Sedna, un commovente mito eschimese

25 marzo, 2020
Questa leggenda eschimese serve a ricordare a tutti che bisogna sempre rispettare le donne e il mare.
 

Il mito di Sedna appartiene alla cultura eschimese e spiega l’origine della furia del mare. Quando il pescatore eschimese fa una buona pesca, prende parte dell’acqua che tira su con i pesci e la getta all’oceano. Se gli si chiede perché lo fa, risponde che è un’offerta per Sedna, la dea del mare.

Il mito ha diverse versioni e in questo articolo vi raccontiamo la più completa. Si dice che in tempi lontani al polo nord viveva un vecchio con la figlia Sedna. Lei era una donna bellissima il cui unico desiderio era sposare un uomo ed essere felice. Però non erano molti gli uomini che passavano da quelle parti.

Un giorno in quella landa desolata comparve un uomo alto e muscoloso. Era coperto da una bella pelliccia e indossava gioielli meravigliosi. Sedna non riusciva a credere ai suoi occhi. Quando lo vide arrivare da lontano, corse a pettinarsi i lunghi capelli per apparire bella agli occhi dello straniero.

“In ogni istante della mia vita c’è una donna che mi conduce per mano nell’oscurità di una realtà che le donne conoscono meglio degli uomini e in cui si orientano meglio con meno luci.”

-Gabriel García Márquez-

Sedna si sposa

In realtà, il padre di Sedna non voleva separarsi dalla figlia. Il cibo però era scarso e pensò che era meglio vederla partire con uno sposo piuttosto che patire entrambi la fame.

Lo straniero portava un abito lungo ed era impossibile scrutare il suo viso. Ciò nonostante, il padre della ragazza gli andò incontro e gli chiese se stesse cercando moglie. L’uomo annuì. L’anziano gli disse allora che aveva una bella figlia in età da marito e che poteva portarla via con sé se lo desiderava.

 

L’uomo accettò. Il padre lo comunicò alla figlia, la quale restò sconcertata dalla proposta. Non doveva forse conoscere prima il forestiero e sapere se fosse un buon partito per lei? Obbedì, tuttavia, e salì sulla barca del’uomo. I due si avviarono verso la nuova dimora.

Il mito eschimese di Sedna

Una casa deprimente

Racconta il mito che quando Sedna giunse alla sua nuova casa, fu colta dall’orrore. Vide solo mucchi di pellicce accatastate sulla scogliera e piume di uccelli. Tutto questo si trovava sull’orlo di un abisso. Faceva freddo e il luogo ere deprimente e triste.

Ma il peggio fu quando il marito si tolse la tunica. Non aveva volto, la sua testa era quella di un corvo. Sedna capì allora di essere diventata la moglie di uno stregone di cui aveva sentito talvolta parlare. Vagava solo e desiderava da tempo una moglie, ma nessuna donna aveva mai accettato di seguirlo perché aveva la fama di uomo cattivo.

Il luogo era lontano da ogni sentiero battuto. La mattina, lo stregone si trasformava in corvo, andava a pesca e la sera portava la cena. La fanciulla era costretta a mangiare pesce crudo, come il marito. Non faceva altro che piangere e lamentarsi. I suoi pianti disperati erano così terribili che giunsero alle orecchie del padre. Il vecchio si pentì di quello che aveva fatto e andò a cercarla.

 
Corvo in volo

L’origine del mito di Sedna

Il padre di Sedna riuscì a trovare la dimora del mago e a portare via con sé la ragazza. La fece salire sulla sua barca e cominciò a remare verso casa. Ma un’ombra oscura aleggiava sulle loro teste.

Era lo stregone che, trasformato in corvo, sbatteva le ali e agitava il mare. Presto si addensò una grande tormenta e la barca cominciò a oscillare pericolosamente. Il padre, spaventato dallo stregone, gettò la figlia in acqua. 

Il mare era gelato, ma la ragazza riuscì a restare a galla e ad aggrapparsi alla barca. Ma il padre, a questo punto, voleva solo disfarsene. Prese un’ascia e le tagliò le dita. Queste, cadendo in mare, si trasformarono subito in foche e pesci. Anche senza dita, Sedna cercò nuovamente di afferrare i bordi della barca. Il padre le tagliò allora le mani. Anche queste si trasformarono in balene. Infine Sedna affondò negli abissi. 

Racconta il mito eschimese che la fanciulla non morì. Al contrario, divenne una dea. Quando i suoi capelli si aggrovigliano, nell‘Artico nascono tremende tempeste che terrorizzano i pescatori. Per tenerla calma, gli sciamani devono entrare in acqua e pettinarla. La leggenda serve a ricordare a tutti che bisogna sempre rispettare le donne e il mare.

 

Lemus, J. E. (2001). Sexismo en el lenguaje: mitos y realidades. Memorias del Encuentro de la Red Centroamericana de Antropología. San Salvador, Universidad Tecnológica, 195-225.