizi a formare una famiglia propria, segnerà lo stato d’animo di chi lascia indietro.

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Lasciare indietro? Non è così. Un figlio che se ne va da casa non lascia indietro nessuno. Semplicemente segue il suo cammino e cambia luogo in cui vivere, ma i suoi genitori rimarranno sempre una parte fondamentale della sua vita. Tuttavia, vedere il proprio figlio lasciare il nucleo familiare per formarne uno proprio può angosciare i genitori. Questo caso è spesso particolarmente doloroso per le madri, che vedono la propria propaggine allontanarsi dalle loro braccia.

Secondo la psicologia sanitaria, sono situazioni che possono ferire molto i genitori. Nel caso delle madri che hanno riversato tutto il senso della loro vita nella cura dei propri figli, si ritrovano a dover affrontare un grande cambiamento, poiché il “bambino” che era la loro ragione d’essere non c’è più. Le loro cure non gli sono più necessarie, cosa che genera in loro un profonda sensazione di vuoto.

Uno stato d’animo nel quale predominano la solitudine e il vuoto

Infine, possiamo considerare la sindrome del nido vuoto come un rumore sociale che segna lo stato d’animo di certe persone. E queste persone sono base di una società come la nostra, fortemente radicate nella famiglia.

In fin dei conti, cos’è una società basata sulla famiglia se non la costante creazione ed evoluzione della stessa? Un giorno, un figlio se ne è andato da casa per formare il proprio nucleo familiare. Si tratta, dunque, di due famiglie che hanno cambiato la loro struttura, una nuova e un’altra che si trasforma. Un fatto naturale e del tutto sociale.

Tuttavia, una situazione che dovrebbe sembrarci normale ad occhio nudo può generare dolore, frustrazione e solitudine. Un rumore che fa soffrire alcuni membri della famiglia, il cui stato d’animo si debilita in modo allarmante.

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Se un figlio va via di casa e sentiamo che con lui se ne vanno i colori della nostra vita e la voglia di godere di essa, forse la sindrome del nido vuoto ci sta invadendo o, addirittura, inondando:

  • Vi sentite inutili e provate una profonda sensazione di solitudine.
  • Avvertite un’enorme nostalgia per i tempi passati e vivete di ricordi.
  • La tristezza è l’emozione più frequente e predominante del vostro stato d’animo.
  • I compiti quotidiani che prima realizzavate con voglia adesso richiedono sforzo, vi sentite altamente demotivati.
  • La fatica e l’ansia si sono adoperati della vostra mente.
  • Con il vostro partner avete problemi sessuali, comunicativi, etc.

Affrontare il nido vuoto

È evidente che il trasferimento di un figlio ha cambiato il vostro stato d’animo. Adesso vi ritrovate a dover ricostruire il senso della vostra figura nella famiglia. Per anni avete vissuto al servizio dei vostri figli, avete dedicato molto tempo al loro sviluppo e alla loro formazione, ma adesso vi tocca investire su di voi.

È importante che il trasferimento dei figli diventi un’opportunità e, almeno in parte, che lo vediate in questo modo. All’improvviso, avete più tempo per voi e forse non sapete come trascorrerlo, ma scoprirlo può essere un compito affascinante. Una buona opzione è sviluppare nuove condotte e destrezze, così come arricchire una cerchia sociale erosa dalla dedizione ad altre priorità.

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All’inizio queste nuove condotte e destrezze saranno destinate al superamento della sindrome del nido vuoto. Quello che vogliamo dire è che si consiglia di sviluppare abilità per ridurre il rumore che nasce dalle emozioni negative.

I genitori che hanno mantenuto il rapporto di coppia dovranno accettare anche la sfida di riconsiderare il loro matrimonio e affrontare insieme la nuova situazione. A tale scopo, è importante la comunicazione, esprimere le proprie emozioni e, se prima parlavamo di una nuova gestione individuale del tempo, in questo caso parliamo anche di una nuova gestione condivisa del tempo.

In questo momento, riprendere vecchi hobby, scoprire nuove attività, cercare amici con cui conversare sono attività che possono fare da cuscinetto mentre ne troviamo altre nuove che ci motivino. D’altro canto, non è negativo condividere ed esprimere questo rumore, non c’è niente di male nel confessare la propria sofferenza, ma solo se non scarichiamo la colpa di questo sentimento sui nostri figli. Ricordiamoci che siamo noi i responsabili delle nostre emozioni.