Sensibilità all'ansia: cos'è e come agisce

La sensibilità all'ansia è una dimensione su cui negli ultimi anni sono state condotte numerose ricerche. Condividiamo ciò che sappiamo al riguardo e approfondiamo le conseguenze e gli errori più comuni.
Sensibilità all'ansia: cos'è e come agisce

Ultimo aggiornamento: 08 giugno, 2022

Le persone con elevata sensibilità all’ansia (AS) hanno la tendenza a interpretare eccessivamente le manifestazioni tipiche dell’ansia come un segno di pericolo.

Questo tipo di sensibilità è considerato un fattore di rischio psicologico e sono stati condotti studi clinici ed epidemiologici in merito.

La ricerca indica che alti livelli di sensibilità all’ansia predicono l’insorgenza di sintomi di ansia e attacchi di panico (McLaughlin & Hatzenbuehler, 2009; Calkins et al., 2009). Allo stesso modo, l’emergere di ansia e disturbi depressivi. Uno studio di ricerca lo descrive come indicatore dei disturbi d’ansia.

Cos’è l’ansia?

L’ansia è un complesso sistema di risposte cognitive, fisiologiche, comportamentali ed emotive associate alla preparazione anticipatoria per una circostanza percepita come minacciosa. Questa reazione è legata alla paura e si manifesta come uno stato mentale orientato al futuro.

L’ansia è normale, ma quando viene attivata a causa di una sopravvalutazione della minaccia percepita o di una valutazione errata del pericolo, diventa patologica. I suoi sintomi principali sono i seguenti:

  • Agitazione.
  • Sforzo.
  • Stanchezza.
  • Vertigini.
  • Minzione frequente.
  • Palpitazioni.
  • Sensazione di svenimento.
  • Respirazione difficoltosa.
  • Sudorazione
  • Tremori.
  • Preoccupazione e apprensione.
  • Insonnia.
  • Difficoltà a mettere a fuoco.
  • Ipervigilanza.
Donna con ansia a causa della sindrome dell'ovaio policistico.
L’ansia è legata alla preoccupazione per il futuro.

I tratti caratteristici dell’ansia clinica sono i seguenti:

  • Falsi allarmi: la presenza di un’intensa paura in assenza di segnali minacciosi.
  • Persistenza: anticipazione di una minaccia che fa sì che la persona sperimenti livelli più elevati di apprensione e pensieri su una minaccia, indipendentemente dal fatto che si materializzi o meno.
  • Alterazione della vita quotidiana: interferisce con la gestione efficace e adattiva di una minaccia percepita e con la vita sociale.
  • Ipersensibilità agli stimoli: la paura è suscitata da una gamma più ampia di stimoli o da situazioni di intensità relativamente lieve.
  • Cognizione disfunzionale e sintomi cognitivi: pensiero caratterizzato da sopravvalutazione della minaccia o valutazione del pericolo.

Ora che abbiamo un contesto e un’idea globale dell’ansia e quali sono le sue caratteristiche a livello clinico, passeremo all’argomento principale di questo articolo: la sensibilità all’ansia.

Sensibilità all’ansia

È intesa come la paura dei sintomi ansiosi attivata da convinzioni irrazionali sul potenziale dannoso, sia psicologico che fisico, dei suddetti

Facciamo un esempio: una persona ha paura dei ragni e ha un’elevata sensibilità all’ansia. In questo caso, ciò che teme davvero non sono i ragni, ma i sintomi ansiogeni che le provocano.

La paura dei ragni nell’esempio precedente innesca una serie di sensazioni intollerabili per la persona, poiché li considera nocivi. Questo porta a evitare ogni contatto con questi animali, non perché rappresentino un pericolo imminente, ma perché generano attività fisiologiche, cognitive, affettive e comportamentali che percepisce come minacciose.

