Self compassion: cosa fare?

Sentirsi dispiaciuti per se stessi può essere un riflesso di una bassa autostima capace di produrre, in molti casi, depressione. Suggeriamo alcune strategie per evitare questa tendenza.
Self compassion: cosa fare?

Ultimo aggiornamento: 26 luglio, 2022

“Mi dispiace per me stesso, mi sento come se avessi raggiunto un punto in cui tutta la mia vita è un fallimento e valgo a malapena qualcosa”. Ci sono molte persone che attraversano questa pericolosa spirale di grave esaurimento psicologico. La self compassion porta al costante autolesionismo, allo sconforto e al più pericoloso autoboicottaggio.

Mentre è vero che provare compassione per se stessi a volte è salutare, coloro i quali adottano la visione più autodistruttiva costruiscono gradualmente la prigione di un disturbo dell’umore. La depressione, come i disturbi d’ansia, hanno come substrato la svalutazione verso il proprio essere.

La radice di questa percezione di sé risiede nella bassa autostima, aggiunta ad altre variabili, come la disperazione e persino l’impotenza appresa.

L’autocompassione appare soprattutto in seguito a situazioni altamente stressanti in cui ci sentiamo sopraffatti.

Ragazzo triste che pensa che prova self compassion.

Cause della self compassion o compassione verso se stessi

L’insicurezza, la disperazione, la sensazione di non valere nulla e di non aver raggiunto nessun obiettivo… Molti di noi possono ritrovarsi in questa situazione e non sapere come uscire da questo universo mentale.

Allo stesso modo, questa percezione non è esclusiva delle personalità deboli, anzi: a volte siamo così stanchi di essere forti che finiamo per dispiacerci per noi stessi.

D’altra parte, c’è un fatto importante che abbiamo sottolineato all’inizio: l’autocompassione ha un lato positivo e uno meno positivo.

Un lavoro di ricerca condotto presso l’Università della California indica che questo stato psicologico può causare un “nodo mentale” quando si cade in una spirale in cui fattori come la sensazione di solitudine, impotenza e forte stress finiscono per bloccare completamente la persona. Cerchiamo ora di individuare più cause che orchestrano questa situazione e cosa fare.

Bassa autostima e frustrazione

Ci sono momenti in cui cerchiamo sempre di dare il meglio di noi stessi, ma nulla va come previsto. Sebbene i periodi negativi vadano e vengano, ci sono momenti in cui abbiamo la sensazione che la sfortuna ci accompagni. Allo stesso modo, ci ripetiamo che qualunque cosa facciamo, tutto va nel peggiore dei modi.

Bassa autostima, frustrazione e impotenza psicologica sono integrati in questo approccio. Se una simile situazione non viene gestita il prima possibile, l’usura mentale può essere immensa.

Cosa possiamo fare?

È ora di cambiare il discorso della negatività da “sono inutile e mi dispiace per me stesso” a “devo iniziare a vedere le cose in modo diverso”.

A tale scopo, conviene smettere di vivere nel passato, in ciò che è ormai perduto, negli errori commessi. Fa parte di ieri, ma noi siamo parte del presente, del qui e ora.

  • Chiarire nuovi obiettivi a breve termine e immaginare un nuovo sé. Pensate a tutti quei tratti psicologici che vorreste acquisire e lavorateci su: sicurezza, alta autostima, dinamismo, proattività, etc.
  • Imparare tecniche di problem solving. È tempo di sentirsi capaci e poter affrontare piccole sfide quotidiane.

Self compassion (quando si esige troppo)

“Mi dispiace per me stesso perché alla fine sono più debole di quanto pensassi. Perché mi sento sopraffatto, perché la solitudine e l’indifferenza degli altri mi feriscono”.

Un’altra variabile sorprendente che provoca autocommiserazione negativa è l’elevata domanda personale e l’intolleranza alla vulnerabilità.

Ci dispiace per noi stessi quando, all’improvviso, tutto quello che abbiamo fatto per gli altri non viene apprezzato e appare il peso della delusione e della solitudine.

Questa sensazione si manifesta spesso anche in chi non si connette con le proprie emozioni, limiti e debolezze. Quando finalmente si è consapevoli della propria vulnerabilità, sorge l’autocommiserazione.

Cosa possiamo fare?

Dobbiamo imparare a gestire le emozioni spiacevoli: delusione, fallimento, vulnerabilità… Nessuno può portare il peso del mondo sulla propria schiena e risolvere ogni problema proprio e altrui.

La vita a volte è ingiusta, le persone ci deludono e anche noi abbiamo dei limiti e commettiamo errori. Accettare tutte queste dimensioni e abbracciare il nostro essere vulnerabile ci permetterà di vivere queste esperienze con maggiore disinvoltura.

L’autocommiserazione è uno dei narcotici non farmaceutici più distruttivi, crea dipendenza e allontana la persona dalla realtà”

-John W. Gardner-

Donna stanca sul divano pensando che mi dispiace per me stessa.

Eventi stressanti concatenati e nevroticismo

L’Università Martin Lutero di Halle-Wittenberg (Germania) ha condotto uno studio che ha rivelato qualcosa di interessante. Le persone che provano self compassion mostrano una risposta psicologica disadattata a eventi altamente stressanti. In altre parole, li affrontano in modo inadeguato.

La perdita del lavoro, le crisi come quella attuale, i problemi familiari ed economici possono erodere completamente la visione dell’Io. Secondo questo lavoro di ricerca, entra in gioco anche un altro fattore: il nevroticismo.

Ci sono personalità con una maggiore tendenza a provare emozioni a valenza negativa, così come pensieri irrazionali.

Cosa possiamo fare?

Le persone con tendenza al nevroticismo soffrono in misura maggiore di stati di ansia, preoccupazione costante, sbalzi d’umore, irritabilità, idee autodistruttive. In questi casi il supporto professionale è fondamentale.

Sentirsi dispiaciuti per se stessi è l’inizio di una spirale discendente che può condurci a situazioni estreme. La terapia cognitivo-comportamentale volta a lavorare su quelle idee irrazionali per trasformarle in approcci più sani è il miglior punto di partenza.

Conclusioni

Può capitare a tutti di avere la sensazione che vada tutto storto. Ciò ci induce a provare autocommiserazione, compassione e pietà verso noi stessi.

Va bene abbracciare il nostro Io più fallibile, ma solo per un po’. Perché allora è necessario sollevarlo e infondergli coraggio, amore infinito e fiducia eterna.

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