Marsha Linehan, da paziente a psicologa per combattere il DBP

3 agosto 2018 in Psicologia 0 Condivisi
Marsha Linehan

Marsha Linehan è una psicologa, professoressa e autrice statunitense. È la creatrice della terapia dialettico comportamentale, un modello teorico per pazienti che soffrono di disturbo borderline di personalità (DBP). Prevede l’unione di tecniche di terapia comportamentali con principi di accettazione della realtà derivati dallo Zen e dalla filosofia dialettica.

Marsha Linehan ha avuto un passato travagliato. Porta sul suo corpo i segni del DBP, ne sono prova le cicatrici di bruciature e tagli sulle braccia. In passato Marsha è stata una paziente, ha passato 26 mesi in ospedale. È arrivata a dire: “Ero all’inferno”.

La sensazione cronica di vuoto, l’instabilità emotiva e il bisogno di compiacere gli altri si trasformano in un vero e proprio incubo per chi sffre di DBP. La loro identità dipende continuamente dai giudizi altrui. Provano un tale timore di abbandono da assumere persino comportamenti che lo provocano.

La dolorosa vita di Marsha Linehan

Marsha Linehan ha passato 20 anni passando da uno specialista all’altro. Tutti le avevano dato basse probabilità di sopravvivere. I tentavi di suicidio erano numerosi e, con essi, nuovi ricoveri ospedalieri. Nonostante ciò, questa donna eccezionale voleva migliorare. Non smise di lottare, trovò lavoro come impiegata in una compagnia assicurativa e si iscrisse in un’università serale.

Volto doppio di donna

Essendo una persona molto credente, Marsha andava in chiesa con una certa frequenza. Di questo periodo ricorda: Una sera ero inginocchiata e guardavo la croce. Tutto attorno a me divenne color oro. Improvvisamente sentì qualcosa venire verso di me. Corsi a casa e per la prima volta parlai a me stessa e mi dissi: MI AMO. Da quel giorno mi sentì trasformata”.

Per un anno lavorò sui suoi sentimenti distruttivi. Durante questo periodo riuscì a comprendere e accettare le sue tormente emotive. Imparò a gestire i suoi sentimenti partendo da una migliore conoscenza di sé. Studiò per anni psicologia e nel 1971 ottenne un dottorato presso la Loyola University Chicago. Questo le fu di grande aiuto per capire la sua metamorfosi.

La trasformazione di Marsha Linehan fu possibile solo quando imparò ad accettare se stessa. Questa accettazione diventò ancora più forte quando incominciò a lavorare, inizialmente in una clinica con pazienti con idee suicide e poi nella ricerca.

La sua proposta terapeutica

La teoria di Marsha Linehan era che la terapia doveva permettere ai pazienti di acquisire nuove abitudini comportamentali e insegnare loro a reagire in maniera diversa. Purtroppo le persone con radicati istinti suicidi generalmente non riuscivano a migliorare la loro condizione, dunque la Linehan partorì un nuovo ragionamento: Il comportamento di queste persone è sostanzialmente logico di fronte alla sofferenza.

“Non è che il Morire ci faccia così male

È il Vivere che ci fa più male

Ma il Morire è un modo diverso

Una specie dietro la porta

L’abitudine al sud dell’uccello

Che prima che il gelo sia arrivato

Preferisce una latitudine migliore

Noi siamo gli uccelli che restano.

Tremanti giriamo intorno alle porte del contadino

Per la cui riluttante briciola

Mercanteggiamo finché la pietosa neve

Persuade le nostre piume verso casa”.

-Emily Dickinson-

Marsha Linehan faceva enfasi su due idee:

  • L’accettazione della vita così com’è, non come si suppone che debba essere.
  • Il bisogno di cambiare pur accettando la realtà.

In seguito la ricercatrice dimostrò scientificamente la sua teoria nel mondo reale. “Decisi di aiutare la gente con tendenze suicide perché sono le persone che si sentono più miserevoli nel mondo. Credono di essere malvagie. Io, invece, mi resi conto che non lo erano. Riuscì a capirlo perché io stessa venni fuori da un inferno di sofferenza e apparentemente senza speranza”.

Marsha decise di curare persone alle quali veniva diagnosticato il Disturbo Borderline di Personalità, caratterizzato da comportamenti pericolosi, fra i quali autodistruzione e autolesionismo. La cura avveniva sotto forma di “contratto” reciproco con i pazienti. Loro si impegnavano a seguire la terapia fino alla fine per avere l’opportunità di vivere.

Consolidazione di Marsha Linehan come figura accademica

Fra il 1980 ed il 1990 diverse ricerche dimostrarono il miglioramento di circa 100 pazienti con tendenze suicide. Queste persone ad alto rischio di DBP erano state sottoposte a sessioni settimanali di terapia dialettico comportamentale (TDC). A confronto con altre terapie, i pazienti mantenevano una percentuale di tentativi di suicidio molto più bassa e venivano ricoverati in ospedale con meno frequenza.

L’obbiettivo fondamentale della terapia dialettico comportamentale è che il paziente impari a regolare le emozioni estreme e gli impulsi. Così si ridurranno i comportamenti disadattivi che dipendono dallo stato d’animo. Inoltre, gli si insegna ad avere più fiducia e a dare più valore alle proprie esperienze, emozioni, pensieri e comportamenti.

Donna che piange

A differenza di altri programmi cognitivo-comportamentali, la terapia dialettico comportamentale si basa su principi terapeutici, non su un manuale di trattamenti. Questo programma è fondato su una gerarchia di mete terapeutiche che si affrontano in ordine di importanza. La gerarchia stabilita nel trattamento è la seguente:

  • Risolvere i comportamenti suicidi e parasuicidi.
  • Modificare i comportamenti che interferiscono con la terapia.
  • Eliminare i comportamenti che incidono sulla qualità di vita.
  • Sviluppare capacità comportamentali che aiutano a raggiungere il benessere.

Questa struttura  permette un approccio flessibile in base ai bisogni di ogni paziente e rappresenta una diversa strategia di intervento. La terapia cognitivo comportamentale tradizionale si concentra sulla risoluzione di problemi emotivi attraverso un cambiamento comportamentale e cognitivo. La Linehan, invece, dà enfasi all’accettazione e alla convalida. Grazie al suo lavoro, migliaia di vite sono state salvate in tutto il mondo.

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