Facciamo attenzione a non confondere la sensibilità all’ansia con l’ansia di tratto, poiché molte persone sperimentano l’ansia senza aver paura dei suoi sintomi. Quando si ha un’elevata sensibilità all’ansia, si ha paura dei sintomi dell’ansia, dunque una tendenza a mostrare reazioni esagerate e prolungate nei loro confronti.

La sensibilità all’ansia spesso coinvolge e aumenta notevolmente i sintomi fisiologici dell’ansia, come tachicardia, palpitazioni, stordimento, mancanza di respiro, fatica o dispnea, tremore, ecc.

Si innesca dunque un circolo vizioso in cui l’ansia genera altra ansia percependo i suoi sintomi come un pericolo. Questa percezione di minaccia infondata provoca ancora più ansia. La persona è intrappolata. In ambito clinico, rilevare la sensibilità all’ansia aiuta a:

  • Riconoscere gli individui a rischio di maggiore risposta alle sensazioni affettive e basate sull’eccitazione durante il corso del trattamento.
  • Identificare coloro i quali possono trarre beneficio dall’esposizione interocettiva o da altre tecniche di riduzione della sensibilità all’ansia.
  • Valutare lo stato di avanzamento del trattamento e segnalare la necessità di modificarlo.

Come agisce la sensibilità all’ansia?

Sono stati proposti diversi modelli per definire quali possono essere le cause psicologiche ed emotive della sensibilità all’ansia.

Tra questi c’è la proposta di Steven Reiss. Questi ha affermato che tutta la paura è motivata da aspettative e sensibilità, che spiegano l’aumento e la persistenza della stessa. Le aspettative sono stabilite dalle stime che qualcosa accadrà, mentre le sensibilità aiutano a capire perché è temuto.

La sensibilità all’ansia fa percepire alla persona pericolose conseguenze somatiche, psicologiche e sociali. Così, una volta che i sintomi iniziano a manifestarsi, la persona concentra la sua attenzione su di essi e sui loro effetti; ciò ne intensifica la gravità, dunque aumentano il disagio e la paura.

Uomo ansioso che guarda fuori dalla finestra.
Le aspettative associate all’ipervigilanza aumentano la paura e l’ansia.

Trattamento psicoterapeutico

È possibile ridurre l’elevata sensibilità all’ansia attraverso un’ampia varietà di interventi, tra cui:

  • Accettare le emozioni: insegna all’individuo a osservare le proprie emozioni mossi dalla curiosità e il desiderio di accettarle, invece di combatterle. Si è rivelato efficace nel ridurre la paura della paura.
  • Psicoeducazione: consiste nel fornire al paziente informazioni sull’ansia, su come si attiva e sulle conseguenze organiche, cognitive e comportamentali.
  • Ristrutturazione cognitiva: consiste nel cambiare le convinzioni distorte che la persona nutre sui sintomi dell’ansia per altre più adattive.
  • Esposizione interocettiva: implica esporre il paziente alle proprie sensazioni corporee e insegnargli a gestire i sintomi piuttosto che temerli, evitarli o cercare di fuggire da essi.
  • Esposizione dal vivo: il paziente viene istruito ad affrontare la propria paura avvicinandosi alla situazione temuta. Ciò consente al sistema nervoso di abituarsi alla situazione e alle risposte di coping appena apprese di ignorare l’influenza delle risposte di paura disadattive. Inoltre, facilita l’acquisizione delle abilità per gestire i sintomi dell’ansia e ti fa sentire più sicuro di te stesso.

Conclusioni

La sensibilità all’ansia, come la paura della paura, è una reazione che rende più difficile affrontare l’ansia. Se oltre a soffrire di una fobia specifica, la persona ne teme i sintomi, il problema peggiora.

La persona con alti livelli di sensibilità all’ansia deve cercare e ricevere l’aiuto necessario per gestire le sensazioni a livello emotivo e cognitivo.

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Nelle righe che seguono presentiamo alcune domande sull'ansia così da conoscere meglio questa realtà. Scoprite di più.



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