Scala del coma di Glasgow: definizione, usi e vantaggi

· 28 ottobre 2018

La scala del coma di Glasgow (GCS) è uno strumento di valutazione neurologica per tenere traccia dell’evoluzione clinica dello stato del paziente in coma. Permette di esplorare e quantificare 3 parametri o criteri di osservazione clinica: la risposta oculare, la risposta verbale e la risposta motoria.

Il suo uso è stato generalizzato fino a diventare lo strumento più impiegato in ambito ospedaliero e pre-ospedaliero. Fra i vantaggi della scala del coma di Glasgow si trovano la semplicità di applicazione, ma anche un linguaggio comune e un obiettivo che facilita la comunicazione fra i professionisti.

Cos’è la scala del coma di Glasgow?

La scala del coma di Glasgow è stata progettata nel 1974 da due neurochirurghi inglesi, membri dell’Istituto di scienze neurologiche dell’Università di Glasgow: Bryan Jennett e Graham Teasdale. Entrambi hanno pubblicato la prima versione di questa scala sulla rivista The Lancet, sotto il titolo di Assessment of coma and impaired consciousness.

Persona in coma all'ospedale

Durante gli anni ’60, Jennet creò una database con tutti i casi di trauma cranio-encefalico (TCE) che aveva seguito a Glasgow, insieme ad altri suoi collaboratori in Olanda e negli Stati Uniti. Questa raccolta divenne la base sulla quale venne elaborata la scala del coma di Glasglow.

A poco a poco divenne uno strumento chiave per valutare in modo oggettivo lo stato di coscienza dei pazienti che avevano subito un TCE. Era suddivisa in 3 categorie che valutavano in modo individuale 3 aspetti della coscienza: apertura occhi, risposta verbale e risposta motoria. E il suo punteggio totale era di 14 punti.

Rinnovo con un ulteriore punto

La versione definitiva della scala del coma di Glasgow venne presentata due anni dopo, nel 1976. Si decise di aggiungere un nuovo punto che valutasse la postura decorticata, un’anomala posizione causata da un danno cerebrale grave. Il paziente presenta rigidità, con braccia flesse ai gomiti, pugni chiusi e gambe molto tese e rigide.

I 3 sottogruppi vennero mantenuti, ma il punteggio totale, con questa nuova categoria, aumentò di un punto. Il massimo passò dunque da 14 a 15. E così è rimasto fino a oggi.

Usi della scala del coma di Glasgow

Inizialmente la scala del coma di Glasgow fu concepita per valutare la gravità dei pazienti che avevano subito un trauma cranio-encefalico. Oggi serve a valutare gli stati di alterazione della coscienza meno gravi in situazioni post-traumatiche e altre variabili, come la profondità del coma e la sua durata.

Quando si sbatte molto forte la testa, l’esame neurologico deve essere realizzato nel minor tempo possibile. In altre parole, dev’essere semplice, obiettivo e rapido. L’aspetto più importante da considerare è il livello di consapevolezza; per questo la GCS in questi casi risulta chiave. Il punteggio ottenuto dal paziente serve per conoscere la gravità della lesione.

D’altra parte, permette di rilevare stati di coma profondi e di apprezzare l’evoluzione degli stessi. La sua applicazione può essere pertanto realizzata longitudinalmente (nel corso del tempo) per rilevare le fluttuazioni di questi cambiamenti al livello della coscienza.

Punteggio e interpretazione

Si valuta ciascuno dei tre aspetti, dando un punteggio alla migliore risposta ottenuta in ciascuna categoria. La valutazione totale più bassa è di 3 (1 + 1 + 1) e la più alta è di 15 (4 + 5 + 6). La gravità del TCE si determina in funzione di questo punteggio totale e d’accordo con la classificazione di Gennarelli in:

  • Lieve: 14 – 15 punti
  • Moderato: 9 – 13 punti
  • Grave: < 9 punti

In quanto al livello di alterazione della coscienza (stato di coma), la pendenza varia:

  • Lieve: > 13 punti. La durata del coma di solito è inferiore a 20 minuti.
  • Moderato: 9 – 12 punti. La durata del coma supera i 20 minuti e non raggiunge le 6 ore dal ricovero del paziente.
  • Grave: < 8 punti. La durata del coma supera le 6 ore dal ricovero del paziente.
Donna sospesa per aria

Vantaggi

In ambito sanitario, quanto più precisi siamo con i termini e i concetti che utilizziamo, tanto meglio. Per questo motivo, la scala del coma di Glasgow permette di evitare l’impiego di ambiguità come “il paziente è assopito, incosciente o comatoso” e di essere più rigorosi sullo stato clinico e l’evoluzione delle condizioni del pazienteLa GCS ci permette di guadagnare in precisione e sicurezza.

D’altra parte, precisione e relativa semplicità hanno provocato la rapida universalizzazione del suo uso, così come la sua applicazione ad altre patologie traumatiche e non traumatiche. Permette persino una gestione in situazioni di emergenza e da parte di diversi professionisti.

È uno strumento completo, che valuta 3 aspetti basilari e che può essere usato più volte, dato che offre un’informazione longitudinale sulla sua evoluzione. Proprio per questo motivo è di grande utilità nella fase iniziale del trattamento.