Tutti teniamo un segreto sottochiave nella soffitta della nostra anima

· 6 dicembre 2016

Dicono che tenere nascosto un segreto non sia una buona cosa, anzi. Tuttavia, molto più di frequente capita di ferire o essere feriti proprio quando si rivela una confidenza. Perché ci sono cuori traditori che ci fanno sentire degli ingenui quando offriamo loro le chiavi della nostra anima.

Non possiamo negarlo. Tutti abbiamo il nostro oceano privato e in profondità vi nascondiamo i nostri più intimi segreti, protetti da tante catene e lucchetti. Di tanto in tanto, torniamo a quegli angoli segreti, con molta attenzione, per ricordare qualcosa. Un dettaglio. Un’immagine. Un piacere nascosto o anche un momento traumatico del passato.

Spesso mantenere un segreto provoca, inevitabilmente, l’assunzione di un atteggiamento ingannevole. Lo fa chi, ad esempio, ha una dipendenza e in questo modo fa del male a se stesso e agli altri. Lo fa anche chi non ama più, chi non prova più affetto verso le persona con cui vive, ma sceglie di stare zitto e di andare avanti per paura, per indecisione, per abitudine o per una combinazione di tutti questi fattori.

Sono realtà che in un modo o nell’altro tutti conosciamo. Non tutti i segreti, però, implicano questa dimensione dell’inganno per salvaguardare una realtà personale che si vuole tenere nascosta. Di certo ci sono segreti che, bel lungi dal creare problemi a noi stessi o alle altre persone, sono come preziosi tesori avvolti nel velo del silenzio.

Non sappiamo molto bene il perché, ma ci sono cose che se venissero rivelate ad alta voce e alle persone sbagliate, perderebbero la loro brillantezza. La loro essenza unica e trascendente per il nostro essere.

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Segreti che rimangono per sempre nei diari personali

Ci sono segreti dolorosi. Fatti personali che richiedono senza dubbio una purificazione interiore, un revulsivo con cui guarire e liberarsi. Un errore con determinate conseguenze, un inganno o un trauma non affrontato, ci portano a custodire una serie di confidenze che proteggiamo saldamente per mesi o anche anni.

Quando capita, non esitiamo a ricorrere a meccanismi di difesa affilati che ci consentono di mettere una distanza di sicurezza tra il mondo esterno e quella zona delicata in cui si alimenta la fiamma della nostra ferita segreta. Ci diciamo che “va tutto bene”, “la vita va avanti”. Questa piaga, però, invece di cauterizzarsi, si infetta ancora di più. Ed è allora che il nostro comportamento oscilla tra l’ansia, la vulnerabilità e la depressione.

Rivelare queste cose a voce alta significa affrontare allo stesso tempo un’altra fonte di stress, perché non sappiamo come potrebbero reagire gli altri. In sostanza, non sappiamo cosa succede se spezziamo quel fragile e finto equilibrio che ci sostiene.

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Rivelazioni di famiglia

Tutti siamo ben consapevoli del fatto che se qualcosa fa male, è pesante e va lasciata andare. Dire a voce alta le cose che abbiamo scelto di nascondere sotto il tappeto della nostra mente può davvero liberarci, guarirci. C’è chi sceglie di non farlo mai. A tal proposito, vi parleremo della dottoressa Evan Imber-Black, psichiatra e direttrice del “Centro per la Salute della Famiglia” nel Bronx, New York.

Nel suo libro, Secrets in Families and Family Therapy, racconta di come molte persone abbiano trovato beneficio nello scrivere tutti ii giorni su un diario per tutta la vita. Queste esperienze personali, impresse a volte con una calligrafia brutta o tremolante, nascondevano autentici drammi o traumi che queste persone non hanno mai osato confessare ai propri familiari. La scrittura è diventata per loro un salvavita quotidiano.

Ora, come ci spiega la dottoressa Imber-Black, i segreti familiari, invece di evaporarsi, si trasmettono di generazione in generazione come un’eredità, come “trappole esplosive” che aspettano solo di scattare. Anche se questi fatti non vengono esternati, il clima emotivo negativo e la tensione contaminano tutta la dinamica.

Scrivere un diario aiuta, ma non basta. È necessario liberarsi, ricostruire, guarire.

Confidenze che conservo solo nella soffitta della mia anima

Ci sono segreti che, a differenza dei precedenti, non feriscono. Sono nostri, come lo è la nostra pelle, l’ossigeno che respiriamo o le cicatrici che ci siamo fatti da bambini e che di tanto in tanto accarezziamo per teletrasportarci a un momento passato. Ci sono ricordi che ci definiscono e che, semplicemente, scegliamo di non condividere con nessuno.

A volte, questi tesori privati sono fatti di sensazioni e pensieri sorti in determinati momenti. Spesso non sono altro che esperienze, quelle che formano il tessuto emotivo che ci definisce. Ricordi che non possono essere rivelati ad alta voce perché non ci sono parole in grado di descrivere l’immensità di quelle sensazioni che ancora ci fanno tremare dentro.

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Una cosa che tutti sappiamo è che a volte scegliamo di condividere questi segreti delicati con la persona amata. Farlo o meno è una scelta che richiede una certa riflessione. Non va bene abbandonarsi troppo all’emotività del momento perché corriamo il rischio che questi spazi privati vengano profanati con l’ironia, la delusione o anche il tradimento.

Che ci crediate o meno, è sempre bene tenere i propri segreti per sé. Sono isole private, giardini reconditi dove mettere radici, dove tornare di tanto in tanto per trovare la calma, per abbracciare in tranquillità la nostra essenza.