Saper aspettare non è debolezza, ma coraggio

11 luglio, 2020
Saper aspettare significa praticare l'arte della pazienza, quella in cui calma e riflessione sono necessarie per imparare nella vita di tutti i giorni.

Saper aspettare, attendere il tempo necessario affinché i semi crescano, affinché i sentimenti nascano e gli eventi ci diano segnali. Ogni cosa ha il suo tempo, il suo ritmo, anche se ci rifiutiamo di accettarlo. Se ci fermassimo e ci guardassimo intorno, noteremmo che tutto si muove, in un modo o nell’altro. Si tratta dello scorrere della vita, dell’impulso creativo del cambiamento che si nutre di tutto quello che succede per coltivare risultati.

L’attesa è il tempo della noia, della pigrizia, dell’impazienza; ma è anche l’anticamera che ci offre riparo, l’arte della pazienza e il cammino dell’apprendimento, a volte volontario e altre volte quasi impensabile. Potremmo persino dire che l’attesa dura il tempo richiesto dal desiderio che bramiamo per germogliare, per dare i suoi frutti, ma con la forza della calma, invece che a ritmo accelerato.

Un uomo che è maestro della pazienza è maestro di tutto il resto.

-George Savile-

Il caos che nasce quando andiamo di fretta

Byung-Chul Hal, filosofo specializzato in studi culturali e professore dell’Università delle Arti di Berlino, nel suo libro La società della stanchezza afferma che la società del XXI secolo non sia più dedita alla disciplina, bensì al rendimento. In essa spicca il poter fare senza alcun limite.

Al giorno d’oggi vogliamo tutti fare di più in meno tempo. Viviamo a tutta velocità, e sotto pressione, in un mondo fatto di troppi stimoli, preoccupandoci più per il risultato che per il cammino. Il problema è che ignorare i passi che facciamo e, oltretutto il modo in cui li facciamo, causa stanchezza fisica, mentale e professionale.

Oltre a ciò, la nostra percezione viene fatta a pezzi da questi stimoli in eccesso. Oggi siamo multitasking, facciamo tutto e niente insieme. Secondo Byung-Chul Hal, il multitasking non è un successo, bensì un passo indietro, perché impedisce di fermarsi a contemplare e a rivolgere l’attenzione. Viviamo ‘al di sopra’, in punta di piedi, senza immergerci nelle esperienze e a un ritmo di vita sfrenato.

Saper aspettare e clessidra che indica lo scorrere del tempo

Non ci piace più aspettare, facciamo fatica a essere pazienti perché vogliamo tutto e adesso, in modo immediato e impulsivo, senza alcuna consapevolezza delle conseguenze… Stress, ansia, depressione, noia o persino vivere come un fastidio anche i momenti di riposo. Ci mette a disagio non avere niente da fare perché ci ritroviamo soli con noi stessi e non siamo pronti a ciò.

La noia è un nemico e quindi cerchiamo subito qualcosa da fare, qualcosa che occupi il nostro tempo. E in mezzo a questo trambusto dimentichiamo che il puro stato di agitazione non contribuisce a nulla di nuovo e, oltretutto, perdiamo il dono dell’ascolto, come afferma il filosofo Walter Benjamin. In sostanza, ci perdiamo in una spirale di iperattività, stress e inquietudine.

Il piacere dell’attesa

Che succederebbe se ci fermassimo? Scopriremmo qualcosa se rallentassimo lungo il nostro cammino? Come ci sentiremmo? Fermarci all’improvviso e interrompere la nostra corsa, in un primo momento, spaventa; non possiamo negarlo. Potrebbe persino farci male, visto che siamo abituati all’immediatezza.

La pazienza è un’arte da acquisire a suon di pratica e tolleranza verso ciò che non conosciamo e verso l’incertezza. Aspettare provoca in noi panico, ci risulta insopportabile non sapere cosa accadrà o sentire che gli eventi ci sfuggono di mano. Ma è evidente che in alcuni momenti evitarlo è impossibile. Non dimentichiamo che la pazienza ha a che fare con l’essere, mentre il suo opposto, ovvero l’impazienza, con il possesso.

Pensate per un attimo a come vi sentite quando vi ritrovate in una situazione che non è sotto la vostra responsabilità, ma che vi mette a disagio. Riflettete su quella volta in cui avete discusso con qualcuno che ammirate e che a causa di quanto successo sta decidendo cosa ne sarà del vostro rapporto. Fa male, vero? Come vi sentite quando qualcuno vi fa attendere, che sia per lavoro, in un rapporto affettivo o in famiglia?

L’attesa è una vera sfida… Soprattutto tenendo conto del fatto che la pazienza viene percepita come un segno di debolezza, dato che la maggior parte delle volte viene scambiata per rassegnazione o per apatia. Ebbene, la pazienza consapevole non ha niente a che fare con tutto ciò, anzi: è coraggio, è audacia, speranza, e sguardo verso il futuro; è ribellarsi alle difficoltà ma in un modo a cui non siamo abituati.

Donna con farfalla su spalla

Saper aspettare: l’arte dell’attesa

Saper aspettare significa proteggersi dalla possibilità dell’immediatezza ed essere in grado di affrontare situazioni scomode senza crollare. Chi ha la pazienza dalla sua parte conosce molto bene le trappole dell’impulsività e le conseguenze che da essa derivano, perché ha addomesticato le proprie passioni, la propria tendenza alla ricerca incessante del piacere e del bisogno immediato.

L’attesa ci insegna che è impossibile avere tutto sotto controllo, ed è anche pericoloso. Riflettere per capire, saper dare la giusta priorità sono atteggiamenti importanti, così come dedicare del tempo a noi stessi per capire a fondo cosa vogliamo e verso dove andiamo, per osservare il cammino in prospettiva. E questo è possibile solo praticando la pazienza, quella capacità di valutare con cautela, di mantenere la calma e di non lasciarsi offuscare dal rumore del bisogno e di ciò che è piacevole.

Essere pazienti non significa lasciarsi trascinare dagli eventi, bensì sapere agire al momento giusto, scegliere e rinunciare con calma e imparare a ritmo della vita.

La velocità è la forma di estasi che la rivoluzione industriale ha offerto all’uomo […] Perché è scomparso il piacere della lentezza?

Kundera-

  • Byung-Chul Han. (2012) La sociedad del cansancio. Barcelona: Herder.
  • Kundera, Milan (2001). La lentitud. Barcelona: Tustquets.
  • Schweizer, Harold (2010). La espera. Melodías de la duración. Madrid: Sequitur.